Tribunale boccia Banksy: opera d’arte senza autore non è rivendicabile

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Sul tema di Banksy, su cui abbiamo già pubblicato una riflessione, offriamo un nuovo punto di vista, sempre orientato.
Nonostante abbia negli anni proposto delle opere che hanno fatto riflettere e mantenuto alta l’attenzione su temi dimenticati (es. la Palestina), Banksy si è anche spesso reso autore di iniziative decisamente lontane dalla nostra visione, come il suo recente impegno per le ONG presenti nel Mediterraneo dimostra.
Tuttavia, al di là del giudizio artistico e politico su Banksy, fa riflettere la recente sentenza del Tribunale UE che ha dato torto allo street artist britannico in merito a una sua celebre opera che è nel tempo divenuta oggetto di speculazione da parte di terzi.
Il Tribunale, in sostanza, ha rigettato la richiesta di Banksy nel vedersi attribuita l’opera, rimettendone invece la paternità solo a chi – svincolandosi dall’anonimato che è il tratto distintivo di Banksy – avrebbe così potuto, legittimamente, metterci la faccia ed il nome. Questo, per chi conosce l’artista, è tecnicamente impossibile, visto che tutta la sua produzione si basa sull’anonimato e sulla sua (a tratti criminale) imprendibilità come artista al limite della legalità.
Tutto questo ci è utile per vedere, retrospettivamente, in questa vicenda un lontano eco dell’impersonalità – quella vera – che aveva spesso contraddistinto gli autori e gli artisti dell’antichità.
Infatti, sono milioni le opere, grandi e piccole, di cui l’autore è sconosciuto, spesso affondando così le loro origini nel mito. Nell’antichità, infatti, l’artista non si poneva mai e poi mai, davanti all’opera, percependosi semmai soltanto come la mano e l’esecutore di un’opera dall’origine divina.
Solo con l’età moderna anche nell’arte irrompono altri temi e l’artista diventa un “professionista dell’arte” il quale, benché mantenga capacità tecniche degne (e a volte superiori) dei suoi predecessori, pure, perde completamente il significato della sua opera e la sua stessa identità.
Resta l’uomo, appunto, cioè l’artista che sente ora la necessità di firmarsi per essere e definirsi ciò che è (un uomo), in grado di produrre solo un’arte fine a se stessa che – non è un caso – nel giro di quale secolo diventa sempre più astratta, riduzionista, primitiva e banale, quindi, commerciabile
Per tutti i veri artisti e anche, ci si consenta, per il seppur bravo Banksy, sarà opportuno fare tesoro di un monito di guénoniana memoria che recita:
In una civiltà tradizionale è quasi inconcepibile che un uomo pretenda di rivendicare la proprietà di una idea e, in ogni caso, in essa chi così facesse, con ciò stesso si priverebbe di ogni credito e di ogni autorità, poiché condannerebbe l’idea a non esser più che una specie di fantasia senza alcuna reale portata. Se un’idea è vera, essa appartiene in egual modo a tutti coloro che sono capaci di comprenderla; se è falsa, non c’è da gloriarsi di averla inventata. Una idea vera non può essere «nuova», poiché la verità non è un prodotto dello spirito umano, essa esiste indipendentemente da noi, e noi abbiamo solo da conoscerla. Fuor da tale conoscenza, non può esservi che l’errore”.

ilsole24ore.com – L’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale non riconosce all’artista alcun diritto sul graffito “Lanciatore di fiori” utilizzata a fini commerciali da Full Color Black: la scelta dell’anonimato, non pone le condizioni giuridiche per dimostrare di essere l’autore.

di Marilena Pirrelli

Banksy rischia la sua autorialità: ha perso la battaglia legale durata due anni sul “Lanciatore di fiori” (Flower Thrower) contro l’azienda di biglietti di auguri Full Color Black poiché la commissione della UE per la proprietà intellettuale (EUIPO) – Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale incaricato di gestire i marchi dell’Unione europea – non riconosce a Banksy alcun diritto su quell’opera considerata la sua scelta di restare anonimo, quindi di non essere nelle condizioni giuridiche di dimostrare di essere il legittimo autore del graffito. Insomma scrivono: “non si può stabilire senza contestazioni che l’artista abbia dei diritti d’autore su un’opera di street art”. Per le leggi che regolano il copyright bisogna che l’autore dichiari se stesso proprietario dell’opera, ma ciò costringerebbe Banksy a uscire dall’anonimato, cosa che appare impossibile.
La sentenza dell’Ufficio EUIPO, che ha sede in Spagna, riguarda uno dei graffiti più famosi di Banksy che mostra un manifestante mascherato che lancia un mazzo di fiori, apparso per la prima volta su un muro a Gerusalemme nel 2005.
Il misterioso artista, i cui iconici graffiti sono apparsi dall’oggi al domani su edifici di tutto il mondo, nel 2014 aveva ottenuto con successo il riconoscimento dall’Unione Europea per quell’immagine. Ma due anni fa, Full Color Black, poiché intendeva usarla ha presentato ricorso all’ufficio EUIPO, sostenendo che il marchio era stato usato in malafede poiché Banksy non aveva mai avuto intenzione di usarlo per commercializzare beni o servizi presentandolo nel negozio pop-up aperto nel 2019 nel sud di Londra, chiamato “Prodotto interno lordo”. L’operazione serviva a proteggere il suo brand e a dimostrare che stava usando “commercialmente” l’immagine delle sue opere proprio per difendersi dalla controversie legali in terra inglese. L’avvocato Aaron Wood, che rappresenta la Full Colour Black, ha dichiarato che a questo punto chiunque potrebbe usare le sue immagini. “L’intero portfolio dei marchi di Banksy ora è a rischio”, ha affermato il legale ai microfoni della BBC.

“La difficile situazione del diritto di Banksy all’opera ‘Lanciatore di fiori’ è chiara. Per proteggere il diritto ai sensi della legge sul copyright gli richiederebbe di perdere il suo anonimato, il che minerebbe la sua personalità artistica“ rilevano dagli uffici europei. E del resto “non può essere identificato come il proprietario indiscutibile di tali opere poiché la sua identità è nascosta.” Banksy aveva depositato il marchio per garantire “i diritti legali sull ‘[opera d’arte] in quanto non poteva fare affidamento sui diritti di copyright, ma questa non ha una funzione di marchio”. La commissione della UE ha dichiarato che il marchio non è valido e ha ordinato a Banksy e al suo rappresentante legale di pagare i costi e le commissioni sostenuti da Full Color Black. Qualsiasi ricorso dovrà essere presentato entro due mesi.