MeToo: le inquietanti inversioni dei simboli dell’attivismo moderno

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Senza mito […] ogni civiltà perde la sua sana e creativa forza di natura; solo un orizzonte delimitato da miti può racchiudere un’unità… Le immagini del mito devono essere i demonici custodiinosservati e onnipresenti, sotto la cui vigilanza cresce l’anima giovane, e dai cui segni l’uomo interpreta la propria vita e le proprie lotte”. 

Friedrich Nietzsche

Il mito, il rito e il simbolo sono gli elementi fondamentali di una civiltà Tradizionale. Tutta la sua storia e le sue radici, il vivere e il morire, si basano su questi tre pilastri della conoscenza che conducono l’uomo verso una più-che-Vita.
Curioso  – per usare un eufemismo – quindi è il caso della statua eretta a New York per rappresentare le battaglie dei “me too“: una medusa, antropomorfizzata e moderna, uccide Perseo, decapitandolo.
Ora, noi sappiamo bene però che il caso non esiste. E infatti, così come l’utilizzo della runa Algiz rovesciata (simbolo di morte) come simbolo del pacifismo hippie negli anni 60′, questi individui, nella loro ignoranza, con questa “opera” rappresentano perfettamente la contraddizione e la vacuità della loro lotta. 
Il mito di Perseo e Medusa non è una storia di stupri e patriarcato; non è gossip hollywoodiano. E’, come tutti i miti, una “storia fondante”, un simbolo che vive e parla a chi è in grado di comprenderlo.
Medusa è una donna trasformata in mostro da Atena per aver coperto il suo volto con una maschera raffigurante la dea della saggezza. Il suo sguardo pietrifica e i suoi capelli sono un groviglio di serpenti
Così come il Minotauro che risiede nel labirinto (che rappresenta le circonvoluzioni cerebrali) è una creatura che ha la testa di mostro e il corpo umano. Ella, insieme alle due sorelle, rappresenta una delle tre perversioni: quella intellettuale. Medusa rappresenta l’intellettualismo individualista; come un groviglio di serpenti si articola in sovrastrutture, preconcetti, originalità. Il suo sguardo pietrifica gli uomini perché pietrificanti sono gli schemi mentali che l’uomo si costruisce per ostacolare se stesso. Viene trasformata dalla dea Atena, dea della vera saggezza, per essersi mascherata da lei (l’intellettualismo che si maschera da intelligenza vera).
Perseo è un semidio (la cui natura mortale e divina al tempo stesso accomuna tutti gli uomini), ma può sconfiggere medusa solo attraverso l’aiuto divino (l’uomo che scaccia le voci dell’ego e della sua mente solo grazie all’aiuto di Dio).
La statua di Luciano Garbati quindi, non è altro che l’esaltazione dell’uomo sconfitto a se stesso. non è il trionfo della donna sul maschio, ma è la sconfitta esistenziale dell’essere umano.
Ci siamo spesso espressi in merito al femminismo moderno, che anziché tutelare i diritti delle donne crea artificiosamente un contrasto col genere maschile, e di questo ne pretende per sé i vizi e gli spigoli, scimmiottandone le espressioni più becere e meno nobili. 
Crediamo quindi che anche questa volta l’opera “artistica” utilizzata per invertire il mito di Perseo e eretta a simbolo della donna è il perfetto manifesto di un femminismo svuotato di ogni istanza legittima contro un maschilismo becero e bruto.

(tratto da lastampa.it) – Il me too capovolge la storia: ora è Medusa che tiene in mano la testa di Perseo 

Una statua di Medusa con in mano la testa decapitata di Perseo è stata eretta a New York davanti al tribunale dove è stato condannato Harvey Weinstein.

La statua è opera dell’artista italo-argentino Luciano Garbati, il quale ha capovolto la storia della mitologia greca facendo di Medusa la vincitrice invece dell’eroe Perseo.

Secondo il mito infatti è Perseo a decapitare Medusa e non viceversa. Visto il luogo dove è stata posizionata la statua, la scultura è diventata un simbolo della sopravvivenza, in particolare di tutte quelle donne che hanno subito abusi, principalmente di tipo sessuale.

Weinstein, l’ex re di Hollywood è stato condannato a 23 anni con le accuse di stupro e altri crimini sessuali. Usava la sua posizione per abusare di donne che volevano fare carriera nel mondo del cinema.

 

 

La mitologia greca racconta che Medusa fu stuprata dal Dio Poseidone ma invece di essere punito lui la colpa ricadde su di lei e fu trasformata quindi in un animale mostruoso con serpenti al posto dei capelli.

Fu esiliata e alla fine decapitata da Perso che mostrò la sua testa su uno scudo come trofeo.