“2 Agosto 1980. Orazione Civile” – 26.09.2020 (recensione)

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Bologna, 2 agosto 1980Se il pensiero non ci portasse a uno dei giorni più atroci della storia repubblicana, in cui l’efferatezza, che ha falcidiato 85 innocenti e le loro famiglie, è corroborata dalla menzogna dei conniventi, che da quarant’anni prende in giro una nazione intera, con trame ricamate a convenienza e colpevoli di comodo, sembrerebbe l’incipt di una cartolina, spedita ad una fidanza o a un amico durante le vacanze estive.

E invece…

Oggi, con questa data, Gabriele Marconi porta in scena la tragedia di Bologna con il monologo teatrale dal titolo 2 agosto 1980. Orazione civile… alla ricerca, ancora, della Verità!

Egli ci narra così la Strage, com’è stata: tessendone l’intreccio non sulle violente menzogne di Stato, ma sull’incontrovertibile oggettività degli atti giudiziari; alza il sipario anche ai non addetti ai lavori, offrendo loro una rappresentazione chiara, non il buio labirinto dei cunicoli dei ministeri e dei palazzi di (in)giustizia, fatto di interessi, corruzione e insabbiamenti.

Così sabato 26 settembre 2020, alle ore 18:00, Raido ha finalmente riaperto al pubblico gli eventi organizzati presso la propria sede di via Scirè, presentando, insieme a Gabriele Marconi, questa sua ultima opera.

Durante la serata, l’ospite e Autore, anche tramite le letture di questo suo monologo, ha dipinto gli eventi della strage, cominciando dallo sfondo: sono stati descritti i traffici e i movimenti di armi e persone che avvenivano sul nostro suolo, nel contesto del conflitto israelo-palestinese, è stato raccontato il c.d. “Lodo Moro” e la sua rottura, è stata ripercorsa l’insabbiata pista palestinese… il tutto sul rigoroso e sicuro terreno dei documenti giudiziari.

Sono riemerse le menzogne che hanno supportato l’incredibile tesi accusatoria che, “inspiegabilmente” accreditata dai Giudici, ha determinato la condanna di tre persone estranee ai fatti: Luigi Ciavardini, Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro; nonostante fossero noti nomi e cognomi di attendibili indiziati.

Ma era stato deciso, forte era la necessità di un capro espiatorio e la “trama nera” è sempre sempre stata un’occasione per le deboli istituzioni democratiche: la strage doveva essere fascista!

Tuttavia, questa impalcatura sembra stia cominciando a scricchiolare: ecco la strada della “ottantaseiesima vittima”: un lembo facciale, da sempre attribuito a Maria Fresu, solo l’anno scorso, a quasi 40 anni dalla strage, si è rivelato incompatibile con il suo DNA.

Insomma uno degli eventi più tragici di cui abbiamo memoria, ancora oggi tutto da scrivere, ci viene raccontato da Gabriele Marconi, che, con rigore e coerenza, dipinge intorno a noi, in prima persona, il quadro a tinte fosche su cui è ritratta la stazione di Bologna, il sabato del 2 agosto del 1980.

Bologna, 2 agosto 1980… uno spartiacque, un punto di non ritorno non solo per un ambiente umano e politico, che di lì in poi ebbe a che fare con una nuova e feroce repressione, sancito il sillogismo creato ad arte dai pennivendoli di regime “stragista=fascista”, ma anche per un’intera nazione e per un intero popolo, che ancora una volta ha visto insultata la propria intelligenza e la propria dignità, infangate dalle menzogne di chi, su quella corruzione, ha costruito carriere.