Investimenti per la sanità? No, parità di genere!

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Sono mesi che il governo, dopo aver fallito miseramente nella gestione della seconda ondata del Covid19, promette senza posa. L’ultimo impegno, insieme al cappio del MES, è quello del Recovery Fund.
Per Conte e i pentastellati è la via d’uscita, la prova che potranno sventolare alle prossime elezioni gridando: “guardate cosa abbiamo fatto per voi!”.
Per i 5 Stelle questo può essere infatti l’ultimo tentativo di rimanere saldamente ancorati alle poltrone che hanno deciso occupare non appena ne hanno avuta l’occasione. Ora, fra decreti In-sicurezza, fallimento a tutto tondo nella gestione covid, l’alleanza inaspettata e tragicomica con l’acerrimo nemico del PD, l’ultima cartuccia che hanno da sparare è quella della liquidità e degli investimenti in arrivo.
Possono, e devono, permetterselo senza pensarci due volte. L’alleanza di governo può indebitare il Paese quanto vuole, sanno infatti benissimo che alle prossime elezioni faticheranno ad arrivare sopra il 10%, e quindi non sarà un problema loro gestire questo nuovo debito.
È il classico gioco della democrazia, da populisti antisistema, a scalda poltrone senza vergogna. Allora, taccuino alla mano, M5S e PD si sono messi a dividere i soldi che l’Unione Europea ci presterebbe – non regala mai niente-, per rilanciare la nostra economia e superare la crisi sanitaria.
E ancora una volta la sgangherata alleanza di governo contiana a trazione ideologica sinistra, dimostra tutta la sua incapacità. Dei 196 milioni che dovremmo ricevere, solo 9 saranno destinati alla sanità. 9, la cifra più bassa.
Infatti ben 48,7 mld saranno utilizzati per la digitalizzazione, 74,3 per la transizione ecologica, e 17 saranno invece spesi per la “parità di genere”, Una situazione così paradossale e indecifrabile che appare ovvio che personalità mediche come Bassetti, della clinica di Malattie infettive di Genova, siano infuriate da questa scelta di Conte e alleati.
Dopo un tragico anno, passato a non fare poco e a promettere grandi investimenti nella sanità – ed è con questa scusa che il governo ha fin dall’inizio spinto sul MES- ora noi cittadini veniamo a scoprire che i soldi che verrebbero investiti in ospedali, personale, ricerca e medicine sono una goccia in mezzo al mare. Pura elemosina.
Con animo distaccato dalle dinamiche democratiche osserviamo, con attenzione come sempre, la farsa di questo governo ibrido. La verità è semplice: questi soldi non servono per il sistema sanitario, ma per legarci ancora di più all’Europa di Bruxelles e della Troika.
I soldi non verranno utilizzati per aiutare gli Italiani in difficoltà, ma per portare avanti il progetto ideologico dell’Unione, attraverso il potenziamento delle telecomunicazioni, delle tecnologie, delle questioni ambientali e delle politiche ideologiche e sovversive sulla famiglia.

www.ilgiornale.it – Il professore ha commentato con disappunto la bozza, alla sanità solo il 4,6%, ovvero 9 miliardi

di Valentina Dardari

Matteo Bassetti è scettico e sembra contestare apertamente la bozza di distribuzione dei fondi del Recovery plan che prevede per la sanità solo il 4,6% dei 196 miliardi previsti dall’Europa per l’Italia, ovvero circa 9 miliardi.

Il direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria, intervenendo durante la trasmissione “L’aria che tira” su La7, ha affermato che “la sanità va completamente ripensata, i dati ci dicono che abbiamo retto ma peggio di altri Paesi. Dobbiamo guardare ciò che è accaduto e non dire solo che siamo bravi e belli. La componente sanitaria si è impegnata molto, ha retto, ma quando c’era bisogno di mettere più risorse. Mi aspettavo 100 miliardi e invece non c’è stato quasi nulla. Servono più medici e infermieri, più investimenti in ricerca, in assistenza”.

Insomma, Bassetti sembra bocciare completamente la ridistribuzione dei fondi, almeno per quanto riguarda il suo campo, la sanità. La bozza del Piano di ripresa e resilienza, pensato con l’obiettivo di ripartire le risorse del Recovery Fund tra più settori, al momento dovrebbe prevedere che, dei 196 miliardi di euro, 74,3 vadano alla rivoluzione verde e transizione ecologica, 48,7 a digitalizzazione e innovazione, 27,7 alle infrastrutture per mobilità sostenibile, 19,2 miliardi per l’istruzione e la ricerca, 17,1 alla parità di genere e coesione sociale e per ultima, sarebbero destinati alla sanità solo 9 miliardi di euro. La cifra ha sollevato qualche dubbio, anche per il fatto che proprio il ministro della Salute, Roberto Speranza, aveva parlato di 68 miliardi destinati alla Sanità.

Ospite della trasmissione Tagadà, Bassetti ha ammesso di sperare che questi numeri non siano quelli reali. E ha poi tenuto a sottolineare che, se questi numeri verranno confermati, vorrà dire che “abbiamo già dimenticato la lezione. Il nostro sistema sanitario ha bisogno di profondi investimenti sia in termini strutturali che in termini di personale. O siamo capaci di approfittare di quello che oggi ci mette a disposizione l’Europa o se poi arriverà un altro problema, anche non pandemico, saremo punto e daccapo. Io credo che un Paese che ha avuto una lezione come quella che abbiamo avuto dovrebbe imparare a investire di più in sanità e in malattie infettive”.