Sepolture “violente” – a cura del Cuib femminile Raido

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(a cura del Cuib femminile RAIDO)

L’articolo che postiamo oggi racconta una storia effettivamente strana, dalle tinte fosche e sfumature noir. Una donna effettua un aborto “terapeutico”  e dopo qualche tempo scopre che il feto è stato sepolto al cimitero Flaminio di Roma a sua insaputa ma a suo nome.
La storia è particolare, ma anche in questo caso è tristemente figlia dei tempi che viviamo.
Considerato che l’aborto è legale e il suo disvalore sempre meno percepito, stonano quelle voci fuori dal coro di medici che provvedono alla sepoltura del feto addirittura contro la volontà della madre, mossi da una sorta di rigurgito di pietà piuttosto anomalo. Ma c’è di più. Il sistema è talmente malato che quel bambino senza nome finisce per essere sepolto col NOME DELLA MADRE. Un’ulteriore conferma del fatto che al feto non venga riconosciuta alcuna identità, ma ancora una volta viene considerato un’estensione del corpo della madre. Tutto questo è un vero paradosso, segno di una società a rovescio. 
Dall’altra parte abbiamo invece una madre che aveva deciso di non dare sepoltura al “prodotto del concepimento” (orrore!) e il fatto che qualcuno vi abbia voluto provvedere al posto suo lo considera addirittura una VIOLENZA. Le parole pronunciate da questa donna sono brutali e raccapricciante è la totale assenza di amore e di rispetto per ciò che non è semplicemente parte biologica del suo corpo, ma un essere fatto di carne propria, oltre che anima e Spirito, s’intende.
Dal clamore suscitato da questa notizia si fa prepotentemente largo una considerazione: si vuole che il feto sia considerato un OGGETTO di proprietà di chi lo partorisce. Questa concezione è difficile da scardinare sia per la madre che per i medici, ognuno a suo modo. La storia fa scalpore perché dare degna sepoltura al feto significa implicitamente accordargli un rispetto degno di una vita umana.
Ma se di vita si trattasse, il castello di menzogne che ormai da troppo tempo hanno costruito politici mediocri, medici, ricercatori e donne disperate sarebbe in serio pericolo. In assenza di sepoltura stanno tutti più tranquilli, asserragliati nelle loro ideologie progressiste secondo le quali il feto è ridotto ad un mucchio di cellule, che avrebbero dovuto essere smaltite dall’ospedale nei rifiuti organici..
A proposito di violenza…

(tratto da Repubblica.it) – donna denuncia: il mio nome sulla tomba del feto sotto una croce di Eleonora Giovinazzo

Una croce bianca, sopra una data e un nome di donna “ma questa non è la mia tomba, è quella di mio figlio”. Una storia assurda quella raccontata da una donna su Facebook in un post a cui affida la sua rabbia e il suo sgomento nell’aver scoperto che dopo un’interruzione terapeutica di gravidanza, pur avendo precisato di non volere né le esequie né la sepoltura del feto, questi invece ha avuto sepoltura nel cimitero Flaminio di Roma con una croce su cui è stato iscritto il nome della madre. Un post al quale la donna allega la foto, amara e macabra, della croce col sopra il suo nome e la data dell’interruzione di gravidanza.

Il racconto

“Nel momento in cui firmai tutti i fogli relativi alla mia interruzione terapeutica di gravidanza, mi chiesero: “Vuole procedere lei con esequie e sepoltura?”. Risposi che non volevo procedere – ricorda la donna – Dopo circa sette mesi ritirai il referto istologico, e pensando ai vari articoli sulle assurdità su sepolture di prodotti del concepimento, ebbi un dubbio. Decisi di chiamare la struttura nella quale avevo abortito e di contattare la camera mortuaria”.

Dopo avere fornito il suo nome e cognome la donna scopre che pur non avendo dato nessun consenso il feto avrà sepoltura. “Mi dissero al telefono: ‘Stia tranquilla anche se lei non ha firmato per la sepoltura, il feto verrà comunque seppellito per beneficenza: avrà un suo posto con una sua croce e lo troverà con il suo nome'”, racconta la donna ricostruendo il momento in cui scopre che sulla croce c’è il suo di nome essendo il figlio “nato morto e dunque mai registrato”.

“È tutto scandalosamente assurdo, la mia privacy è stata violata – conclude la donna – … Il campo in questione del cimitero Flaminio di Roma è pieno di croci con nomi e cognomi femminili. Ci tengo a dire che, nonostante tutto, non dimenticherò mai l’umanità e la gentilezza del personale della camera mortuaria che ha seguito la mia vicenda per mesi”.

Cirinnà: “Questa diventa violenza”

“Ogni donna ha il diritto di scegliere se e come portare avanti una gravidanza. E ogni donna che abortisce, a prescindere dalla ragione per cui lo fa, deve avere il diritto di decidere il destino del feto. C’è chi sceglie, liberamente, di seppellirlo. Ed è una decisione che va rispettata. Ma non può essere una procedura automatica e imposta a tutte, senza comunicazione, senza richiesta, senza consenso. Perché questa diventa violenza. E vedere il proprio nome stampato sulla croce di un feto è una evidente violazione della privacy. Come a dire a tutti: “La signora ha abortito”, ha commentato su Facebook la senatrice Pd Monica Cirinnà. “Questo non è accettabile. Gli attacchi alla libertà delle donne riguardo alla scelta di diventare o non diventare madri arrivano ormai da ogni parte, continuamente. La 194 minata da piccole, silenziose, ma insidiose procedure come questa. L’accesso alla RU486 messo in discussione con un uso strumentale della “salute della donna”. A oltre 40 anni dall’affermazione della libertà di scelta delle donne, si sta tentando di rimettere tutto in discussione. Non lo permetteremo”.