Il trans al voto protesta: niente cabina per LGBT

275

E’ proprio così. Ormai, chiedere anche a una persona che ha deciso di “cambiare sesso” di collocarsi nella fila degli “uomini” (come riportato sul documento della medesima/o) per procedere a votare, è discriminante.
Ed il povero Presidente di seggio, reo di aver chiesto a una persona di sesso maschile (benché avesse fattezze femminee) di collocarsi nella fila degli uomini per votare, e rispettare così le stringenti procedure anti-covid, ora rischia grosso.
A dare manforte al denunciante (o “alla” denunciante… non vorremmo discriminare nessuno con queste brevi righe) è subito corsa in aiuto l’associazione “Movimento pansessuale Arcigay Siena”. Un tempo il problema era il “voto di scambio”, oggi è il voto “di cambio” (di genere).

(tratto da repubblica.it) – Siena, trans denuncia ad Arcigay discriminazione dalla presidente di un seggio elettoraleSiena, trans denuncia ad Arcigay discriminazione dalla presidente di un seggio elettorale. La fila per accedere alle schede era divisa in uomini e donne, la donna si sarebbe rifiutata di verbalizzare le rimostranze del ragazzo e della sua compagna “non ottemperando alla legge”.

Si chiama Anastasius. E’ un ragazzo “ftm”, female to male: è in transizione, cioè, da donna a uomo. Ma è anche “pre-t”, pre-testosterone: non sta ancora assumendo gli ormoni necessari per il compimento di questo suo viaggio da un genere che sente “sbagliato” a quello che, invece, gli appartiene. E’, insomma, ancora agli inizi del suo percorso. E quindi non ha ancora ottenuto la rettifica anagrafica sui documenti. La domenica elettorale di Anastasius, a Siena, città dove vive, si è trasformata in una storia che racconta ancora una volta le difficoltà e i quotidiani casi di discriminazione a cui vanno incontro le persone trans che non hanno ancora un documento conforme alla propria identità. Può accadere, ad esempio, che ad alcuni seggi elettorali venga richiesto di collocarsi in una fila in base al dato del sesso anagrafico indicato sulla carta d’identità, con il pronunciamento ad alta voce del “deadname” (ovvero il nome precedente alla transizione) e un’evidente violazione della privacy, magari in contesti non protetti e non sempre accoglienti. Senza contare il rischio di compromettere la loro partecipazione democratica alla vita pubblica. Oltre che la costrizione al coming out. Ad Anastasius sarebbe accaduto proprio questo.

Quando domenica 20 settembre si è presentato al seggio numero 42 di Siena, si è trovato davanti a due file: una per gli uomini, l’altra per le donne. Lui, che è un militante, iscritto al Movimento pansessuale Arcigay Siena, lo ha trovato ingiusto. Si è sentito discriminato. E ha fatto presente quello che stava provando alla presidente di seggio. “Che, dopo aver detto che non vedeva nulla di male in tale gestione anche se palesemente discriminatoria, esce dalla stanza e si dirige verso di me in un atteggiamento palesemente ostile e infastidito – scrive la compagna di Anastasius in una lettera di denuncia all’associazione gay senese, che ha assistito alla vicenda ed è intervenuta lei stessa a difesa del ragazzo – Cerco, con tutta calma, di spiegare le grosse problematiche che tale divisione può portare alle persone trans ma lei risponde che noi nasciamo in un determinato genere che ci viene assegnato e resta immutato, e si rifiuta di prendere atto della nostra segnalazione ritenendola superficiale, invitandoci a protestare con il Ministero e chiedendoci malamente di allontanarci e segnalare tutto alle forze dell’ordine li presenti”.

Greta Sartarelli, presidente del Movimento, non nasconde che se le circostanze raccontate da Serena fossero confermate “saremmo di fronte ad un atteggiamento transfobico e discriminatorio inaccettabile ma soprattutto ad una palese violazione dell’art 74 e 104 del DPR 30 marzo 1957 n. 361 (Testo Unico delle Leggi Elettorali) dove si stabilisce stabilisce che il segretario di seggio che si rifiuta d trascrivere le proteste o segnalazioni di chi vota votante a verbale rischia sanzioni penali e pecuniarie. Chiederemo agli organi competenti – prosegue Sartarelli – un chiarimento al riguardo e faremo luce su quanto accaduto, perché sia garantito il diritto al voto delle persone trans in condizioni di sicurezza”.

L’episodio senese è avvenuto, tra l’altro, pochi giorni dopo il lancio della campagna “Io sono io voto” da parte del Gruppo Trans di Bologna – e che Arcigay sostiene – con relativo appello alla ministra degli Interni Luciana Lamorgese affinché venga rivisto il criterio di suddivisione per generi nei seggi previsto dalla legge, “in quanto rappresenta a tutti gli effetti una limitazione all’esercizio del diritto di voto per migliaia di persone transgender e non binarie, in contrasto con le disposizioni dell’art. 48 della nostra Costituzione – conclude Greta Sartarelli – Inoltre abbiamo chiesto alle persone trans di denunciare episodi come questi, facendo mettere a verbale – al termine delle operazioni di voto – una dichiarazione in cui viene chiesto di mettere a verbale come la suddivisione in file per genere o per sesso sia discriminatoria e lesiva nei confronti di tutte le identità che non si riconoscono nella dicotomia uomo-donna e che non vengono pertanto considerate e rispettate nella propria autodeterminazione. Nessuna persona deve essere costretta a fare coming out, ovvero a rivelarsi, circa la propria identità di genere e il proprio sesso biologico, e di fatto questa suddivisione costringe a farlo. Una fila unica per ordine di arrivo anziché una suddivisione per genere-sesso è preferibile e auspicabile in quanto rispettosa della privacy e di ogni identità.”