Natale 2020, accendere luci – di Gianluca Marletta

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(tratto dal profilo facebook di Gianluca Marletta)
Per qualche ragione, quest’anno in molte vie di Roma manca la luce (il Comune è in bolletta?). Sembra che ormai si sia deciso che questo Natale debba andare così: visi mesti, pochissime luminarie, il tutto ad accrescere un’atmosfera da ‘Terre Guaste’ di arturiana memoria che scende fin dentro le viscere della gente.
Mi dicono che a Roma Est, il parroco di una chiesa ha deciso quest’anno di NON accendere le luci del grande Presepe allestito fuori dalla parrocchia per …solidarietà nei confronti della gente! Solidarietà di cosa non si è capito; ma ormai una parte del Clero usa questa parola per giustificare ogni bizzarria. E’ come dire: se frequento un depresso cerco di deprimermi anch’io per non farlo sentire solo… e poi ci tagliamo insieme le vene!
Questo perché il SENSO DEL NATALE è ormai perso. Ah …già! Ma qual è il senso del Natale?
Il Natale è “essere più buoni”. Ummm …acqua. Tra l’altro, nel Vangelo sta cosa di essere “buoni”, moralisticamente intesa, ricorre pochissimo. Il senso del Natale è stare vicino alle persone sole, fare un regalo a chi non ne riceve, fare un gesto d’affetto …fuochino, stiamo ancora nel campo importante ma pur sempre ‘orizzontale’ della morale.
Il senso del Natale ce lo spiega il Vangelo di Giovanni: “LA LUCE SPLENDE NELLE TENEBRE. Ecco, questo è il senso del Natale. Questo è il significato universale, metafisico, persino precedente (in senso spirituale) la sua particolare applicazione cristiana.
Ora, è una Legge universale che, perché la Luce splenda e trionfi, è necessario raggiungere il buio profondo, le acque dell’abisso, il Solstizio invernale quando, un attimo prima del trionfo del Sole nuovo, le tenebre sembrano illusoriamente vincere.
Ecco il senso del Natale, il senso cristiano e al tempo universale: tutto il resto, francamente, va bene per l’Esercito della Salvezza.
Accendiamo luci allora, accendiamole; e che la gente le veda e riscaldi il cuore.
Et lux in tenebris lucet et tenebræ eam non conprehenderunt…“(Giovanni 1, 5)