SCRIPTA MANENT – 12

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ARDEO NAM CREDO
CONCUSSUS SURGO
URITUR UT VIVAT
ARDO PERCHÉ CREDO
COLPITO RISORGO
BRUCIA AFFINCHÉ VIVA
La Casa Madre dei Mutilati e degli Invalidi di Guerra, progettata dal Piacentini, fu costruita a Roma nel 1928, nel decennale dalla “vittoria mutilata” della Prima Guerra Mondiale, e ampliata nel 1936. Sugli architravi dell’edificio sono presenti una decina di iscrizioni latine, che risalgono all’araldica medievale e rinascimentale la cui scelta dei testi è da ricondurre a Carlo Delcroix con il contributo, forse, di Gabriele D’Annunzio (cfr. A. Nastasi, Le iscrizioni in latino di Roma Capitale, Roma 2019, pp. 333 e ss.). In un discorso del 1925 ai mutilati e ai ciechi di guerra, in occasione della posa della prima pietra della Casa dei Ciechi di Guerra di Lombardia, il Duce definiva i reduci e i mutilati di Guerra come “l’aristocrazia della nuova Italia“: “Voi sapete, commilitoni, che il Governo, ha fatto per voi, per tutti i mutilati e gli invalidi di guerra quanto è possibile per cercare di alleviare le vostre sofferenze. Soprattutto ha messo ben in alto il vostro sacrifizio ed imposto che tutti gli italiani vi rispettino e vi considerino come l’aristocrazia della nuova Italia, poiché voi, mentre altri hanno dato soltanto parole, avete dato dei fatti, non avete soltanto predicato, avete combattuto, avete sofferto, avete dato prove tangibili ed indimenticabili del vostro spirito di sacrifizio, dei vostri sentimenti di devozione alla Patria“.
La nuova Italia si fondava sull’esempio dei fatti e non sulla retorica delle parole, cresceva con miti e simboli da una forza anagogica travolgente, che riecheggia ancora oggi nei motti “ardo perché credo”, “colpito risorgo”, “brucia affinché viva”, su quella Casa Madre scolpiti. Il cuore si infiamma grazie alla fede, la perdita e la sofferenza conducono alla liberazione, per vivere è necessario bruciarsi, donarsi, dare tutto se stessi e, così, vivere davvero e volare alto… Ma lo spirito combattestista non appartiene solo ai reduci e ai mutilati di guerra. Non può essere un privilegio del passato. La gioventù che ancora oggi crede e arde nei propri cuori può rivendicarlo come proprio, ogni giorno rinunciando a sé, pronta a perdere tutto pur di vivere davvero.