“Togliamo le madri dalla casa”. Ecco perché la ricetta di Gualtieri è sbagliata

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Intervistato domenica scorsa in televisione da Fazio, il Ministro dell’economia Gualtieri ha affermato che la crisi in corso sta avendo effetti molto gravosi sulle madri. E fin qui ci siamo.
Con i figli chiusi in casa, molte mamme hanno dovuto fare i salti mortali per conciliare il lavoro, la gestione della casa e l’educazione dei figli. Sì, perché, in alcuni casi, sono stati addirittura i genitori ad insegnare ai bambini a leggere e scrivere!
Ma, a fronte di questa situazione, la ricetta del governo è “liberare il più possibile le donne dal lavoro di cura”, aumentando i posti negli asili nido e incrementando l’occupazione femminile.
Quello che il governo vuole fare è togliere, cioè, i bambini alle mamme, “libere”, così, di poter lavorare. 
Quanti stupidi pregiudizi progressisti dietro le parole di Gualtieri!
Il ministro parla di “sgravare” le donne dal lavoro di cura: non concepisce certo come donarsi con amore verso la propria famiglia possa ripagare le madri con una semplice, ma profonda, felicità. Quando parla poi dell’occupazione femminile, si riconosce agevolmente, oltre all’ideologia della “parità di genere”il preconcetto tutto moderno del lavoro come mezzo di realizzazione personale. Il feticcio lavoro miete le sue vittime, tra cui i bambini stessi. Togliere le madri dalle case, significa anche togliere le madri ai loro figli, privandoli dell’educazione e dell’affetto materno.
È questa la famiglia che vuole il governo? Con mamma e papà a lavoro fino a tardi ed i figli “parcheggiati”, prima all’asilo, poi davanti alla tv, magari sorvegliati da una baby-sitter, preferibilmente straniera?
Quella che i signori del governo ignorano, come sempre, è una dimensione più alta della politica, oltre la mera economia. Investire sul futuro del nostro paese significa creare uomini e donne con radici profonde, non ingranaggi del sistema capitalistico. Per fare ciò, non si può prescindere dalla famiglia, da sempre culla e nido di civiltà.