Democrazia…antica come bugia?

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È un noto luogo comune e un “mito di fondazione” delle democrazie moderne quello per cui gli Antichi avrebbero conosciuto forme di governo del tutto simili a quella contemporanea.
Secondo gli entusiasti della “paleodemocrazia”, gli antichi ci vengono rappresentati come degenerescenti ammantati di toghe e alloro che spendono la maggior parte del proprio tempo a… parlare, parlare, parlare.
In realtà, per fortuna i nostri antenati hanno potuto evitare spettacoli penosi come quelli molto spesso offerti dai moderni emicicli parlamentari.
La “democrazia”, infatti, dipende inevitabilmente dal demos, ossia dal popolo. Si può anzi dire che sia lo specchio di quel popolo, sia a livello numerico, sia e soprattutto a livello qualitativo. E ben sappiamo che assai difficilmente ove vi è una corposa rappresentanza quantitativa la Qualità trova considerazione.
Un popolo di ridotte dimensioni e di forte sentire, di costumi sani e di ambizioni adeguate a quelle dell’uomo ben nato può anche dirsi “democratico”, ma in un senso molto diverso da quello attuale.
Si tratta, infatti, della democrazia degli “Omoioi”, ossia degli Uguali, cittadini dotati di un medesimo retroterra culturale, sacrale e spirituale, spesso legati da vincoli di sangue o da medesimi retaggi ancestrali.
Dunque, si sta parlando di un “popolo” ben diverso da quello attuale, privo di quella faziosità e di quella sovversione dei valori che contraddistingue le moderne democrazie.
Le “democrazie” antiche, salve le forme più tarde di degenerescenza (come la democrazia ateniese dei tempi ultimi di tale civiltà), sono mere aristocrazie che hanno avuto in sorte una classe di Uguali particolarmente salda e omogenea.
Non fatevi ingannare, quindi: le antiche assemblee erano dotate di sacralità ed autorità tali da poter essere descritte dagli storici come “Assemblee di Re” o “Consessi di Dei”.
Quale attuale parlamento meriterebbe questo appellativo?