L’Argentina in quarantena da 6 mesi, lo strangolamento di un Paese

526
L’Argentina ha battuto il record mondiale di quarantena, o lockdown, come piace dire ai nostri giornalisti. La sostanza è la stessa: casa diventa la tua prigione, solo che dirlo in Inglese forse fa meno paura, o fa semplicemente “più figo”.
Un record mondiale, quello del paese biancoceleste, che difficilmente verrà mai eguagliato nella storia. 120 e più giorni di quarantena, dall’inizio pandemia covid-19. E fino a qualche giorno fa gli Argentini hanno sperimentato la faccia più rigida e invasiva delle misure anticoronavirus.
Viene lecito pensare, a questo punto, che il virus sia stato eradicato, cancellato dalla faccia della Nazione. Eppure non è così. Anzi, proprio in questi giorni l’Argentina ha superato il milione di casi.
Come è possibile, viene allora da chiederci, che con 6 mesi di quarantena dura si sia superato il numero di casi in Italia e in altri paesi europei?! Eppure e così. Sui giornali, ovviamente, non ne sentirete parlare.
Così come non leggerete del caso Svezia, il modello opposto del lockdown che, senza una vera e propria quarantena, ora sta messo meglio di noi e tanti altri. Non lo leggerete questo sui giornali, non leggerete che il Popolo argentino è ormai alla fame. Non saprete di come uno stato già provato da numerose crisi economiche è ora quasi completamente distrutto.
Non lo leggerete, perché se no mettereste in dubbio l’efficacia della quarantena come misura restrittiva, perché iniziereste a chiedervi se ha senso tutto questo, se è vero che rinchiudersi significa sconfiggere il virus.
Meglio non farsi domande, dice il governo, accendere Netflix, comprate le scarpe della LDL, acquistate su Amazon e rimbambitevi davanti alla D’Urso; ma non fatevi domande sul caso Argentina. Questo, almeno, è quello che non vogliono loro.
Purtroppo per chi ci vuole schiavi e servi, esistono ancora Uomini e Donne che usano il cervello, Uomini e Donne che pensano fuori dagli schemi e che non si fanno abbindolare dalle manovre dei mass media.
Leggete del caso Argentina, leggete di come la quarantena ha assassinato un popolo fiero e guerriero.

(www.gauchonews.it) –  L’Argentina si avvia verso la fine del regime di quarantena che, tra alti, bassi, modifiche ed eccezioni, ha fermato il paese dal 20 marzo. La quarantena più lunga del mondo, hanno più volte sottolineato media nazionali ed esteri. Nonostante la necessità, con un Covid che è andato addirittura impennandosi negli ultimi mesi, è stato un colpo durissimo per l’economia nazionale, che già scontava oltre un anno di recessione. Con oltre 1,2 milioni di contagi registrati e 32.766 morti al 6 novembre, l’Argentina è il settimo paese al mondo per numero di casi. Ora, però, comincia la altrettanto costretta fase della convivenza col coronavirus. L’ultima proroga delle misure era arrivata il 23 ottobre con decorrenza da lunedì 26, per altre due settimane. Da lunedì 9 novembre il paese si rimette in moto, anche se non completamente.

La decisione più attesa era quella relativa alla cosiddetta Amba, l’area metropolitana di Buenos Aires cche comprende la capitale e il suo hinterland che ricade sotto la giurisdizione della provincia. Dall’inizio della pandemia è stato il vero centro dell’epidemia nel paese. Ora, però, la curva mostra una flessione e permette un alleggerimento delle misure.

Sembra un gioco di sigle, ma l’Amba passa dall’Aspo al Dispo, cioè dall’insolamento sociale obbligatorio a un regime di distanziamento sociale preventivo. In sostanza, è permessa una ampia rosa di attività, nel rispetto delle distanze fisiche. Il tutto da lunedì 9 novembre. Alla decisione di ‘liberare’ l’area metropolitana di Buenos Aires hanno partecipato il governo nazionale, quello provinciale e quello della città autonoma di Buenos Aires. Che hanno voluto sottolineare: non è un liberi tutti. Ci saranno regole da seguire e ricorrere a una buona e fondamentale dose di responsabilità individuale. Le autorità annunciano che seguiranno test di massa per individuare casi di coronavirus al fine di agevolare un accesso più sicuro alla quasi normalità.

Tra le principali novità, la possibilità di tornare a utilizzare i mezzi del trasporto pubblico che in quedsta lunga fase erano stati riservati ai lavoratori delle categorie essenziali. Saranno consentite le riunioni in luoghi chiusi ma fino a dieci persone anche se dal governo della città sottolineano che “è meglio all’aperto o su spazi aperti come balconi e terrazze”.

Altra decisione attesa, il ritorno a scuola: lunedì 9 in aula sia gli studenti delle scuole pubbliche che private della città di Buenos Aires. Per molti altri settori, come i luoghi adibiti agli spettacoli, ci sarà da attendere. Un cronoprogramma è allo studio.