Rider, arriva il contratto collettivo contro lo sfruttamento | Intervista esclusiva

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Senza regolamentazione né diritti, il fenomeno dei rider rischiava di trasformarsi in una sacca di disagio socio-economico dove le categorie più a rischio dei lavoratori – immigrati, studenti, disoccupati cronici, etc – potevano incappare addirittura in casi di vero e proprio “caporalato”, come in una recente inchiesta. Con il contratto collettivo appena siglato fra UGL e Assodelivery si vorrebbe restituire, invece, dignità a migliaia di lavoratori e si stabilisce un precedente importante per tutta la on demand economy.
Ne parliamo con Nicolò Montesi, di ANAR, Associazione Autonoma Riders, che da tempo si batte per le rivendicazioni sindacali dei riders italiani.

D. Nicolò, cosa si regolamenta esattamente con questo accordo e come cambierà il mestiere e il ruolo del rider dopo questo accordo?

R: Il Contratto stipulato è il primo in Italia a regolamentare una professione autonoma, quale quella del Rider. Inserendo principi e diritti inderogabili, siamo i primi lavoratori autonomi ad avere una certezza sul guadagno preservando tutti i vantaggi che un lavoratore non subordinato ha: decidere quando, quanto e dove lavorare. Abbiamo inserito bonus nel caso di lavoro in condizioni meteo avverse, di festività e lavoro notturno, un bonus di 600€ ogni 2000 consegne effettuate ed altre tutele fondamentali.
Attraverso la commissione paritetica che verrà istituita i rider potranno portare avanti le loro problematiche davanti ad ogni piattaforma digitale per migliorare ancora le nostre condizioni di lavoro. È solo l’inizio di un percorso rivoluzionario che ci vedrà protagonisti.

D: In questa società ormai “liquida”, come è stata definita, del capitalismo multinazionale potenzialmente senza freni, questa sembra una vittoria del buon senso. Secondo te questa vittoria, oltre a tutelare diritti, pure, potrà aiutare a dare maggiore dignità a questo tipo di lavoratori in una economia in costante trasformazione?

R: Oltre ai Rider ci sono un’infinità di lavoratori della “on-demand economy” , nuove professioni che con l’evolversi della tecnologia diventano sempre di più. Ciò che è stato fatto è la dimostrazione che si può regolamentare una professione a seconda dello sviluppo del mercato mettendo da parte preconcetti troppo stringenti che in casi come il nostro non coincidono con le vere esigenze dei lavoratori.

D: La recente firma del primo accordo sindacale in materia di tutela dei diritti dei cosiddetti “runner” è veramente un evento epocale per il nostro Paese. Eppure, se da un lato del tavolo negoziale Assodelivery rappresenta i principali player del settore (Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats) dall’altra parte del tavolo c’era solo l’UGL: perché i sindacati di centro-sinistra non erano presenti e si sono dissociati da questo accordo?

R: L’UGL è l’unico sindacato rappresentativo per i rider avendo creato una nuova confederazione chiamata UGL Rider. ascoltando i lavoratori hanno colto il punto principale: l’autonomia. Le altre sigle puntavano ad un inquadramento subordinato ,andando di fatto contro la legge 128 del 2019 che ci inquadra lavoratori autonomi,che non poteva essere supportato ne dai rider ne dalle piattaforme digitali.

D: In effetti, nel 2019, Di Maio e il M5S aveva annunciato battaglia, dopo anni di assordante silenzio da parte delle Istituzioni. Anche il piddino Zingaretti aveva tuonato che avrebbe dotato il Lazio della più moderna legge per tutelare i runner della sua Regione. Poi più nulla: anche la Sinistra si è dunque dimenticata di questi lavoratori.

Guardiamo ora oltre l’Italia. Questo accordo, infatti, crea un precedente e un modello che potrebbe essere emulato anche oltre confine?

R: Non è da escludere che per regolamentare il lavoro questo modello possa essere adottato in tutta Europa.
Possiamo dire che per la prima volta dopo ormai molto tempo l’Italia è precursore e protagonista di una rivoluzione in un mondo sempre più tecnologico.