“Among Us”, apologia dell’infame

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In questi tempi di tramonto, di clima pesante e di aria che solo a respirarla sembra ostile, c’è un titolo videoludico che sta, o meglio, ha già letteralmente spopolato: Among Us. Difficilmente non avrete sentito parlare o visto almeno un MEME ispirato ad esso, e proprio come il Covid-19 è oramai una sorta di fenomeno globale (volutamente?) inarrestabile. Perennemente stabile nelle classifiche dei più giocati ha oramai raggiunto la quota di milioni di utenti giornalieri.
La cosa strana e un po’ sinistra è che Among Us non ha avuto questa esplosione al debutto, essendo uscito nell’oramai lontano (in tempi digitali) 2018. Solo un cieco non può notare che il successo odierno è dovuto a un’incredibile amalgama di situazioni (più o meno fortuite) e dall’enorme spinta data dal social web in tempi di lockdown.
A prima vista il giochino è anche simpatico, la premessa poi delle più semplici e si basa sullo schierare due fazioni con obiettivi contrapposti: un gruppo di giocatori più numeroso interpreta degli astronauti intenti a portare a termine una serie di operazioni tecniche per la manutenzione di una sorta di nave spaziale, ma contemporaneamente un individuo o un piccolo gruppo di giocatori sono invece degli impostori, segretamente incaricati di sabotare tali operazioni ed eliminare gli altri.
Il traditore (o i traditori) devono fare in modo di mettere in atto il loro piano malvagio, andando a sabotare elementi critici della struttura (i reattori o la riserva di ossigeno ad esempio) e al contempo eliminare gli avversari, cercando ovviamente di non essere visti e non destare sospetti. Il problema è che, ovviamente, nessuno dei membri dell’equipaggio sa chi siano gli impostori, creando un clima di sospetto e tensione nel corso di ogni partita.
Inutile dire che il ruolo dell’impostore è il più ambito, strutturato e divertente (oltre che oramai purtroppo iconico), il “buono” è piatto e banale. Da parte del traditore invece c’è la necessità di elaborare una strategia: conoscere a menadito la dislocazione delle varie aree della nave (o base spaziale) è essenziale, così come il fatto di agire velocemente ma al di sopra di ogni sospetto, magari sfruttando i nascondigli e cercando di rimanere fuori dal campo visivo, oppure svolgendo mansioni apparentemente innocue in vicinanza di troppi giocatori.
Quando viene scoperto un cadavere o si ha un sospetto preciso, si può richiamare una riunione d’emergenza: in questa fase si assiste a una vera e propria chat in cui i giocatori possono presentare i propri sospetti ed eventualmente le prove raccolte, cercando di convergere su un principale indiziato. Si procede dunque a una votazione su chi sia il traditore e colui che ottiene la maggiore quantità di voti viene espulso nello spazio, solo che spesso e volentieri la valutazione è sbagliata in quanto basata su indizi fallaci o veri e propri inganni, ed è questo il bello.” (multiplayer.it)
In questo gioco, usando pochissime parole e in una manciata di secondi bisogna far scaturire un’ondata di sospetti spesso campati per aria e il tutto che solitamente termina con un’esecuzione spaziale tragicamente errata. Quello che conta nel gioco è quindi la capacità di ingannare, di nascondere le proprie azioni ma anche di sviare i sospetti e concentrarli su altri, spesso innocenti.
Non entriamo nel dettaglio di come il “gioco” dovrebbe (tra le altre cose) simulare, alludere o insegnare comportamenti e conoscenze più alte e positivamente costruttive, visto che ne abbiamo già parlato abbastanza in due nostri articoli precedenti .
Fatto sta che quello che ci ha colpito è stata proprio la repentina diffusione di un gioco come Among Us in un momento storico della vita umana dove i governi, i politici, i giornalisti, opinionisti e compagnia cantante di molte nazioni (Italia in primis) “invitano” o per dirla alla maniera oramai di casa dalle nostre parti “consigliano fortemente”, di controllare l’operato dei propri vicini e congiunti affinché rispettino le norme e le procedure diramate dall’ente pubblico, e “segnalare” ogni comportamento discostante, sospetto, etc. Insomma, senza girarci troppo intorno: fare la spia!
Guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!” (Mt 26,24).
«Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente»” (Mt 27,3-4)
Sembra quindi che sia in atto una vera e propria campagna di “sdoganamento” della figura della “spia”; i vari Giuda della modernità sono gli eroi della nazione tecnocratica e moderna. A loro sono riservati gli elogi dei nostri sorveglianti, gli integerrimi e civilissimini militanti del partito del lockdown, della soft dittatura orwelliana pentastellata e degli arcobaleni liberalprogressisti.
Nel mondo cristiano, specialmente cattolico, il tradimento di Giuda viene spesso correlato, anzi diviene il paradigma, l’archetipo negativo della spia, del traditore. Già soltanto il semplice nome di Giuda suscita tra i cristiani un’istintiva reazione di riprovazione e di condanna. “Giuda Iscariota, colui che lo tradì”, dice Marco (3,19). Matteo (10,4) e Luca (6,16) hanno formule praticamente uguali.
Qui non vogliamo entrare nel dettaglio morale del fare la spia o della situazione precisa riferita al Coronavirus, ma far riflettere semplicemente su come i modelli, gli “exempla” a qualsiasi livello della nostra società odierna oramai siano tutti invertiti. Anche un giochino innocuo come questo alla fine fa e farà comunque la sua parte nel processo dissolvente di questa umanità, ne siamo certi. 
Si tratta di un fenomeno globale, milioni di giocatori, e voi credete che quando milioni di persone nel mondo fanno tutte la stessa cosa sia semplicemente per puro, semplice e inesistente caso?
A pensar male si fa peccato ma raramente ci si sbaglia…