Le chiese, protagoniste del “real estate”

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Ristoranti, hotel, piscine. Ma anche palestre, caffè alla moda, nonché sale letture e altri luoghi da radical chic incalliti, che non vedono l’ora di pasteggiare e rilassarsi in quelle che una volta erano luoghi sacri e luoghi della Casa del Signore. Oggi le Chiese vengono svendute, cedute come si cede un immobile qualunque, la casa della nonna ormai defunta dove nessuno va più e che, sì, ci ricorda l’infanzia, ma è faticosa e costosa da mantenere. Allora, arriva l’imprenditore che fiuta il glamour e il fascino di un luogo mistico per lanciare la sua prossima attività, magari dandole anche un nome – ce lo inventiamo – che richiami qualche concetto pseudo-spirituale: “Il caffè del Monaco”, “Incenso Bar”, “La palestra dello Spirito”…
Che miseria questo clero cattolico che permette che luoghi sacri vengano svenduti e usurpati dalla modernità che incalza… Ma lo sappiamo: così è e così deve andare. Sul piano materiale occorre che in questi tempi ultimi le tenebre avanzino e prendano sempre più spazio e più rilevanza. Perché deve esserci l’illusione che la ‘vita ordinaria’, quella orizzontale e tutta materiale, prevalga sullo Spirito: il Nemico deve illudersi di averla vinta. Poi, basterà uno squarcio della Luce, un solo raggio del Sole a far svanire tutta questa illusione, tutto questo odio e tutta questa prevaricazione sul Sacro.

(tratto da it.insideover.com, di Emanuele Pietrobon) – Francia, chiese distrutte e svendute: il cattolicesimo è al capolinea

 

Il rogo della cattedrale dei santi Pietro e Paolo di Nantes dello scorso 18 luglio, appiccato dal custode ruandese per evitare l’espulsione, ha contribuito a riportare alla luce il fenomeno degli attacchi anticristiani in Francia, il paese d’Europa in cui annualmente si consuma il maggior numero di episodi e violenze contro i simboli e le persone del cristianesimo.

Il fenomeno è molto più complesso di quanto possa apparire, poiché il clima d’odio non è il semplice frutto dell’espansione dell’islam radicale in ogni angolo di territorio, ed è esacerbato da una combinazione letale di disinteresse delle autorità pubbliche nella tutela del patrimonio religioso e incapacità delle forze dell’ordine nell’assicurare alla giustizia i protagonisti dell’anonima anticristiana, che nei prossimi anni potrebbe condurre all’estinzione del cattolicesimo nella fu “figlia prediletta della chiesa” dal cui ventre nacquero i “re cristianissimi”.

Marine Le Pen, commentando l’ultimo rapporto sulla violenza anti-religiosa del Ministero dell’Interno, ha denunciato l’esistenza di un “clima anticristiano”. Stando al documento, il cui aggiornamento è riferito all’anno 2019, in Francia sono stati ufficialmente certificati 1.893 crimini d’odio contro le tre religioni abramitiche, intesi come roghi, vandalismi, distruzioni, furti d’oggettistica sacra, profanazioni e aggressioni fisiche. Ciò che colpisce è la dissimmetria nella distribuzione degli episodi d’odio: il cristianesimo, da solo, è stato vittima di 1.052 attacchi, seguono l’ebraismo con 687 e l’islam con 154.

Gli attacchi ai siti cristiani – che includono non soltanto chiese ma anche statue, croci, monumenti e cimiteri – l’anno scorso hanno raggiunto un picco storico, il massimo mai registrato negli anni recenti, in aumento sensibile rispetto agli 877 del 2018. In altri termini, ogni giorno in Francia vengono consumati quasi tre episodi anticristiani. Nel complesso, fra il 2008 e il 2019, questi crimini d’odio sono quadruplicati.

L’insieme di questi numeri rende la Francia il Paese in cui avviene il maggior numero degli attacchi anti-cristiani che hanno annualmente luogo nel Vecchio Continente. L’anno scorso, in tutta Europa sono stati commessi circa 3mila attacchi anticristiani, dei quali, come già scritto, 1.052 sono avvenuti nella sola Francia. Questo significa che, numeri alla mano, nel paese si consuma un terzo di tutti gli attacchi anticristiani del continente.

Sarebbe sbagliato, però, credere che l’ondata di anti-cristianesimo che sta travolgendo le strade francesi sia interamente imputabile all’islam radicale. Secondo un’indagine del giornale Libération, basata sull’analisi dei rapporti stilati dalle forze dell’ordine, il 60% dei crimini d’odio sarebbe attribuibile ai mondi dell’estrema sinistra, del neonazismo e del satanismo, mentre il restante 40% sarebbe compiuto da fanatici dell’islam radicale e persone con disturbi mentali.

Le chiese scompaiono, sostituite da negozi e moschee

Pur non sposando il linguaggio allarmista della Le Pen, anche il resto del mondo politico concorda all’unanimità sul fatto che la situazione sia estremamente grave; il problema è che, oltre a mancare la volontà di trovare soluzioni, la rigida legge sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905 permette dei margini di manovra troppo ristretti per poter garantire la preservazione del patrimonio religioso dall’erosione del tempo e dalle violenze dei fanatici.

La situazione è stata illustrata nei dettagli da Édouard de Lamaze, il presidente dell’Osservatorio per il patrimonio religioso (Observatoire du patrimoine religieux), le cui preoccupazioni sono state raccolte in un’inchiesta de La Repubblica. De Lamaze, pur non volendo parlare di “clima anticristiano”, ha dichiarato che “non dobbiamo nemmeno essere ingenui, [perché] il nostro paesaggio sta cambiando”.

Non sono soltanto le profanazioni quotidiane a spaventare de Lamaze, ma la situazione rovinosa in cui, nel complesso, si trova il cattolicesimo: “Una nuova moschea apre ogni due settimane, mentre ogni anno scompaiono tra 40 e 50 chiese: demolite, vendute o radicalmente ricostruite”. Se la tendenza dovesse proseguire per un periodo di tempo abbastanza lungo, nei prossimi anni potrebbero essere riadattare ad uso profano fino a 5mila chiese, quando trasformate in alloggi, quando in discoteche e attività commerciale, quando completamente demolite per fare spazio a parcheggi e supermercati. 

Secondo de Lamaze il freno che inibisce il successo di qualsiasi iniziativa di tutela del patrimonio religioso-culturale è la legge sulla separazione tra Stato e Chiesa del 1905. Essa ha comportato l’espropriazione delle 83 cattedrali e delle circa 45mila chiese all’epoca presenti ed operanti sul territorio, la cui proprietà è passata dalla chiesa cattolica allo Stato. Mentre quest’ultimo ha le risorse per curare il mantenimento delle cattedrali, la stragrande maggioranza dei comuni, avendo altre “priorità”, ha lasciato i luoghi di culto in stato di penuria e abbandono.

Lo stato centrale ha provato ad andare incontro alle esigenze dei comuni aprendo un fondo pubblico dal quale ogni anno vengono estratti cento milioni di euro per il mantenimento e la ristrutturazione delle chiese, ma si tratta di una cifra esigua, troppo magra per garantire l’adeguata tutela del paesaggio cattolico della Francia, il secondo Paese d’Europa per numero di chiese dopo l’Italia.

Inoltre, occorre tenere in considerazione che in Francia non esiste un 8xmille da destinare alle istituzioni religiose – questo è un altro motivo alla base delle difficoltà di aggirare le restrizioni della legge del 1905. Molti comuni, quindi, stanno decidendo di fronteggiare l’emergenza fondi nel modo più drastico: vendere le chiese a privati.

La Francia del 2020 non sembra molto lontana da quella immaginata su Le Figaro da Marcel Proust ne La morte delle cattedrali, un appello indirizzato al governo francese alla vigilia dell’entrata in vigore della legge del 1905. Lo scrittore credeva che, un giorno, le cattedrali francesi sarebbero state trasformate in case da gioco; la storia gli ha dato ragione: oggi molte chiese sono state riadattate in discoteche, pub, ristoranti, palestre, auditori, e altre ancora sono state demolite per fare spazio a parcheggi, supermercati ed edifici residenziali. 

L’incubo del celebre pensatore si è avverato: nel nome dell’ultra-laicità si sono gettate le basi per la scomparsa non soltanto della religione dalla vita pubblica, ma della fede dall’anima del popolo francese, perché “la cattedrale, nella sua immensità, può dare asilo al letterato come al credente, al sognatore come all’archeologo; quel che importa è ch’essa resti viva, e che dall’oggi al domani la Francia non sia trasformata in un’arida riva dove gigantesche conchiglie cesellate apparirebbero in secca, svuotate della vita che le abitò, e che neppure porterebbero più, all’orecchio che vi s’inchini, il vago murmure di un tempo: semplici pezzi da museo, gelidi musei esse stesse”.