QUESTA È SPARTA – 12

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«L’elmo e la corazza uno li indossa per la sua sicurezza personale; mentre lo scudo protegge anche i compagni di fila».
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Demarato, re di Sparta dal 510 al 491 a.C., risponde così alla domanda su come mai gli Spartani detestino coloro i quali gettano lo scudo e non quelli che si tolgono l’elmo e la corazza.
Lo scudo serve da riparo per se stessi e per il camerata accanto, perciò è più importante dell’elmo e della corazza che proteggono solo chi li indossa. Gli Spartani in guerra non lasciano indietro nessuno perché un solo punto debole nella falange rappresenterebbe un pericolo per l’intera formazione. Oltre ad attaccare occorre mantenere le fila: uniti si è più forti e riparati. 
Gli opliti in formazione rappresentano un tutt’uno in cui, l’uno con l’altro, si difendono e si rafforzano. La falange è un insieme di tasselli compatti che la rendono temibile ed impenetrabile. Una macchina perfetta di 300 uomini, fianco a fianco, protetti dai loro scudi, pronti all’attacco con le loro lance e spade, forti del loro coraggio.
Gli Spartani sono legati da un vincolo di lealtà fortissimo perché non imposto dalla legge ma ispirato dall’esempio degli antenati. Uomini uniti dallo spirito di comunità come parte di uno stesso organismo che vede la sua massima espressione nella falange. A Sparta come sul campo di battaglia, viene anteposto il bene della polis all’interesse personale, il senso del dono all’ottica del profitto, la gerarchia al gerarchismo, la forza dell’essere alla fragilità dell’apparire.
Dalla falange spartana, alla legione romana, agli ordini cavallereschi, all’etica del Bushido e alla Guardia di Ferro: in momenti storici lontani e con realtà politiche diverse, quello che conta è la visione organica della comunità. Ognuno deve compiere il proprio dovere e mantenere la posizione, nella comunità come in una formazione militare, per proteggere se stesso e gli altri.
Se il mondo moderno ci vuole isolati, omologati e indifesi, si riscopra l’importanza dei legami comunitari, la bellezza delle varietà di attitudini, la solidarietà tra camerati. Solo l’invulnerabilità della Comunità può essere scudo, per sé e per gli altri al nostro fianco.