Il soldato tedesco e quel bacio nella notte di Natale

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di Emilio Del Bel Belluz  
Coraggio, Orgoglio, Resistenza. Non ricordo dove lessi questa storia che accadde durante la seconda guerra mondiale nel giorno di Natale. Se non ricordo male parlava di un soldato tedesco che stava davanti ad una casa a sorvegliare perché aveva ricevuto questo ordine. Era la vigilia di Natale del 1944, faceva  molto freddo, il soldato sentiva dei brividi che percorrevano tutto il suo corpo. Dal suo posto di guardia vedeva la chiesa del paese.
Le campane suonavano per richiamare i fedeli alla messa di mezzanotte. La gente gli passava davanti e qualche bambino gli faceva un cenno di saluto con la mano, dettato forse dalla curiosità. Il paese era molto piccolo, ma avevano una grande chiesa con il campanile molto alto. Qualche giorno prima aveva visto che era stato allestito al suo interno il presepe. Aveva osservato con commozione le varie statue di legno scolpite, come pure la capanna sovrastata da una grande stella cometa. Stranamente la statue del bue e dell’asinello avevano dimensioni maggiori delle altre. Anche la sua famiglia, in Germania, possedeva una fattoria con degli animali, tra cui un asinello e alcuni cavalli da tiro. Suo  padre con il duro lavoro dei campi riusciva a sfamare la famiglia.
Pensava con tanta  nostalgia alla moglie  e ai figli che vivevano assieme ai suoi genitori. Non li vedeva dal momento in cui era partito per la guerra. In quella chiesa fredda vi era rimasto oltre un’ ora. L’odore del fumo delle candele, accese davanti alla statua della Madonna,  gli faceva pensare alla chiesa del suo paese. Da una tasca della divisa aveva tolto una foto dove era raffigurata la sua famiglia; quella foto l’aveva ricevuta qualche tempo  prima della partenza assieme  ad un maglione pesante e delle calze di lana che sua moglie gli aveva fatto a mano. Il maglione l’aveva indossato subito perché gli sembrava di portarsi addosso il ricordo della sua famiglia.
Quel maglione gli teneva molto caldo e guardando ancora la foto poteva constatare che i figli erano cresciuti e questo gli donava tranquillità. Chissà quando li avrebbe rivisti, chissà quando avrebbe potuto tornare a casa. Non nutriva purtroppo nessuna speranza di andare in licenza. La guerra aveva bisogno di tutti loro, pronti a fare il loro dovere.
Con quella foto in mano si era diretto davanti alla statua della Madonna e tolse dalle tasche del denaro e lo infilò nella cassetta delle elemosine. Aveva acceso poi due candele a ricordo dei genitori  e della sua famiglia. Quei due ceri avevano illuminato il volto della Madonna ed aveva avuto l’impressione che la Madre di Gesù gli parlasse. Prima di uscire dalla chiesa aveva posato ancora una volta lo sguardo sul presepio che con quell’immagine aveva fatto ritorno  dai suoi camerati.  
All’uscita della chiesa  aveva visto delle famiglie che vi si incamminavano e non poteva fare a meno di pensare alla tristezza che provavano avendo i loro mariti e figli al fronte.
Aveva, poi, rivisto le stesse persone all’uscita dalla messa del Santo Natale che si scambiavano gli auguri. Avrebbe voluto anche lui avvicinarsi a queste persone per lo scambio degli auguri.
Dal momento in cui era partito per la guerra non aveva ricevuto un bacio da alcuno. Proprio in quel momento gli passavano vicino delle persone, ma nessuno si fermava a fargli gli auguri di Buon Natale. Una grande tristezza si era impossessata di lui, pensando alla sua famiglia lontana e alle campane della sua chiesa che in quel momento suonavano a festa.
Ormai si era creato il vuoto attorno. Erano passate da poco le due quando aveva udito dei passi, subito imbracciò l’arma, ma sentiva una voce che gli augurava Buon Natale. Era di una giovane ragazza che aveva visto altre volte in paese, gli si avvicinava e gli porgeva nelle mani un sacchetto,  si scambiavano gli auguri di Natale.
Il soldato si toglieva i guanti, le sorrideva e la giovane gli dava un bacio su una guancia. La ragazza non conosceva una parola di tedesco, il soldato apriva il cartoccio e vedeva che vi era stato messo una fetta di dolce e una cartolina con l’immagine del presepe. Poi la ragazza si avviava verso casa, e giunta nei pressi dell’uscio si girava e salutava con la mano il soldato.
Quella notte di Natale era fredda e gelida, ma per un momento gli era parso che la guerra fosse finita. Camminava su e giù per scaldarsi e non staccava mai gli occhi dalla casa della giovane, un angelo che con il suo gesto generoso gli aveva fatto sentire un palpito di gioia.
La sera seguente, non essendo di servizio, ripassava davanti a quella casa dove viveva quell’angelo che aveva avuto pietà di un povero soldato lontano dalla famiglia. Rivedeva la ragazza qualche giorno dopo, che lo salutava con un sorriso.