Sparisce “razza” ma non “razzismo”: ipocrisia tedesca

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La parola “razza” verrà abolita dalla costituzione tedesca del 1949. Su pressione dei Verdi il termine incriminato e considerato “avvelenato” sarà sostituito da uno più adatto e più “pop”.
Insomma, uno svecchiamento del brand che serve a cavalcare l’ondata del BLM e del colpevolismo bianco. Ovviamente, alla sostituzione della parola “razza” non seguirà l’abbandono della parola “razzismo”. Quella no, non verrà mai abolita perché serve, fa comodo. È infatti utilissima quando si deve accusare qualcuno a prescindere, quando si deve fare passare un patriota per un criminale malvagio.
Quindi non solo la parola razzismo rimarrà, ma i tedeschi provvederanno ad inserire un “divieto di discriminazione razziale”. La neolingua liberal-chic che sta già facendo tanti danni oltreoceano come in Italia, sta prendendo piede pure negli ambienti legislativi. Ne sappiamo qualcosa noi Italiani che, qualora dovesse diventare legge il DDL Zan, non potremo più affermare che solo un uomo ed una donna possono creare la vita e fare dei figli.
Assurdo, come è assurdo ritenere di poter cancellare parole radicate nella tradizione e nell’uso e costume dei popoli. Finché ci saranno Uomini e Donne che perseguono la Via della Tradizione, parole, gesta, poemi e racconti tradizionali non cadranno mai nell’oblio. Perché ben più alto è il loro posto nel Cosmo.

(tratto da ilgiornale.it) – La Germania cancella la parola “razza” dalla costituzione di Gaia Cesare

È una «parola avvelenata, un concetto di ingiustizia ed esclusione», spiega la capogruppo dei Verdi al Bundestag, Katrin Goering-Eckardt, fiera che il suo partito sia stato il primo ad avanzare la proposta di cambiare la Costituzione pur di eliminare quel termine.

Ora il traguardo è vicino. La parola «razza» sparirà dalla Legge fondamentale della Repubblica federale di Germania. Un progetto di riforma costituzionale sarà elaborato dopo che si è arrivati all’accordo fra la cancelliera Angela Merkel, il vicecancelliere socialdemocratico Olaf Scholz e il ministro dell’Interno Horst Seehofer, ex presidente della Csu.

È una svolta epocale nella Germania in cui la parola «razza» ha significato lo sterminio di 6 milioni di ebrei durante la dittatura nazista. Ed è un segnale per il resto del mondo, proprio mentre le strade degli Stati Uniti ribollono della rabbia, della frustrazione e dell’appello alla non-discriminazione simboleggiato dal movimento e dallo slogan «Black Lives Matter», le vite dei neri contano, tanto quanto quelle di tutti gli altri.

L’articolo 3 comma 3 della Legge fondamentale tedesca prevede che nessuno possa essere svantaggiato o preferito a causa della «propria razza». Ma il ministero dell’Interno ha fatto sapere che la cancellazione del termine avverrà per «adattamento linguistico, senza ridurre la protezione» dal razzismo o senza che la riforma costituzionale possa essere percepita come un suo «deterioramento». I Verdi, la cui proposta iniziale si era arenata a causa delle resistenze del governo, proporranno di introdurre nella Carta «un divieto di discriminazione razziale».

Quando la Costituzione fu redatta nel 1949, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il riferimento fu inserito come monito rispetto agli orrori del Terzo Reich. Oggi il termine è considerato «inadeguato» dagli storici e dalla scienza, e lo stesso concetto di «razza» in cui dividere gli esseri umani non è più comunemente accettato. «L’espressione razza è fortemente criticata», spiega un portavoce del ministero della Giustizia, che intende individuare un «adattamento linguistico» in modo che lo Stato non dia l’idea di arretrare sulla difesa delle vittime di atti di razzismo: per cui rimarrà, appunto, la protezione dal razzismo nella Costituzione, ma scompare la parola razza.