Boezio: il nostro fine è il bene – a cura di Alessandro Zanconato

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(a cura di Alessandro Zanconato)

Il De Consolatione philosophiae di Severino Boezio (opera composta tra il 523 e il 525 nel carcere di Pavia, a causa di accuse ingiuste da parte della corte di Teodorico) è un dialogo filosofico in 5 libri, nel quale a Boezio, disperato per la sua ingiusta sorte e in attesa di essere giustiziato, risponde Donna Filosofia, la quale gli ricorda la sua vocazione alla sapienza e lo esorta a riscoprire i veri valori dello Spirito, unica ancora di salvezza contro le ingiustizie degli uomini. 

Nel libro terzo, Filosofia aiuta Boezio a ricordare che il fine di tutti gli esseri, uomini compresi, è la Beatitudine, la quale coincide con il Bene, ovvero con la conoscenza di Dio.

Il De Consolatione, vero gioiello spirituale, fonte di ispirazione e di edificazione per intere generazioni, divenne l’opera più letta del Medioevo, dopo la Bibbia. Dante ne fu profondamente influenzato, ma anche un autore contemporaneo come  Ernst Jünger la lesse e citò a più riprese nel suo Diario di guerra degli anni 1939-1940.
BOEZIO: IL NOSTRO FINE È IL BENE (libro III, XI)
Chiunque indaghi il vero con profondità di riflessione
e non voglia perdersi per strade sbagliate,
rivolga in sé la luce della sua vista interiore
e, concentrando il suo tiro, lo indirizzi a un solo bersaglio;
convinca l’animo suo che quanto s’affanna a cercare fuori di sé
lo possiede già dentro, nascosto nei suoi tesori;
così, quello che la tetra nube dell’errore nascondeva prima
risplenderà con luce più penetrante dello stesso Febo.
Infatti, pur rivestendo lo spirito con la sua massa mortificante,
Il corpo non lo ha privato di ogni suo lume;
Certo, sta radicato dentro di noi il seme del vero
e la cultura con il suo soffio lo può ridestare;
Come, infatti, potete, stimolati, giungere a formulare la verità,
se essa non vivesse in embrione, calata nel profondo del cuore?