Il Presepe “orribile” voluto da Bergoglio

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Se c’è un simbolo dell’avversità all’autentica religione cattolica, questi non è un materialista incallito, non è un intellettuale sinistrorso e ateo. No, tutt’altro. Ormai lo sappiamo chi meglio incarna l’avversione alla tradizione cattolica e a tutta la sua autenticità quale via religiosa legittima che riporta al Sacro: si tratta di Bergoglio. Che non perde occasione per sminuire, svilire e annacquare quelle – ormai poche e sempre meno – certezze che il Cattolicesimo di Roma ancora detiene. Piano, piano, silente, silente, Bergoglio e il suo squadrone lavorano contro l’autentica Chiesa Cattolica. Cambiano i dogmi, modificano le preghiere, invertono i simboli, aprono le porte della Chiesa a chi naturalmente dovrebbe restarne fuori, ottenendo anche il risultato di allontanare chi legittimamente dovrebbe farne parte.
E ora, quale migliore occasione se non la costruzione del Presepe in Piazza San Pietro, a Roma, per non ribadire questa costante e indefessa attività? Guardate quanto è brutto e antiestetico il Presepe installato quest’anno, proprio ora che la Bellezza autentica della nascita di Gesù Bambino – quel lampo di luce autentica nella fredda notte, che rilancia la vittoria del Sole – sarebbe servita a riscaldarci e illuminarci.
Rispettiamo sempre la funzione papale, il Papa e la sua figura, distinguendola sempre e comunque dall’uomo, che invece critichiamo e mettiamo all’indice, perché agisce palesemente contro la Tradizione.

(estratto da liberopensare.com) – Un presepe transumano, di Piero Cammerinesi

Un altro passo avanti nel meticoloso lavoro di distruzione di ogni simbolo sacro a vantaggio del transumano.

È la finestra di Overton delle immagini.

Immagini la cui percezione, giorno dopo giorno, passa da inconcepibile ad accettabile, a ragionevole, a popolare.

L’importante è procedere passo passo nella transizione, in modo da mitridatizzare i popoli che prima possono storcere il naso, poi abituarsi, infine accogliere entusiasticamente le innovazioni introdotte.

Se non si fosse capito mi sto riferendo all’ultimo scempio della simbologia cristiana operata da una Chiesa evidentemente ormai a fine corsa, dove gli stimoli satanici, pansessuali e transumanisti stanno prendendo trionfalmente piede: il Presepe 2020 di Piazza S. Pietro.

Per ora i commenti dei romani che guardano il Presepe in allestimento sono ancora: “Nun se pò guardà”, “È oribbile”, “Ma che vor dì?”, “N’ammucchiata de bulloni”, “So’ arivati i marziani”…

Ma tranquilli, vedrete che tra poco usciranno allo scoperto fior di intellettuali che esalteranno questa “opera d’arte” la cui inaugurazione, insieme a un abete rosso dalla Slovenia, è prevista per domani 11 dicembre.

E faranno sentire tutti quelli che ancora storcono il naso dei “burini”, ignoranti e antiquati.

Già si alzano voci che magnificano questo ennesimo oltraggio non solo all’elemento del Sacro ma anche alla bellezza ed all’equilibrio artistico.

Il governatorato del Vaticano ci fa sapere, infatti, che nel presepe sono…

«forti i richiami alla storia dell’arte antica, dell’arte greca, di quella sumerica, e di quella egizia».

Vedete, branco di ignoranti che non siete altro, che non è come pensate voi?

L’opera, proseguono i portavoce Vaticani

«vuole essere un segno di speranza e di fiducia per il mondo intero. Vuole esprimere la certezza che Gesù viene in mezzo al suo popolo per salvarlo e consolarlo. Un messaggio importate in questo tempo difficile a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19».

Ma questo presepe è tutt’altro da come viene descritto.

È, senza mezzi termini, un ponte verso il transumanesimo.

La finestra di Overton, appunto.

Non so cosa ne pensiate voi, ma personalmente mi pare una scenografia – non riesco a chiamarlo Presepe, scusatemi – in cui la tradizione delle immagini sacre viene spazzata via da un florilegio di alieni e astronauti dalle forme disarmoniche e tozze.

Ma, in fondo, perché mai si dovrebbe ancora celebrare il Natale con le figure che per duemila anni ci hanno accompagnato, quando oggi la Chiesa ha di fatto tradito le sue origini trasformandosi nella “Chiesa Pachamama” di Papa Francesco?

Horror fidei… che rispecchia in pieno questa chiesa malata e moribonda”, questo uno dei commento su un personaggio di questo presepe 2.0 – difficile da capire se sia uno dei Re Magi o qualcun altro – che indossa una specie di casco e tuta spaziale.

L’obiettivo sembra essere perfettamente in linea con quello di abituare i popoli ad abdicare alla propria umanità (distanziamento sociale, didattica a distanza, occultamento del volto e dei propri sentimenti, divieto di spostamenti) per dirigersi verso il nuovo mondo sempre più virtuale, sempre più trans-umano, nel quale le élites fanno trasparire con chiarezza i loro simbolismi e la loro agenda.

D’altra parte ce lo dice a chiare lettere anche il patron di Tesla, Elon Musk, che è ora di diventare cyborg.

«Il chip potrebbe modificare anche il modo in cui avvengono le relazioni tra esseri umani. Una simbiosi con l’AI è auspicabile, dato che dobbiamo imparare a stare al passo con la tecnologia. Siamo già in qualche modo un cyborg, giusto? Perché hai il tuo telefono, hai il tuo laptop, hai i tuoi dispositivi elettronici. Oggi se non porti il telefono, è come se avessi la sindrome dell’arto mancante. Sembra che qualcosa sia davvero, davvero mancante».

[continua su liberopensare.com]