Babbo Natale non esiste! Perché è importante che i nostri figli lo sappiano sin da piccoli.

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Pubblichiamo questo articolo ricevuto da un contributore esterno. Non condividiamo le conclusioni esposte sui presunti danni che l’immaginario di Babbo Natale potrebbe creare nei più piccoli: anzi, crediamo proprio il contrario e lo chiariamo in quest’altro articolo!
Tuttavia lo spunto iniziale e talune sfumature possono essere utili per approfondire il tema e dunque diamo spazio a questo articolo, comunque ribadendo che per noi “Babbo Natale esiste!”.

Si avvicina il Natale, il momento più “magico” dell’anno come ci sentiamo dire, ed ogni anno con maggiore anticipo, dalla televisione, la radio, internet, social e non solo. Il motivo è presto detto, se consideriamo che il periodo natalizio è il periodo più remunerativo sul piano commerciale praticamente per quasi tutti i settori, al punto tale che, se potessero, gli stregoni del marketing sarebbero pronti a giurarci che ogni giorno è Natale.
Natale, invece, è sì un momento magico ma, per i motivi esattamente contrari a quelli che vorrebbero farci credere: esso coincide con il Solstizio d’Inverno ed ogni tradizione ha interpretato e vissuto questa “porta” che collega l’uomo al sacro secondo miti, simboli e narrazioni particolari. Di certo, nulla c’entra con questo pilastro dell’anno – neanche come residuo di qualche tradizione ormai decaduta – la figura di Babbo Natale.
Babbo Natale non esiste. Lo sanno anche i bambini o, per meglio dire, quelli abbastanza grandi da scoprire che dietro alla storiella del vecchio panciuto che gira con le renne a donare regali si cela invece mamma e papà o qualche zio o nonno. Ma perché è importante che non si illuda i bambini circa l’esistenza di Babbo Natale? 
Non è (solo) per tutelare una autentica tradizione che dovrebbe far coincidere il senso del dono con ben altri motivi, che non sono certi quelli di questo non meglio identificato vecchietto di rosso vestito. Sicuramente la tutela delle tradizioni conta, ma quel che più dovrebbe rilevare è che non bisogna illudere i bambini giocando con la loro Fede, avendo già la consapevolezza che presto o tardi, essa verrà frustrata e annichilita.
Ci spieghiamo meglio. Nella società attuale, dove i bambini (e gli adulti) vivono e crescono in una quasi assoluta assenza del sacro e della religione nelle loro vite, l’approccio alla “magia” del Natale – che fa leve su l’emozione e l’ovvia ansia, quasi escatologica, del regalo tanto atteso – ha un peso non indifferente. Potrebbe sembrare banale ripensandoci con gli occhi degli adulti che siamo diventati oggi, ma quanto aspettavate il Natale con ansia, viva gioia e un pizzico di mistero? Molto, moltissimo.
Sono esperienze apparentemente piccole, ma che alimentano nel bambino delle leve ancestrali che fanno perno sulla Fede in ciò che, seppur inconoscibile, è di tutta evidenza bello e giusto pur senza sapere neanche bene cosa quelle parole possano significare a quell’età.
E cosa fa, invece, la nostra società? Essa ha costruito ad arte l’antidoto, o sarebbe meglio dire il veleno. Babbo Natale, infatti, è la perfetta incarnazione abusiva del Natale, perché di questa occupa solo lo spazio sentimentale ed emozionale, senza restituire alcun contenuto sacrale. E’ un simulacro del sacro, un rovesciamento di quest’ultimo, non a caso partorito dall’ufficio marketing della Coca-Cola che detiene formalmente i suoi diritti d’immagine. Che cosa avviene quando il bambino, un poco più cresciuto, scopre per qualche ragione che Babbo Natale non esiste? Egli ha una esperienza di rottura che solo la nostra civiltà ormai inebetita e de-sacralizzata può non cogliere nella sua drammaticità: il bambino è stato allevato, con la purezza di cuore un po’ fanatica che solo i bimbi possono esprimere, alla Fede nell’esistenza di questo vecchietto e della sua missione di portare doni, salvo poi scoprire la menzognaIl bambino impara, cioè, che si può imparare a non credere, a non avere Fede.
E’ una esperienza di rottura, niente affatto positiva, e dai contorni piuttosto “satanici” per usare delle categorie a tutti comprensibili. Infatti, il bambino ha così l’esperienza che ci si può illudere nella Fede e, addirittura, che questa può essere mal riposta perché falsa, menzognera. Il bambino vive così una esperienza inaccettabile per un uomo che voglia vivere in armonia col Sacro: perdere la Fede in ciò che ci trascende. Inoltre, e qui sta l’intelligenza sovversiva, questa disillusione viene fatta vivere proprio nel momento catartico dell’anno, in cui a livello cosmico alcune porte potrebbero dischiudersi per l’uomo nella sua ricerca del Sacro.
Invece, si polarizza proprio in questo momento (non altri!) la disillusione, da cui deriva una inevitabile compromissione del significato profondo del Natale che resterà, più o meno coscientemente, sempre legato alla scoperta che è tutto falso, e quindi anche ciò che di vero sta dietro le forme degenerate del Natale stesso. Come in un riflesso pavloviano il bambino – futuro adulto – rischia di smettere di associare per sempre nel proprio cuore al Natale un momento sacrale, perché il retropensiero lo porterà sempre alla brutta esperienza di rottura maturata con Babbo Natale.
Che fare, dunque? Sicuramente, stimolare nei nostri figli e bambini una consapevolezza  trattandoli per quello che sono: uomini e donne di domani, la cui formazione non è procrastinabile perché si determina oggi. Quindi, se proprio l’attuale sovrabbondanza di questa asfissiante “magia del Natale” ci impedisce di rivelare a tutto tondo la vera verità sul Natale, e sull’omonimo “Babbo”, almeno che si abbini a questa “magia” (dal sapore commerciale) una esperienza reale col sacro, abbeverandosi delle tradizioni sacre che abbondano per questo periodo dell’anno, sia religiose che locali e famigliari
Fare l’albero spiegandone il significato simbolico, decorare la casa di luci e candele ricordando così la sempiterna lotta della Luce sulle tenebre, trasformare l’esperienza del regalo in quella più nobile del dono (ad esempio, facendo vedere o partecipare i nostri bimbi a una azione di solidarietà concreta) e molto altro, sono tutte piccole azioni alla nostra portata che possono aiutarci a contrastare il condizionamento che questo mondo vuole creare sulle persone più fragili e indifese per definizione, ma più pure e sante: i nostri bambini.