“L’appuntamento dei crisantemi”, ovvero l’importanza della parola data

212

Nel paese di Harima, c’era una città chiamata Kako che serviva come punto d’appoggio per inviare messaggi ufficiali alle truppe. Vivevano lì, in dignitosa povertà e relativa sicurezza,una vecchia donna e suo figlio, chiamato Hasebe Samon.
Un giorno, Samon vide un viaggiatore che avanzava lentamente verso la loro cittadina. Lo straniero era malato: aveva la febbre molto alta e mostrava grande sofferenza nel volto. Le persone del posto, per paura che li contagiasse, lo trattavano con freddezza e lo respingevano; solo Samon ne ebbe pietà e lo portò a casa sua, dove lo lavò, lo curò, e gli fece lentamente riprendere salute.
Il nome del visitatore era Akana Soemon, ed era stato lo stratega di Enya Kamonnosuke, signore di Toda; ma un giorno che si era recato a recapitare un messaggio, un uomo chiamato Amako Tsunehisa aveva approfittato dell’occasione per attaccare a tradimento ed uccidere il suo signore. Quando Soemon chiese aiuto ad un alleato per vendicare Enya, non ottenne che discorsi concilianti, e per questo abbandonò il campo per tornare a casa; nel corso del viaggio, però, era caduto gravemente malato.
Dopo il racconto, Akana si mostrò conquistato dalla gentilezza di Hasebe, ed i due divennero fratelli di spada. Alla fine dell’estate, pur desiderando rimanere col suo compagno, lo stratega dovette andarsene per adempiere al suo dovere iniziale; ma prima di mettersi in viaggio, giurò solennemente:
“Non cambierà la stagione senza che io ti abbia rivisto.”
Promise che sarebbe tornato entro il 9 settembre, in tempo per la Festa del Crisantemo; poi prese congedo.
Passò il tempo e giunse il giorno stabilito. Quella mattina, Hasebe si svegliò presto, sistemò la casa, fece le pulizie, e si mise di ottimo umore ad aspettare Akana. Passò la mattina, poi il pomeriggio e infine anche la sera; quella notte, il giovane convinse la madre ad andare a dormire, dicendo che avrebbe aspettato da solo – non gli passò nemmeno per la mente che Akana avrebbe potuto mancare alla parola data.
Mentre guardava di lontano il profilo della montagna illuminato dalla luna, vide apparire un’ombra. Essa non camminava, ma sembrava sfumare nel vento, e aveva le fattezze del suo Akana. Come da giuramento, egli era venuto.

Ma lo Akana Soemon che era giunto non era più una creatura di questo mondo. Quando il suo spettro si fu avvicinato, raccontò ciò che era avvenuto di lui dopo la partenza: Amako lo aveva catturato e imprigionato, cosicché gli sarebbe stato impossibile mantenere il suo voto.
Per questo, resosi conto che non avrebbe più rivisto Samon, aveva deciso che se la sua spoglia mortale non poteva muoversi, poteva però il suo spirito: e preso un coltello, si era tolto la vita.
Appena ebbe finito di narrare la vicenda, il suo spettro si dileguò sotto la luce della luna; e Hasebe fu di nuovo solo.