SCRIPTA MANENT – 14

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Die XXIX mensis octobris a(nno) D(omini) MMIV
in hoc sacratissimo Capitolino colle
almae Urbis orbisque terrarum arce
in praeclara augustaque exedra
ab Horatiis et Curatiis nuncupata
nationum in Unione Europaea coniunctarum
summi moderatores
foedus de civitatis forma constituenda
ut Europae gentes in populi unius corpus coalescerent
uno animo, una voluntate, uno consilio
obsignaverunt. 
Il 29 ottobre del 2004 in questo sommamente sacro colle capitolino, rocca della nobile Urbe e di tutto il mondo, nella celebre e augusta sala che prende nome dagli Orazi e dai Curiazi i primi ministri delle nazioni congiunte nell’Unione Europea l’accordo sulla forma costituzionale che deve essere istituita per unire nel corpo di un solo
popolo le genti d’Europa con un solo animo, una sola volontà, una sola decisione, firmarono. 
Ogni tanto le epigrafi servono anche a testimoniare i fallimenti della storia. Scritte che restano – scripta manent, appunto – a imperitura memoria di una superbia che fu sconfitta dalla storia stessa. Storie di piccoli uomini credutisi grandi. Spesso le epigrafi testimoniano episodi a cui i posteri dei remoti tempi futuri sono indotti ad assegnare più valore di quanto ne abbiano realmente avuto, per il solo fatto di aver rinvenuto un’epigrafe che ne attesta l’accadimento. I posteri dei tempi futuri più prossimi, invece, sanno bene che, a seguito del carattere fallimentare di quello specifico episodio, quell’epigrafe resta lì a testimonianza della tracotanza di coloro che, illusi ma anche e soprattutto superbi, credettero di aver cambiato il mondo e le sorti dei popoli. L’iscrizione fu redatta dal latinista Antonio Marchetta e affissa nel portico del cortile di Palazzo dei Conservatori, ai Musei Capitolini, il 29 ottobre 2004 in occasione della firma del trattato che regolava l’entrata in vigore della costituzione europea – poi (Deo gratias!) abortita – da parte dei primi ministri delle nazioni aderenti all’Unione Europea.
Si tratta di una vera e propria “parodia”: l’antitradizione, ispirata dalla controtradizione, emula goffamente la Tradizione, imita come una scimmia i movimenti dell’uomo retto, spera di illudere il mondo di essere portatrice di civiltà e luce. Tutta l’emulazione parodistica dell’azione antitradizionale è in questa epigrafe chiaramente evidente nei riferimenti alla sacralità del Campidoglio e al binomioUrbs et Orbs“, insozzati da quel vomitevole neologismo latino (“in Unione Europaea“) da far rabbrividire i presenti ma anche i posteri.
Questi ultimi – è un auspicio – ritrovata tra le macerie del “mondo di ieri” questa squallida iscrizione e restaurata la lingua dell’Impero, si chiederanno dubbiosi: “Quid erat Unione Europaea?“.