Geopolitica delle pseudoreligioni

205

falung gong

(tratto da Eurasia-rivista.com) di Daniele Perra

È cosa ben nota che il mondo anglosassone ha storicamente prodotto delle pseudoreligioni utili alla propria specifica forma di dominio. Questo discorso vale sia per quel teosofismo di fine Ottocento ed inizio Novecento che fu stigmatizzato dal metafisico francese René Guénon nel fondamentale testo Il teosofismo. Storia di una pseudo-religione[1], sia per l’attuale proliferare di sette evangeliche che, partendo principalmente dal Nord America, stanno rapidamente conquistando l’Ispanoamerica e l’Africa subsahariana.

Il discorso dell’Ispanoamerica è particolarmente interessante, visto che ad esso si possono facilmente applicare i principi geopolitici della Dottrina Monroe: dunque, non solo il diritto esclusivo di intervento da parte degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale, ma anche la

volontà di omologare questa parte del mondo a loro immagine e somiglianza. Non si può ignorare il ruolo che i gruppi evangelici hanno avuto nell’elezione del Presidente brasiliano Jair Bolsonaro o nel golpe che ha rovesciato Evo Morales in Bolivia.

In particolar modo in Brasile, le conversioni a queste sette negli ultimi trent’anni si sono più che triplicate. Esse hanno una struttura estremamente elastica che consente teoricamente a chiunque sia in grado di leggere la Bibbia di diventare un predicatore. Ed il loro successo si fonda esclusivamente sulla loro totale consustanzialità col conservatorismo di matrice neoliberista. Tali sette hanno ricoperto il vuoto lasciato dalle sinistre e dalla Chiesa ufficiale, che, facendosi carico di altre questioni sociali (diritti civili in primo luogo), hanno finito con l’ignorare i diritti dei lavoratori e gli strati più poveri della società[2]. Tuttavia, i personaggi che interpretano abusivamente alcuni passi del testo biblico[3] hanno ampiamente tratto profitto da quelle stesse persone che si prefiggevano di aiutare. E l’hanno fatto sulla base della cosiddetta “teologia della prosperità”: una presunta dottrina religiosa fondata sull’idea che devolvendo denaro, pregando ed aderendo ad un rigido sistema comportamentale ci si assicuri una ricompensa materiale in questo mondo. Questa dottrina ben si presta a paragoni ed alleanze con quel messianismo giudaico, assolutamente anticristico, che è improntato alla costruzione di un Regno di Israele “in terra” al quale ogni popolo sarà sottomesso. Non è un caso se i più popolari pastori evangelici brasiliani sono anche alcuni tra i personaggi più ricchi del Paese. Costoro, tra le altre cose, hanno trasformato i poveri brasiliani in un mercato da sfruttare e controllare al momento del voto.

Queste pseudoreligioni, dunque, oltre a consolidare specifiche forme di dominio geopolitico, ricoprono un ruolo fondamentale anche nella costruzione del consenso elettorale o nella costruzione di opposizione interna a “regimi” rivali. Il caso emblematico in questo senso è rappresentato dalla setta cinese Falung Gong, che ha sì un’origine orientale, ma che è stata ampiamente adottata dall’“Occidente” a guida nordamericana come strumento di destabilizzazione interna della Repubblica Popolare Cinese.

Nata come movimento spirituale “New Age” di ispirazione sincretica (una sorta di misto tra buddismo e taoismo) che rivendica il suo essere espressione della religiosità tradizionale cinese, Falun Gong (Pratica della ruota della legge), grazie al suo fondatore Li Honghzi (residente a New York) è riuscita a costruire un vero e proprio impero che abbraccia diversi settori, dall’informazione alle comunicazioni fino al mondo dell’arte.

Fiore all’occhiello di questo impero è la piattaforma informatica Epoch Times, la quale ha conosciuto notevole diffusione anche tra i gruppi europei che si rifanno all’Alt-Right nordamericana (soprattutto nei suoi slanci sionisti): in particolare l’AFD – Alternative für Deutschland tedesca.

Epoch Times è conosciuto per la diffusione di teorie cospirative di varia natura e per la sua strenua opposizione al governo di Pechino. All’Epoch Media Group appartiene la New Tang Dinasty: casa di produzione che in collaborazione con Steve Bannon ha prodotto il film televisivo anticinese Claws of the Red Dragon (Gli artigli del dragone rosso), in cui si racconta, con contorni cospirativi, l’arresto del capo ufficio finanziario di Huawei Meng Wanzhou in Canada.

Il riferimento ad Epoch Times è importante perché consente di introdurre il discorso su una nuova forma pseudoreligiosa che recentemente, anche a causa delle spinte accelerazioniste determinate dalla crisi pandemica, sta conoscendo notevole successo al di là dei confini statunitensi. Epoch Times, infatti, insieme ad altre testate della rete, è uno dei principali veicoli informativi del fenomeno QAnon. Questo altro non è che l’ennesimo esito nefasto della postmodernità generato da una terra in cui le sette millenariste hanno attecchito ad un livello tale da segnare in modo profondo l’immaginario collettivo ed in cui la religiosità si è ridotta esclusivamente alla sfera della morale. QAnon è una forma di messianismo digitalizzato: una religione informatica con i propri dogmi (un’ipotetica resurrezione o “ritorno dall’occultamento” di J.F.K.), un profeta (Donald J. Trump), un giorno del giudizio (l’evento “The Storm” che condurrà all’arresto di massa di tutti i complici dell’“élite” pedosatanista che domina il mondo).

QAnon, di fatto, è un ombrello che copre una serie di teorie più o meno complottiste che riguardano diversi aspetti della vita politica e sociale. Nella loro versione più leggera queste teorie si limitano allo scontro fra Donald J. Trump ed il cosiddetto “deep state”, ignorando che le lotte tra correnti all’interno dell’amministrazione USA non sono nate con le elezioni del 2016 e che, storicamente, le spinte disgregatrici interne sono comuni agli “imperi” in fase incontrovertibile di declino.

L’idea di fondo, tuttavia, come già anticipato, rimane quella che il mondo sia dominato da una cupola di pedofili che trafficano bambini, alla quale l’attuale Presidente nordamericano si sta opponendo con tutte le sue forze.

Premesso che il becero progressismo del messianismo laico nordamericano (quello clintoniano/obamiano/sorosiano per intendersi) è un nemico tanto quanto quello di ispirazione conservatrice, appare evidente che, se la principale discriminante per l’élite dominante è solo ed esclusivamente di carattere morale, non vi è alcuna critica di fondo al sistema ma solo ed esclusivamente il desiderio di sostituire una “élite” con un’altra. Il cospirazionismo, in questo senso, diviene assolutamente consustanziale al sistema e non un’arma per combatterlo. Esso diventa uno strumento utile per egemonizzare il sacrosanto malcontento sociale (generato da politiche migratorie scriteriate, dai tagli all’istruzione e alla sanità, dall’immobilismo sociale, dall’aumento delle tasse alla produzione, dalla crisi occupazionale) attraverso un abile lavoro ideologico capace di condurre a determinati esiti elettorali[4] ed a precisi fini geopolitici. In altre parole, esso serve a livello centrale (gli Stati Uniti) per creare una base ideologica di consenso ed a livello periferico per garantire la totale sottomissione delle province imperiali.

Appare evidente che le principali “parole d’ordine” di certi movimenti hanno tutte una chiara origine nordamericana o anglosassone. Alla recente manifestazione di Berlino, organizzata dal movimento di ispirazione liberal-individualista Querdenken-711[5] contro le misure restrittive legate alla crisi pandemica[6], una di esse indicava in Donald J. Trump il “salvatore dello spirito d’Occidente”.

Questa “parola d’ordine” può e deve essere analizzata su più livelli. Innanzitutto, la tesi secondo cui le masse europee attendono la “salvezza” da Oltreoceano rende bene l’idea del subdolo livello di sottomissione culturale raggiunto dal Vecchio Continente. È altresì fondamentale ricordare che sin dai dialoghi platonici l’“Occidente” viene indicato come tutto ciò che si trova al di là delle Colonne d’Ercole. Ciò implica in primo luogo che l’Europa, geograficamente, non è affatto “Occidente”.

Un secondo livello di analisi può essere determinato da cosa si intende per “spirito”. Lo spirito e lo spirituale, in riferimento ad un popolo, hanno una particolare assonanza con destino e destinale. Il destino ed il destinale, secondo il filosofo tedesco Martin Heidegger, “riguardano l’abitare degli uomini nella vicinanza della locanda dei celesti sulla terra”[7]. Gli spiriti, di conseguenza, “sono quelli che discendono dall’ardente e al contempo dal terrestre, che recano i celesti e, nella loro essenza propria, sono essi stessi lo spirito […] Questo spirito si chiama spirito comune, poiché la sua essenza ardente brucia in ogni spirito in maniera differente”[8].

Secondo Heidegger, la storia non riposa né secondo l’essenza né secondo la parola dell’accadere storico, bensì nel destino e nello spirito. Il destino e lo spirito di un popolo sono dati dalla vicinanza alla sua origine. I popoli costretti alla lontananza da tale origine vengono privati del proprio desiderare/potere: il loro essere rimane un “essere in latenza” al posto di divenire “essere in potenza”. Dunque, è chiaro che chiunque voglia mantenere un popolo in condizione di sottomissione dovrà fare in modo che, ancora con Heidegger, “ciò che è più vicino rimanga per loro più lontano”.

Lo “spirito d’Occidente” a cui si fa riferimento nella “parola d’ordine” di alcuni gruppi di manifestanti berlinesi è semplicemente una imposizione ideologica, qualcosa di totalmente estraneo all’Europa. Tale “parola d’ordine” rappresenta il tentativo di ricompattare lungo precise linee ideologiche un blocco geopolitico che difenda gli Stati Uniti dal loro inesorabile declino. La scelta della Germania come epicentro delle proteste contro le misure restrittive anti-covid (nonostante la Germania sia uno dei Paesi europei in cui tali misure sono state meno stringenti) è cruciale, se si considerano il ruolo tedesco di competitore economico diretto con gli Stati Uniti e lo scontro attorno alla costruzione del gasdotto North Stream 2 (a cui può essere ricollegato anche il presunto avvelenamento del noto oppositore russo Alexei Navalny).

Ora, ad onor del vero, se l’amministrazione Trump da un lato ha saputo indubbiamente coltivare le tendenze al cospirazionismo per costruirsi un consenso transnazionale (ad esempio si moltiplicano sul suolo europeo i gruppi di sostegno al Presidente nordamericano quale unico agente capace di liberare i popoli dalla “dittatura sanitaria”), dall’altro la stessa amministrazione si è dimostrata assai più pragmatica di quanto si possa credere, con la sua strategia di assassinii mirati, accordi che non verranno rispettati, pressioni e sabotaggi dei rivali strategici pur di ritardare il declino statunitense.

Un documento rilasciato da un centro studi repubblicano di orientamento trumpista (intitolato Strenghtening America & Countering Global Threats e già citato su “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”) a questo proposito delinea in modo esplicito per i prossimi (ed eventuali) quattro anni di presidenza un programma geopolitico basato sul confronto diretto con Russia, Cina ed Iran e sul “mantenere un ordine internazionale basato su valori americani”.

Di fronte ad una simile prospettiva, l’unica soluzione per l’Europa sarebbe quella di riappropriarsi del proprio spirito e del proprio destino, liberandosi dalla polarizzazione del dibattito politico intorno a quel nulla rappresentato dallo scontro tra il progressismo nichilistico ed il vuoto ideologico digitalizzato delle nuove religioni dell’Occidente.