“Mascherine Intelligenti”: Il capitalismo della sorveglianza cavalca l’onda del Covid

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Nel suo straordinario lavoro1 di ricerca sul realissimo – e alquanto sinistro – progetto di controllo digitale di massa, da parte dei Big di Silicon Valley, Shosana Zuboff ci pone di fronte 3 leggi fondamentali:

1. Ogni processo che può essere automatizzato, sarà automatizzato.

2. Tutto quello che può essere informatizzato, sarà infromatizzato.

3. Ogni applicazione digitale che può essere utilizzata per sorveglianza e controllo, sarà utilizzata per sorveglianza e controllo.

Tagliando corto nell’analisi della storia moderna sotto il profilo dell’automaticizzazione e della digitalizzazione del mondo in cui viviamo (nello specifico, basti pensare ai giorni d’oggi in cui tutto è ormai smart), possiamo saltare a piè pari – ritendendo superflua ogni spiegazione al riguardo – i primi due punti esplicati dalla professoressa di Harvard.

Ma è concentrandoci sulla terza legge, invece, che possiamo oggi comprendere l’autentica e più “occulta” funzione di alcune particolari innovazioni, che al popolo vengono spacciate come “progresso”. Non è certo una novità infatti, quanto – citando l’esempio più basilare – i Social Network da semplici e innocue piattaforme di comunicazione siano diventate le prime armi in mano ai giganti della Silicon Valley, nonché per le agenzie governative e di sicurezza nazionali2, in chiave di reperimento di dati e informazioni sugli utenti, quindi sui cittadini.

Ricollegandoci allora ai nostri giorni, mentre impera l’ombra di quella che sembra essere una vera e propria “dittatura sanitaria”, diventa impossibile ignorare qualche Startup che se letta con l’applicazione della Terza Legge di cui prima, ci dimostra quanto il Capitalismo della Sorveglianza sia sempre al lavoro, pronto a cavalcare il momento e agguantare la preda (le persone ormai ridotte a utenti) per renderizzarne3 i comportamenti rendendoli dati – al servizio di algoritmi grazie alla totale (e totalizzante!) digitalizzazione della quotidianità -, volti al profitto di parti terze (e non certo “per il miglioramento del servizio – da loro –offerto” come leggiamo in ogni Policy sulla privacy!).

E come l’economia digitale 4.0 del 21°secolo può cavalcare questa secolare svolta dettata da una pandemia globale? Consideriamo quanto detto finora, e applichiamo le Tre Leggi: ci appare davvero strana e innovativa la volontà di digitalizzare e rendere Intelligente (“smart”) la mascherina-bavaglio che ci “sta salvando la vita” dallo scorso marzo?

Per esempio, la Urban Mask – figlia della startup Narvalo del designer Westerduin e del professor Venanzio Arquilla del Politecnico di Milano – ormai disponibile online da luglio scorso con certificazione DPI FFP3 e già “in grado di bloccare il 99% di agenti inquinanti, virus, batteri, polveri […] grazie ad uno specifico layer in carboni attivi”-, è pronta a tornare sul mercato con la sua versione “Active”. Quest’ultima, “dotata di una valvola IoT […] consentirà di monitorare attraverso un’app (già presente di AppStore e Google Play) una lunga serie di parametri tra cui la qualità dell’aria, i volumi scambiati, la frequenza respiratoria e l’umidità interna alla mascherina”.4

Evidentemente, analizzando il servizio – gentilmente offerto da Silicon Valley – Google e compagni, grazie ai processi di renderizzazione e controllo dati, era stanca di conoscere solo qual è il giubbotto che vorremmo acquistare o dove siamo stati ieri e con chi: tra poco vorrà sapere quanto respiriamo bene e con che frequenza, e magari chissà, consigliarci (imporci?!) quanto e se uscire di casa. Ieri i nostri gusti, per i nostri potenziali acquisti… domani il controllo delle nostre funzioni vitali.

Vi è di più. Riponete pure la vostra copia di 1984 (se non l’avete già fatto), ai tempi dell’IoT (Internet of Things) e della IA, è roba ormai secolarizzata.

Il 2 novembre scorso, infatti, sul Corriere della Sera si riportava5 la messa a punto dell’algoritmo prodotto dal MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston: al servizio di un’Intelligenza Artificiale esso sarebbe in grado di stabilire se un individuo è asintomatico o meno… semplicemente da un colpo di tosse, nonché dall’ascolto di una parola detta tossendo.

In merito allo sfruttamento di dati, e della loro potenzialità, riportiamo la chiave dello studio, secondo il quale “le differenze tra i colpi di tosse […] non sono decifrabili dall’orecchio umano ma possono essere rilevate dall’intelligenza artificiale. Così hanno addestrato il modello su decine di migliaia di campioni di tosse e di parole pronunciate tossendo. L’AI dopotutto si caratterizza per imparare col tempo, più le si danno in pasto dati, maggiore sarà la precisione delle sue elaborazioni.” E ancora, a conferma del tutto, l’algoritmo senza funzionare davvero bene identificando “con precisione il 98,5% dei colpi di tosse di persone a cui è stata poi confermata la positività al COVID-19 e di questi il 100% erano asintomatici”.

Nel caso dello studio statunitense, non abbiamo bisogno neanche di applicare alcuna legge o filtro di lettura da “complottisti” (tanto ormai, ad essere definiti tali, basta dichiarare che “il cielo è blu”…): sono gli stessi ideatori dell’AI in questione ad esporci dove si va a parare: e perché centra qualcosa proprio il nostro smartphone?

”L’idea ora è di trasferire il sistema all’interno di un’applicazione che renda facile e rapida una prima individuazione degli asintomatici. – Calcoliamone la percentuale rispetto alla totalità dei positivi e facciamoci due conti… – Possiamo immaginarla come uno strumento che ci chieda di tossire ogni giorno nel microfono dello smartphone per determinare se tutto è in ordine. – e per concludere – “… se l’app fosse in grado di ascoltarci costantemente si potrebbe anche accelerare la fine della pandemia.”

Da quanto riporta l’articolo, tra le stanze di Boston, addirittura ci si sembra preoccupare per due limiti: il primo in chiave di garanzia della privacy, il secondo si riscontra nel fatto che l’app funzionerebbe “solo con gli asintomatici”.

In primis, ci chiediamo come nel 2020, tutt’al più di fronte all’instaurazione del loro regime di terrore, la garanzia della privacy (che poi, quale?) possa essere questione di discussione per i dittatori sanitari.

Il secondo limite sottolineato ci porta ad una riflessione che seppur apparentemente scontata, tale non la riteniamo: secondo le logiche di tali signori, considerando quanto abbiamo letto dalle loro stesse dichiarazioni, quale potrebbe essere la soluzione al “problema” della “limitazione agli asintomatici” se non quella di esportare il nuovo sistema di sorveglianza microfonica (cui il test di positività al virus non sarebbe che il Cavallo di Troia per accedere alle nostre parole 24 ore su 24) a livello di massa?

-Morpheus: “Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria da 120 volt ed emette oltre 6 milioni di calorie. Sfruttando contemporaneamente queste due fonti le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l’energia di cui avevano bisogno. Ci sono campi, campi sterminati, dove gli esseri umani non nascono, vengono coltivati. A lungo non ho voluto crederci, poi ho visto quei campi con i miei occhi, ho visto macchine liquefare i morti affinché nutrissero i vivi per via endovenosa. Dinanzi a quello spettacolo, potendo constatare la loro limpida raccapricciante precisione, mi è balzata agli occhi l’evidenza della verità.

Che cosa è Matrix?

È controllo. Matrix è un mondo creato al computer per tenerci sotto controllo al fine di convertire l’essere umano in questa…” [Morpheus mostra una pila]

-Neo: “No! non è possibile! Io non ci credo!”

-Morpheus: “Non ho detto che sarebbe stato facile: ho detto che ti offrivo la verità.

1Z. Shoshana, Il Capitalismo della Sorveglianza (2019), LUISS University Press

2Al riguardo, esemplare è lo scandalo DATAGATE: https://www.theguardian.com/world/2013/jun/06/us-tech-giants-nsa-data

3 “…una forma di capitalismo basata essenzialmente sulla personalizzazione dei dati di ogni utente della rete, ottenuta mediante l’estrapolazione del surplus comportamentale, ossia di quei dati e tracce che immettiamo nel web tramite smartphone, i tablet e i computer.

Dati da trasformare in profili individuali, mediante un processo di renderizzazione delle preferenze personali, delle propensioni di acquisto, delle predisposizioni di voto o di opinione, al termine del quale saranno venduti ai veri clienti della rete: gli inserzionisti, i venditori di beni e servizi e i sostenitori di idee che si vogliono diffuse e affermate.”Vedi: https://www.difesaonline.it/evidenza/recensioni/shoshana-zuboff-il-capitalismo-della-sorveglianza

4 https://www.corriere.it/tecnologia/cards/certificate-riutilizzabili-nuove-mascherine-la-seconda-ondata-covid-19/urban-mask.shtml

5https://www.corriere.it/tecnologia/20_novembre_02/ricerca-mit-un-colpo-tosse-intelligenza-artificiale-rileva-asintomatici-covid-28330eb6-1cf4-11eb-96cf-67d3c6522771.shtml