Recensione | Arte e politica. Viaggio alla scoperta del foro italico – 13.12.2020

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Dopo il primo appuntamento svoltosi all’Eur in due date – 10.10.2020 e 7.11.2020 –, Arte e politica, l’iniziativa della Comunità Militante di Raido dedicata all’Arte e alla sua dimensione formatrice e anagogica, ci ha condotti, sempre con Riccardo Rosati – critico d’arte, linguista e orientalista – alla riscoperta del Foro Mussolini, oggi pavidamente ribattezzato ‘Foro Italico’: complesso ideato da Enrico Del Debbio e inaugurato nel 1932 (ma realizzato tra il 1927 e il 1933, per esser poi terminato dopo la Guerra), per celebrare il decennale della Rivoluzione fascista.
Tale iniziativa nasce perché veramente crediamo che la Bellezza salverà il mondo: una Verità metafisica, non una citazione di cui si coglie solo l’aspetto astrattamente poetico. L’Arte vera, infatti, è la forma espressiva per eccellenza di una Visione del mondo basata sul Sacro, della Visione del mondo tradizionale, ed è Bella solo in quanto suscettibile di elevare l’anima alla contemplazione dei Princìpi che la stessa plasticamente incarna.
La vera Arte, pertanto, Bella perché universale, nega ogni soggettivismo e non si confonde con la mediocrità del “gusto”, del “ciò che piace”, della mera espressione estetica.
Ebbene, l’universalità delle idee da cui questi luoghi hanno preso forma, viene espressa dal fatto che gli stessi vivono ancora della medesima destinazione d’uso da cui sono nati: subito vediamo podisti, persone che si allenano, o anche solo famiglie intente a godersi il momento… proprio come i templi conservano nei secoli la loro funzione.
Ecco la sintesi del Foro Mussolini: spiritualizzare il proprio tempo libero.
L’Arte vera non muore dietro una teca, ma continua ad trasmettere vita, come questi luoghi.
Ebbene, nella mattinata di domenica 13 dicembre 2020, il Ponte Duca D’Aosta, i cui quattro cippi celebrano l’eroismo bellico italiano nelle battaglie pressio i fiumi Sile, Piave, Isonzo e Tagliamento, combattute dalla 3° Armata, sotto la Guida del Duca D’Aosta, ci ha introdotti nel Foro Mussolini.
Ci siamo così trovati al cospetto del Monolite: il celebre obelisco, tra i più grandi d’Italia, recante la scritta ‘MVSSOLINI DVX’. Questo non custodisce solamente l’entrata del Foro, estetica oasi di pace e trionfo nel mezzo del folle deserto cementizio dell’urbanizzazione capitolina, ma anche, come testimonia una recente scoperta, una pergamena, il Codex Fori Mussolini, com’è stata ribattezzata, custodita nel suo basamento e ritrovata solo nel 2016, assieme ad una medaglia e a delle monete d’oro (secondo un rito risalente al Rinascimento), su cui sono trascritte, in lingua latina, le gesta del Fascismo e del suo capo, Benito Mussolini.
Questo un guardiano forte e austero, ci introduce nell’area del Foro i cui mosaici, che ne pavimentano il viale, celebrano le discipline sportive e la fondazione dell’Impero. Ai lato dello stesso, ulteriori cippi raccontano la storia d’Italia e del Regime, indissolubilmente unite, a partire dalle gesta della Prima Guerra mondiale. Veniamo così condotti alla celebre Fontana della sfera, coronata anch’essa dai predetti mosaici.
Abbracciati dalla Riserva naturale di Monte Mario – un’area verde non edificabile che sorge sull’omonimo colle romano – e un’ansa del Tevere, l’aria è già più tersa. La Bellezza del posto sembra essere destinata fatalmente alla sua funzione, dalla natura dei luoghi che lo ospitano.
Ci troviamo, così, al di sotto dello Stadio dei Cipressi, oggi Stadio Olimpico, e, proseguendo alla nostra destra, accediamo alla terza e ultima area che andremo a visitare: quella dello Stadio dei Marmi.
Ci accolgono le sessantaquattro famose statue che lo perimetrano: sessantaquattro atleti, sessantaquattro agonisti, ciascuno con la propria disciplina, ciascuno da una provincia d’Italia, che ancora ispirano tutti coloro che si allenano nel prato e nella pista di atletica incorniciata dagli spalti marmorei, il bianco marmo che assorbe la luce del Sole per donarlo gratuitamente a chi vi si dedica, sullo sfondo celeste di una tersa mattina di novembre.
L’azzurro, il bianco, il verde e il rosso: questi i colori di questo tempio dell’agone, in cui il tempo libero viene trasfigurato in una dimensione non più panciuta e borghese, ma l’accademia della nuova Italia; dell’Italia che vinse due mondiali di calcio di seguito, che eccelleva nel ciclismo e nel pugilato.
Perimetrato lo Stadio dei Marmi, ci avviciniamo al celebre Palazzo H – progettato da Enrico Del Debbio –, anch’esso rosso, oggi sede del C.O.N.I., nel cui salone d’onore, dal dopoguerra al 1997, è stata occultata ‘L’apoteosi del Fascismo’: un’enorme pittura murale.
Restituiti a noi stessi, torniamo sui nostri passi, usciamo da dove siamo entrati, quasi a salutare nuovamente un monolite ma… alla nostra sinistra, una lapide paretale si fa scorgere. Non la sua timidezza, ma la scintillante discrezione, l’hanno conservata dalle orde barbariche. Osserva il Monolite da una parete esterna del Palazzo del cinghiale. Su di lei, chi ha edificato questo luogo ce ne ricorda che le radici affondano oltre il tempo e lo spazio: non luogo di ricordo, ma di futura ispirazione… ma non ne turbiamo ancora l’ispirazione, invitandovi a trovarla, nella sua riservatezza.