Calciatore suicida a 17 anni: una società che crea desideri e distrugge speranze

231
Pare che ad aver mosso il giovane nel gesto sia stato il mancato rinnovo del contratto nell’academy del Manchester City, e l’incubo di non poter realizzare il suo sogno di diventare un calciatore professionista lo aveva distrutto fino al punto da non poter più vivere. 
Evitando di entrare in discorsi medici legati a patologie specifiche quali la depressione (patologia comunque diffusasi a macchia d’olio in epoca moderna) occorre fare una dura considerazione sullo sterile modello di questa società edonista e materiale.
La musica, le serie Tv, il cinema, lo sport; la gioventù di oggi viene bombardata costantemente da messaggi devianti e deviati. I soldi e la fama sono ormai l’unico metro di paragone che valuta la caratura di un uomo. Una vita diversa non è degna di essere vissuta…
Questa società al contempo coccola (o per meglio dire “tranquillizza”) tutti nel mito democratico ed egualitario per cui tutti possono fare tutto ed essere qualunque cosa.
La società in cui vigeva il ad ognuno il suo ed il “conosci te stesso” in cui ognuno aveva un posto nella società in base alla sua natura e alle sue capacità e poteva realizzarsi al massimo, viene sostituita dalla società in cui chiunque può diventare un professionista di serie A. 
Il fallimento non è quindi contemplato, o meglio, non è sopportato né sopportabile. Perché l’uomo moderno ha scacciato dalla sua vita il dolore, la sofferenza. Ha esorcizzato la morte e qualsiasi sentimento vagamente negativo o “fastidioso”.
La società del piacere perpetuo ha paura della paura (e chi è in grado di veicolare questa paura è in grado di far fare qualunque cosa all’uomo moderno, persino renderlo felice di farsi sottrarre la libertà…). 
Così ascoltiamo in tv attoniti di quel giovane fragile che non realizza il suo sogno e si suicida o di quello che viene rifiutato dalla ragazza e la uccide. 
La vita tira calci molto più forti di chiunque altro, ma la società di oggi non vuole e non può più ammetterlo.

www.sportfair.it – Nato in Malawi ma trasferitosi da piccolino nel Regno Unito, Jeremy Wisten inseguiva il proprio sogno di diventare calciatore, cancellato da una tremenda depressione.

di Ernesto Branca

Sognava di fare il calciatore, di diventare professionista e calcare i palcoscenici più prestigiosi del calcio internazionale. Il destino però non glielo ha concesso, prevedendo per Jeremy Wisten una fine atroce. Nato in Malawi ma trasferitosi nel Regno Unito fin da bambino, questo giovane promettente ragazzo 17enne era riuscito ad entrare nel vivaio del Manchester City, facendosi largo grazie alla sua prorompente fisicità e al suo adattamento al calcio inglese.

La scorsa estate però, come un fulmine a ciel sereno, ecco la sorprendente decisione del club di non rinnovargli il contratto, facendo cadere Jeremy in una profonda depressione, sfociata pochi giorni fa in un tremendo suicidio che ha sconvolto tutti. Il Manchester City ha diffuso la notizia tramite una nota stampa, palesando il proprio dolore: “La famiglia del Manchester City family annuncia tristemente di aver ricevuto notizia del decesso dell’ex calciatore del club Jeremy Wisten. Mandiamo le nostre più profonde condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici. I nostri pensieri sono con voi in questo momento difficile“. Addolorati anche Raheem Sterling ed Aymeric Laporte, che hanno mandato i propri messaggi di cordoglio, a conferma di come Jeremy fosse riuscito a farsi voler bene da tutti, compresi i giocatori della prima squadra. Una fine dolorosa e atroce, a cui questo giovane ragazzo non è riuscito a sfuggire, lasciandosi trascinare a fondo da una depressione che, con un pizzico di aiuto in più, avrebbe potuto battere.