Cronaca di un disastro annunciato – Coscienza e Dovere

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(a cura di Coscienza e Dovere)

Rimbalzata fin sulla cronaca nazionale, l’aggressione avvenuta qualche settimana fa a Lanciano (Ch) non è altro che l’ennesima occasione di strumentalizzazione. Si tratta di fatti già similmente accaduti in altre parti d’Italia, e dove i media al seguito, sperano di poter sfruttare convincere gli italiani che esistono problemi ben più grandi di quelli che ci stanno facendo annegare nella marea montante chiamata “emergenza Covid-19″.
Quindi, dato che il grande ed accurato mondo dei media continua e continuerà a portare disinformazione su questi fatti, qui vogliamo commentare una vicenda che gli stessi media, dopo averla confusamente riportata, hanno preferito trascurare.
Nella notte di sabato 17 ottobre, dietro la ex stazione ferroviaria di Lanciano, in provincia di Chieti, oggi punto di ritrovo di molti giovani, un diciottene del luogo sarebbe stato aggredito da un gruppo di ragazzi di origini rom. Un tredicenne, appartenente a questa comitiva, avrebbe colpito alla tempia il diciottenne facendolo così cadere a terra, procurandogli il coma.
Il branco ha colpito e davanti questi fatti sanguinosi, il resto diventa secondario. Se non fosse che questa volta l’aggressore non era un “italiano bianco” e che l’aggredito fosse uno straniero. Ruoli invertiti rispetto alla narrazione a cui ci hanno abituato i media mainstream, ma situazioni analoghe, cioè di gratuita violenza come questo mondo continua a generare.
La differenza? Questa volta non c’è stato nessun sit-in, nessuna fiaccolata, nessun accenno o richiamo al caso “Willy”. E se capovolgessimo le parti? Quanta ingiustizia troveremmo in un atto così deplorevole e vigliacco, soprattutto se messo in scena da soggetti così giovani? O forse il nostro concetto di giustizia è più un senso di pena, molliccio e a comando, ricoperto da un finto perbenismo? Magari che funziona solo con chi ha un colore della pelle diverso da quello dell’italiano…
Non a caso, sindaco della città di Lanciano ed esponenti dell’associazione per la cultura rom, hanno subito lanciato l’offensiva per non dare adito a visioni e narrazioni contrastanti, dichiarando a pieni polmoni e con gran sostegno dei media che “l’etnia non c’entra” e, quindi, “non bisogna generalizzare ma guardare al reato del singolo”. Furbo fare quadrato intorno all’aggressore ma allo stesso tempo mettere le mani avanti per proteggersi da ogni eventuale perplessità dell’opinione pubblica.
“Casualmente”, dopo questi fatti, il monumento per i rom vittime della seconda guerra mondiale sarebbe stato imbrattato, forse proprio da quella pubblica opinione che non ha avuto diritto di parola in questa vicenda. Ecco, allora, che i castelli di carte vengono prontamente soffiati via da altri dati di fatto, dalla realtà: il tredicenne coinvolto nella vicenda, infatti, avrebbe dichiarato durante una lite sui social che, ad ogni modo, non gli interessava della sorte di un italiano di meno. Cade anche questa favola, quindi, portandosi dietro tutta la sua corte di giullari ed occultatori di verità: l’aggressione ha uno sfondo razziale, dovuto ad un odio anti-italiano. A parte invertite non si sarebbe gradito al “razzismo” e al “fascismo”? Sicuramente sì.
La nostra visione, basata su verità e giustizia (che non è il giustizialismo borghese), sui fatti di Lanciano è chiara: le razze esistono – checché se ne dica – non basta negarne l’esistenza perché il problema della loro coesistenza si risolva. Ma quanto accaduto in questa città non ha nulla a che vedere con le razze intese geneticamente; bensì, bisognerebbe parlare di quelle razze spirituali, di differenti visioni e Stili di Vita, di differenti approcci al prossimo e alla quotidianità.
Differenze sempre più palesi e nette, tra Viri e homines; differenze profonde di riflessi interiori, totalmente dimenticate nel moderno quieto vivere, moralistico e appiccicoso.
Anche questa volta, quindi, a Lanciano, non c’è stato altro che un riflesso del mondo moderno. Non è scandaloso il fatto che dei ragazzi abbiano fatto a “botte” né tantomeno le futili motivazioni o i danni riportati (nulla di originale, la bestia alberga nel cuore degli uomini sin dal principio). Ma quel che è scandaloso è che la politica, con il conseguente offuscamento degli animi e della verità, abbia fatto il suo porco comodo anche in questa vicenda.
Questo è il vero disastro che, crollando su sé stesso, si ripeterà chissà quante altre volte e chissà dove. Incancrenendo un processo di distruzione della normalità, della rettitudine, del distacco e dell’impersonalità a cui si deve tendere con estrema purezza nel ricoprire ruoli delicati come chi si occupa di informazione o di gestione della cosa pubblica.