Il Natale prematuro del governo Conte: un ulteriore contributo

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Abbiamo parlato in precedenza dell’assurda iniziativa del governo Conte per arginare l’impeto religioso dei pericolosi “untori”, coloro cioè che si incontrano con i propri cari attorno ad una tavola o frequentano le chiese, “famigerati” luoghi di contagio e morte
Pubblichiamo oggi un ulteriore contributo sul significato profondo del Natale e la non casualità delle parti che compongono questo rito fondamentale, attorno a cui ruota tutto l’anno e la vita spirituale dei fedeli, ma in generale degli uomini.

È nota la discussione, sorta in questi giorni, che prende le mosse dai provvedimenti del Consiglio dei Ministri e della CEI per il contenimento della pandemia di Covid-19, i quali hanno deciso che la Messa della Mezzanotte di Natale sarà anticipata in orario compatibile col coprifuoco imposto, dovendo celebrarsi entro le ore 21:00.
La vicenda ha sollevato polemiche nel mondo cattolico: da una parte, per le posizioni più conservatrici, tale scelta sarebbe un ulteriore colpo alla tradizione della Chiesa (alla luce, anche, della sospensione delle liturgie pubbliche durante la scorsa Pasqua); dall’altra quelle più favorevoli con questa scelta si fondano sul presupposto, invero coretto (ma sufficiente?), per cui la giornata liturgica decorre dal tramonto al tramonto successivo e, pertanto, quella Messa già sarebbe nel giorno 25.
Dal nostro punto di vista, che è quello della Tradizione, la vicenda va inquadrata, come sempre alla luce dei Princìpi, unicamente sulla base dei quali è possibile trovare la giusta sintesi tra la sostanza e la forma, tra la metafisica e la teologia, tra ontologia, cosmologia e liturgia.
Affrontiamo la questione senza dilungarci eccessivamente. Partiamo dal presupposto che la liturgia natalizia si compone di quattro Messe: Vespertina della Vigilia, della Mezzanotte, dell’Aurora e del Giorno.
È altrettanto vero che la giornata liturgica va dal tramonto a quello successivo, ma questo criterio, su cui si fonda ogni liturgia, in occasione del Natale, va correttamente interpretato alla luce simbolismo della Mezzanotte (su cui si fondano le quattro Messe natalizie), sulla base di un presupposto molto importante: come ogni Messa, così anche quella di Natale, non è una mera commemorazione (come vorrebbe l’eresia protestante), ma una vera attualizzazione, oltre il tempo e lo spazio, del Sacrificio della Croce e degli eventi liturgici celebrati.
Durante la Messa di Natale, non si ricorda la nascita di Gesù (non è “il compleanno di Gesù”, si badi bene); durante la Messa di Natale nasce Gesù e, si badi bene, non nasce “di nuovo”, ma nasce. Dove avviene questa nascita? Sicuramente, anche in tutti i cuori che si sono predisposti ad accoglierla.
Storicamente, checché ne voglia la critica scientista, tale nascita non poteva che avvenire nella notte del 25 dicembre, alla Mezzanotte. Il Cosmo, infatti, è un simbolo che di Dio, del Princìpio, «porta significatione» (come dice San Francesco d’Assisi) e parla la lingua.
Il 25 dicembre, infatti è il Solstizio d’inverno: una data che, per la processione degli Equinizi, nei secoli, sul calendario, è oscillata tra il 20 e il 25 dicembre circa. Com’è noto, in tale momento dell’anno il Sole, nell’istante in cui raggiunge il punto più basso sull’eclittica, comincia a risalirla: riemerge dalle profondità della terra.
Allo stesso modo, nell’arco di una singola giornata, alla mezzanotte accade la stessa identica cosa: il Sole comincia a risalire verso lo Zenith, il nuovo giorno inizia. Il Solstizio d’inverno è la Mezzanotte dell’anno, la Mezzanotte è il Solstizio del giorno. 
Gesù Cristo, che è la Luce mondo («ego sum lux mundi»), la Luce della Conoscenza che si rivela al mondo («Η γέννησίς σου Χριστέ ο Θεός ημών, ανέτειλε τω κόσμω, το φως το της γνώσεως» – «La tua nascita, o Cristo, il Dio nostro, ha svelato al mondo la luce, quella della conoscenza» – secondo la liturgia o romano-bizantina) non poteva, infatti, che nascere in quel momento (storicamente e, soprattutto, metastoricamente): alla mezzanotte dell’anno, nell’istante in cui la Luce vince sulle tenebre, riemergendo dalla terra vergine che l’ha accolto e preservato.
Così, il Cristo, nasce in una grotta – simbolo sia del cuore, sia delle profondità della terra in cui avviene il rinnovamento -, dal Parto Virginale della Beata Vergine Maria – in sombolismo dell’utero, del seno vergine è assimilabile a quello della grotta. 

Insomma, lungi da qualsiasi lettura positivista, consci della importanza dell’armonia tra la coscienza individuale e i ritmi sacri che Dio esprime tramite il Cosmo, affinché gli eventi sacri siano veramente vissuti interiormente, per tutti i cattolici, nella Mezzanotte di Natale, tutto il Cosmo annuncia – dal Sole al più piccolo filo d’erba, che godrà della sua luce – la nascita del Verbo che si è fatto carne e che «venne ad abitare in mezzo a noi».
Al di là di ogni polemica, ancora una volta troviamo nei Princìpi i riferimenti per scongiurare ogni possibile incomprensione: sostanziale, ancor  prima che formale.