Mughini contro la Ferragni: trovo assolutamente fuori luogo il riferimento al “fascismo” per i fratelli Bianchi

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Nonostante i suoi trascorsi sinistri, nonostante la sua “evidente” incompetenza calcistica, nonstante la sua devozione alla mascherina, nonostante la sua progressiva sottomissione all’ingiuria degli anni , rimane pur sempre uno che sa ancora leggere e scrivere: merce rara in questi tempi di analfabetismo generalizzato.


(tratto da dagospia.com) – Mughini sui gemelli Bianchi: trovo assolutamente fuori luogo il riferimento al “fascismo” per i fratelli Bianchi di Giampiero Mughini

Caro Dago, fermo restando l’orrore di quel massacro di un italiano di pelle nera ucciso a partire da una rissa determinata dall’apprezzamento volgare rivolto a una ragazza, i fratelli bianchi a miamiconfesso che trovo assolutamente fuori luogo il riferimento al “fascismo” nel senso che i due bruti di Colleferro – i “gemelli Bianchi” – ne sarebbero l’odierna incarnazione. Appioppare a questi due uomini/fogna la qualifica di “fascisti” non solo è da imbecilli, ma non aiuta minimamente a spiegare l’atroce realtà che i due rappresentano. 

 

Credere che l’anima del fascismo consistesse nell’avventarsi in quattro contro un ragazzo inanime a terra è una bestialità grande così. Furono fascisti Giuseppe Bottai, Mario Sironi, il giovane Giuseppe Pagano poi morto in un lager nazi, il giovane Mino Maccari, il giovane Romano Bilenchi, l’architetto Luigi Moretti (uno dei più grandi architetti del Novecento). Trovate dei punti in comune tra questi personaggi e i due bruti di Colleferro?

Di certo vennero convogliate nelle prime squadre fasciste la maniera di vita degli Arditi che avevano combattuto valorosamente durante la Prima guerra e non ne volevano sapere di darsi a una vita sedentaria. Era gente che aveva sfidato la morte e voleva continuare a sfidarla nell’affrontare violentemente gli avversari, i quali a loro volta si facevano forti di quello che era accaduto nella Russia bolscevica, dove di maniere gentili ce ne erano state poche.

Era il dopoguerra, bellezza, e continuava l’eco delle scariche di mitragliatrici e degli scoppi di bombe a mano. Certo che è stato così e che senza l’Arditismo non te lo spieghi il successo del fascismo. Solo che tra gli Arditi c’era un Giuseppe Bottai che esordì come mughinipoeta e un criminale comune come Albino Volpi, futuro assassino di Giacomo Matteotti. Ma che cosa tutto questo ha minimamente a che vedere con i due uomini/fogna di Colleferro?

Non che io voglia giudicare da un paio di fotografie, ma mi pare che in loro l’esaltazione della violenza e anzi la religione della violenza fosse l’elemento costitutivo della loro identità. E’ quel che si chiama una sottocultura, i cui indizi sono numerosissimi nella nostra democrazia di massa. Ahimè numerosissimi.

Ragazzi che crescono e si avviano e reagiscono nella vita quotidiana come fossero allo stato brado. Succedono dei parapiglia a ogni uscita dalle discoteche, e questo ogni ora che Dio manda in terra. Solo che questo non c’entra nulla con l’assassinio di Giacomo Matteotti, al quale seguirono per rappresaglia otto fascisti assassinati. Il fascismo – ho detto il fascismo e non la sua caricatura – non c’entra niente ma proprio niente con la tragedia di Colleferro.