Avvenire censura lettera di un prete sull’aborto

296

(tratto da marcotosatti.com) – Avvenire censura la lettera scomoda di un prete sull’aborto di Marco Tosatti


Carissimi Stilumcuriali, ad Avvenire ormai succede di tutto, e anche di più, come ben sappiamo. Ma che in tema di aborto e affini si rifiuti di pubblicare la lettera di un sacerdote, e di un sacerdote impegnato come don Gabriele Mangiarotti ci sembra veramente straordinario. Don Gabriele ci ha inviato la lettera che aveva scritto al direttore di Avvenire, Tarquinio, e che volentieri pubblichiamo. Buona lettura. 

§§§

Egregio Direttore,

nei giorni scorsi si sono susseguiti su questo giornale vari interventi sulla questione della legge 194 e dei provvedimenti del ministro Speranza circa la pratica dell’aborto in Italia. Dopo la pubblicazione del mio appello ai cattolici, qualcuno è intervenuto sostenendo che l’espressione ‘genocidio legalizzato dei nascituri’ è esagerata, in quanto tale genocidio era già in atto in precedenza con gli aborti clandestini, che sarebbero stati causa di pericoli gravissimi per le donne. Altri sono intervenuti dicendo che il problema non è la legge, ma l’educazione delle persone alla prevenzione anticoncezionale (idea molto cattolica!) e all’uso razionale della sessualità (idea da discutere).

Mi sembra il caso di rispondere a queste obiezioni e di cercare di inquadrare il fenomeno in tutta la sua innegabile enorme portata. Tre punti si impongono alla nostra attenzione: 1. la coscienza dell’impressionante gravità di ciò che è accaduto e che sta accadendo; 2. il riconoscimento della natura fortemente ideologica del fenomeno; 3. la consapevolezza del valore e del ruolo della legge civile. Faremo riferimento al documento fondamentale del Magistero su questa materia, cioè alla Evangelium vitae di San Giovanni Paolo II, che recentemente Papa Francesco ha raccomandato di riprendere e di studiare attentamente. Per i dati utilizzeremo a quelli ISTAT, accessibili a tutti su internet.

Per oggi mi limiterò al primo punto. Se poi mi sarà dato ancora spazio, cercherò di svolgere anche gli altri due.

La demografia dell’Italia ci aiuta a prendere coscienza della sconvolgente enormità del fenomeno di cui stiamo parlando. Lungo tutti gli anni Sessanta si è avuto un trend di nascite costante, con una media di 953 mila nati all’anno. E’ la fascia di popolazione che oggi ha un’età compresa tra i 50 e 60 anni.

A partire dal 1970 è iniziata una flessione, in corrispondenza degli effetti della ‘rivoluzione sessuale’ (1968), della legalizzazione del divorzio (1 dicembre 1970) e degli anticoncezionali (16 marzo 1971) in Italia: nel 1975 si arriva a 827 mila nascite, cioè 126 mila in meno rispetto agli anni Sessanta.

Il 18 febbraio di quello stesso anno, in seguito ad una ben orchestrata campagna di opinione, la Corte Costituzionale ha dichiarato non punibile l’aborto nei casi in cui “l’ulteriore gestazione implichi danno, o pericolo, grave, medicalmente accertato […] e non altrimenti evitabile, per la salute della madre”. Le nascite cominciano a precipitare: nel 1976 calano a 781 mila (cioè 46 mila unità in meno in un anno) e nel 1977 raggiungono quota 741 mila (altre 40 mila unità in un anno), cioè 210 mila in meno rispetto agli anni Sessanta.

Si arriva così al 22 maggio 1978, cioè all’approvazione della legge 194, che ha legalizzato l’aborto e lo fa eseguire nelle strutture ospedaliere in modo completamente gratuito e immediato. Le nascite piombano in pochi anni a quota 555 mila (1986), dove si assestano per un lungo periodo, cioè fino al 2011. Siamo a 400 mila nascite in meno all’anno rispetto agli anni Sessanta.

NB: nei primi dieci anni di legge 194 gli aborti sono stati di media 199 mila all’anno; facendo ogni anno la somma tra le nascite e gli aborti, si ha in quel periodo un totale medio di 813 mila unità annue, vale a dire l’equivalente delle nascite del 1975 (827 mila), cioè del tempo immediatamente precedente alla legalizzazione dell’aborto. Ora, se fossero stati legalizzati solo gli aborti clandestini (il che comunque non sarebbe stato lecito, trattandosi della legalizzazione di un omicidio anziché della punizione dei colpevoli), le nascite sarebbero continuate sempre più o meno a quota 827 mila; invece sono crollate di quasi 300 mila unità annue. Quindi è chiaro che la storia dell’aborto clandestino è stata una montatura ideologica di un fenomeno di piccole dimensioni statistiche per far passare la legge abortista e il suo immenso genocidio.

Tornando al percorso demografico, le nascite degli italiani hanno ripreso a diminuire in realtà già negli anni Novanta, ma sono state compensate dall’arrivo degli stranieri.

La conclusione, per ora, di questo percorso è questa: nel 2019 le nascite sono state 420 mila: quelle dei soli italiani 340 mila, cioè un terzo rispetto a quelle degli anni Sessanta.

Ora, per avere una idea di quanti italiani sono stati effettivamente eliminati dalla fine degli anni Sessanta ad oggi, bisogna calcolare quanti sarebbero gli italiani oggi se le nascite fossero continuate con il trend costante degli anni Sessanta, cioè ad una media di 953 mila all’anno; facendo questo calcolo e considerando quelli che sono effettivamente nati, si vede che mancano 19.507.000 italiani, che oggi avrebbero un’età compresa tra 0 e 50 anni.

E’ necessario fare mente locale e considerare attentamente questa cifra: 19.507.000 italiani giovani in meno, uccisi prima della nascita (aborto chirurgico) o subito dopo il concepimento (aborto farmacologico embrionale e ‘contraccezione di emergenza’) o non concepiti (contraccezione o divorzio o altro).

Se oggi l’Italia è un paese di vecchi, dove le morti ogni anno superano di 300 mila unità le nascite degli italiani, la ragione è questa: mancano 19 milioni di italiani che sarebbero nati negli ultimi 50 anni se le cose fossero continuate come negli anni Sessanta. Questi 19 milioni di bambini, fanciulli, ragazzi, giovani e giovani adulti avrebbero dato all’Italia una fisionomia, una vivacità, una forza impressionanti. Tra di loro vi sarebbero stati sicuramente dei geni, che avrebbero contribuito di molto allo sviluppo della scienza, della tecnologia, della cultura e della religione. Grazie a loro gli italiani avrebbero potuto andare in pensione a 60 anni, invece che trascinarsi con le stampelle sul posto di lavoro sperando di andarsene a 67 anni.

Non occorre essere storici per comprendere che la soppressione di 19 milioni di persone è un fatto senza precedenti nella storia italica: nella Seconda Guerra Mondiale, che centinaia di film ci hanno descritto come un evento spaventoso per il nostro Paese, l’Italia ha avuto 472 mila vittime, cioè un quarantesimo della strage che è avvenuta in questi ultimi 50 anni.

Io chiedo a chiunque che mi dimostri che questi dati sono falsi. Chiedo a chiunque che mi dimostri che questo non è il fatto più grave della storia italiana. Chiedo a chiunque che mi dimostri che questo problema non è il problema che noi tutti dobbiamo affrontare, domandandoci attentamente quali ne siano le cause e i rimedi. Chiedo a chiunque che mi dimostri che non è in corso il suicidio di un popolo. Possono i cristiani disinteressarsi di tutto questo? Possono assistere al lento e inesorabile suicidio del loro popolo?

“Questo orizzonte […] deve renderci tutti pienamente consapevoli che ci troviamo di fronte ad uno scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la «cultura della morte» e la «cultura della vita». Ci troviamo non solo «di fronte», ma necessariamente « in mezzo» a tale conflitto: tutti siamo coinvolti e partecipi, con l’ineludibile responsabilià di scegliere incondizionatamente a favore della vita. (Evangelium Vitae, 28)

Bisogna dunque porsi la questione: chi ha causato tutto questo? Se mi sarà dato ancora spazio, la prossima volta cercherò di rispondere a questa domanda, dati alla mano, ideologie e soggetti responsabili. Grazie per l’attenzione.

Don Gabriele Mangiarotti