RECENSIONE – “ARTE E POLITICA” alla scoperta dell’Eur razionalista – 10.10.2020

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A distanza di una settimana dalla riqualificazione del Museo della Civiltà Romana, la Comunità Militante Raido si è ritrovata nuovamente nel quartiere dell’Eur – dopo esserci già stata nel 2012 con Mario Polia, nell’ambito di una visita d’eccezione al Museo della Civiltà Romana, prima che venisse vergognosamente chiuso, senza alcuna previsione di riapertura, dall’incompetenza di chi vuole ideologicamente negare una parte fondamentale del patrimonio culturale della Città di Roma – per una visita alla scoperta dei massimi esempi del Razionalismo italiano.
Non è stato però un modo borghese per disimpegnarci in un caldo sabato pomeriggio di ottobre, ma, al contrario, la restituzione militante di questi luoghi alle nostre anime e alla loro ispirazione, alle quali già furono dedicati.
Guidati dal critico d’arte Riccardo Rosati, abbiamo iniziato il nostro percorso dal Palazzo della Civiltà Italiana, espressione tipica del razionalismo e che meglio di qualunque altro luogo sintetizza la trasformazione subita dal quartiere nel corso degli anni. Concepito nel 1936 e progettato nel 1937 da una commissione presieduta da Marcello Piacentini, tale edificio monumentale, noto anche come Palazzo della Civiltà del Lavoro o come Colosseo Quadrato, fu inaugurato nel 1940 e reinterpreta l’edifico della romanità per antonomasia, ovvero il Colosseo o Anfiteatro Flavio.      
Il suo progetto, promosso da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano, era teso ad esprimere, attraverso la monumentalità, le caratteristiche tipiche del popolo italiano (riportate attraverso la celebre citazione estratta da un discorso di Benito Mussolini che campeggia in cima all’edificio) e quelle che sarebbero dovute essere le abilità che il popolo stesso doveva subliminare (rappresentate dalle 28 statue presenti negli archi del piano terreno).            
Dopo il caduta del Regime, il Palazzo della Civiltà Italiana fu colpito dal processo di privatizzazione che ha investito l’intero quartiere, sindrome tipica dei tempi moderni, ed è stato trasformato da monumento simbolico, chiuso per decenni, a grande strumento di marketing.         
Così, dopo 72 anni di abbandono, nel 2013, è stato (s)venduto ad una nota griffe internazionale finendo per diventare “Palazzo Fendi”.
La seconda tappa è stata il Palazzo delle Fontane e della statua del Genio del Fascismo.  Il viaggio tra “Arte e Politica” trova il suo culmine proprio quando dinanzi alla statua si schiude alla vista l’applicazione pratica del progetto di estetizzazione della politica operato dal Fascismo.           
Realizzato in bronzo da Italio Griselli nel 1939, il Genio del Fascismo, opera poco equivoca e che non lascia spazio a reinterpretazioni. Questa, dopo il Regime, durante la ripresa del progetto dell’Eur, anziché essere abbattuta, fu soggetta a modifiche: le sono stati fatti calzare di un paio di guantoni da puglilato antico-romani, per essere rinominata “Genio dello Sport”. Cosi, dall’originaria funzione di accoglienza dei delegati delle nazioni di tutto il mondo presso il Palazzo delle Fontane (salone delle feste), salutando romanamente, fu così maldestramente reinterpretata in chiave sportiva, nel tentativo di depotenziarne il significato politico.   
Alle spalle del Genio, all’ingresso del Palazzo degli Uffici, abbiamo osservato la magnificenza del bassorilievo di Publio Morbiducci. La decorazione, nella sua monumentalità, richiama l’ininterrotta continuità storica, sviluppata verticalmente lungo tutta la propria area, sintetizzano l’italica sintesi tra Roma pagana e quella cristiana, espressione dell’universalità che è il nerbo dell’identità politica e culturale del fascismo.
Dopo qualche altro passo, ci siamo trovati al cospetto della monumentalità del Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi. Progettato da Adalberto Libera, uno dei massimi esponenti del Razionalismo, il palazzo permette di comprendere una delle tante anime del razionalismo italiano: con un’identità stilistica diversa dai monumenti appena visitati, pur collocandosi all’interno della stessa corrente artistico-culturale.          .
A questo punto, è possibile tracciare una linea che divide il Razionalismo del Novecento: da una parte le espressioni architettoniche tipiche dell’architettura socialista, o di un Le Corbusier, che produrranno delle vere e proprie bestemmie, quali, ad esempio il “serpentone” del Corviale; dall’altra la luminosa ampiezza del Razionalismo fascista, che ripropone in forme contemporanee lo spirito che già rese eterno il passato e che si propone a noi, in tutta la propria più profonda essenza, con il Museo della Civiltà Romana, ultima tappa della nostra visita, che proietta il Fascismo nell’eternità della Romanità e, probabilmente proprio per questo motivo, chiuso al pubblico sin dal 2014. 
In ogni caso, ciò non ci ha impedito di farci abbracciare dai suoi colonnati, che prendono spunto dall’armonica ritmicità propria agli acquedotti romani, che conciliano l’anima con armonie marmoree senza tempo
In conclusione, dire che l’Eur fu solamente un progetto di propaganda politica per celebrare i fasti della Rivoluzione Fascista è, indubbiamente, siminuirlo senza comprenderne la reinterpretazione dello spirito e della Roma Imperiale che lo anima sotto una nuova veste.              
È un’Idea universale che, attraverso l’arte, torna a schiudersi oltre i secoli
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E così, Riccardo Rosati ci ha guidati nella restituzione di questi luoghi alla loro dimensione: quella dell’anima, in tutta la sua Bellezza luminosa, sobria e lineare, che sgorga dallo Spirito per ispirare le anime, incarnando i Principi che si collocano al di là del tempo, oltre ogni relativo gusto estetico personale, nella sintesi tra ciò che è stato e ciò che deve essere.
Date le aperture e l’ispirazione che questi luoghi sollecitano, per tutti coloro che non fossero riusciti a partecipare all’evento per l’elevato numero di prenotazioni, la Comunità Militante di Raido ha organizzato una seconda uscita, il prossimo sabato 7 novembre dalle ore 10:30, sempre in compagnia di Riccardo Rosati.
Anche in questo caso, è obbligatoria la prenotazione, scrivendo un’email a [email protected] o telefonando allo 06.86217334.