QUESTA È SPARTA – 3

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«È questo stile di vita che ci frutta la libertà»
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Con questa frase il re spartano Agesilao il Grande risponde a chi si stupisce della sobrietà nel vestire e della frugalità nel mangiare tenuta da lui e dagli altri spartani. Uno stile di vita semplice, forgiato dal carattere asciutto di Sparta e modellato dalle leggi che Licurgo diede alla polis. Leggi che proibiscono agli spartiati di maneggiare denaro onde evitare desideri di ricchezza e da cui deriva il disprezzo di Sparta per i piaceri.
Lo stile di vita di Agesilao è essenziale sotto ogni aspetto dell’esistenza, consapevole che un comandante deve distinguersi dai suoi soldati non per il lusso e la comodità ma per la resistenza ed il coraggio. Il re evita gli eccessi nel cibo e nel vino, dorme quanto necessario, sopporta il caldo e il freddo in ogni stagione, riposa tra i suoi soldati e rifiuta letti comodi.
Gli spartani respingono qualsiasi genere di agiatezza e si accontentano del semplice soddisfacimento dei bisogni essenziali. Dominano gli impulsi e non ne sono dominati. Agesilao rappresenta un esempio che il suo popolo deve seguire. Basti pensare che fino a tarda età era solito andare in giro senza tunica anche in inverno affinché i giovani prendessero lui e gli altri anziani come modello.
Il gusto laconico [dal gr. Lakōnikós “lacedemone, spartano”] contraddistingue Sparta tra le città greche ma non possiamo dimenticare l’esempio di Socrate che passando nei mercati di Atene, dove c’era di tutto, dalle sete della Cina agli ori di Persia, rigettava le tentazioni materiali, affermando con forza: «quante belle cose ma di tutto ciò posso fare a meno».
In questo mondo che insegna l’omologazione e l’ostentazione, tra influencer palestrati e trapper tatuati, la frugalità rappresenta la via per rimanere saldi nei valori tradizionali. La frugalità ha un gusto autentico, bello e profondo. La frugalità non corrompe, il lusso sì.
Chi incarna i principi tradizionali segue uno stile di vita che rispecchia nell’azione quotidiana una qualificazione interiore, è in grado mettersi in discussione, di entrare in conflitto innanzitutto con il proprio ego e di compiere scelte che comportano rinunce per mettere ordine dentro di sé prima ancora di mettere ordine al di fuori.
Da un grande re come Agesilao (detto appunto il Grande) ad un Piccolo Principe: «non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi» (Antoine de Saint-Exupery, Il Piccolo Principe)