Il Vaccino non sarà “obbligatorio”, ma si potrà licenziare chi rifiuta di farlo

470
Si fa sempre più strada l’ipotesi della vaccinazione obbligatoria contro il Corona virus. Nonostante il “Vax Day” sia partito solo da pochi giorni, infatti, il Governo italiano sta già studiando come rendere obbligatoria la vaccinazione, convinto a priori del fatto che gli italiani non correranno a farlo in massa, come sperato.
Questa “fretta” dovrebbe suonare un poco sospetta, come se in realtà l’ipotesi della vaccinazione obbligatoria sia pensata indipendentemente dagli esiti della campagna vaccinatoria a base volontaria che è appena agli albori. Invece, ancora una volta, si guarda al dito anziché alla luna, e senza che il benché minimo osservatore od esperto non trovi contraddittorio o quantomeno frettoloso questo atteggiamento…
Il Governo – invece – sta ragionando su come, e in che misura, rendere obbligatorio il vaccino: se non sarà possibile sul piano legislativo, si opererà indirettamente su quello pratico. Sul piano costituzionale, infatti, appare difficile poterlo rendere obbligatorio in assoluto, mediante una legge che vada contro la volontà del singolo cittadino che intenderebbe opporsi al vaccino.
Per questo sono allo studio una serie di scenari alternativi, cioè la creazione di “leve” che lo rendano di fatto obbligatorio, penalizzando a tal punto chi non lo fa da rendere l’ipotesi di non vaccinarsi più deleteria del sottoporsi (contro la propria volontà) al vaccino stesso.
Stiamo parlando, cioè, di una vera e propria coercizione mascherata dal “diritto alla salute” (che sta diventando sempre più un obbligo, sancito da tecnici senza basi scientifiche certe, al momento, ma molto ipotetiche). Il che non deve indurci ad abbracciare – altrettanto maldestramente – le derive “no vax” di alcuni, ma quantomeno portarci a riflettere su quanti e quali sforzi Governo ed enti privati stanno mettendo nel convincerci (con le buone o le cattive) della bontà del vaccino.
Una coercizione indiretta, ma non meno efficace, che prenderà probabilmente la forma di una “patente di immunità“, rilanciata spesso dal viceministro alla Salute Sileri. Si tratterebbe di un attestato, un documento, un foglio (o forse un’app), che certifichi la vaccinazione e che permetta solo a chi ne è in possesso di svolgere attività sociali: all’accesso agli stadi, cinema e teatri alla possibilità di spostarsi in treno o aereo. in buona sostanza, quelli che ne fossero sprovvisti diverrebbe dei paria, dei fuori casta, intoccabili dagli altri membri della società (la casta dei “vaccinati”), creando pericolosissime forme di emarginazione favorite dallo Stato, alla faccia dello spirito di inclusione ed eguaglianza tanto care alla Repubblica Italiana.
E se non dovesse bastare la “patente di immunità”, ecco pronta l’ultima arma in mano al Governo. Un blasonato giuslavorista come Pietro Ichino – che un tempo si stracciava le vesti per la difesa dei lavoratori… Più o meno quando la Sinistra parlava ancora di “diritti” e di cose concrete!) – è stato prontamente arruolato dal fronte del vaccino obbligatorio, come il resto della Sinistra che da rossa è sempre più “arcobaleno”.
Ed ecco il suo assist al Governo per convincere i cattivi e recalcitranti italiani: con una lettura (forzata) di una norma, già presente nel nostro Codice Civile, il datore di lavoro potrebbe sin d’ora licenziare il dipendente che rifiuti di vaccinarsi. Se passasse questa interpretazione, il Governo avrebbe già in mano l’arma finale, la bomba atomica che obbligherebbe praticamente tutti gli italiani che hanno un lavoro come dipendente a vaccinarsi all’istante.

(tratto da corriere.it) – Vaccino, Covid: il datore di lavoro può chiudere il contratto se un dipendente si rifiuta di Virginia Piccolillo

 

Professor Pietro Ichino, c’è chi ventila l’ipotesi di rendere obbligatorio il vaccino. Giuridicamente è possibile?

«Non solo si può, ma in molte situazioni è previsto».

Da quale norma?

«L’articolo 2087 del codice civile obbliga il datore di lavoro ad adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda, il loro benessere».

Intende che può imporlo?

«Non solo può, ma deve farlo. Ovviamente se è ragionevole. In questo momento non lo sarebbe, perché non è ancora possibile vaccinarsi. Ma, via via che la vaccinazione sarà ottenibile per determinate categorie — per esempio i medici e gli infermieri — diventerà ragionevole imporre questa misura, finché l’epidemia di Covid sarà in corso».

Non è un’imposizione troppo invasiva?

«Chiunque potrà rifiutare la vaccinazione; ma se questo metterà a rischio la salute di altre persone, il rifiuto costituirà un impedimento oggettivo alla prosecuzione del rapporto di lavoro».

O ti vaccini o ti licenzio?

«Sì. Perché la protezione del tuo interesse alla prosecuzione del rapporto cede di fronte alla protezione della salute altrui».

C’è già l’obbligo di mascherine e distanziamento.

«Finché non c’è la possibilità di vaccinarsi, sono le uniche misure di sicurezza possibili. Ma dal momento in cui la scienza e l’esperienza indicano la vaccinazione come misura più sicura, anche questa può essere imposta: come può essere imposto a chi va in moto di non bere troppo alcol».

Ma la libertà di sottrarsi ai trattamenti tutelata dall’articolo 32 della Costituzione?

«Quella norma contiene due principi. Prima sancisce quello di protezione della salute di tutti; poi prevede la libertà di scelta e di rifiuto della terapia. Ma quando la scelta di non curarsi determina un pericolo per la salute altrui, prevale la tutela di questa. Se sono un eremita sono liberissimo di non curarmi e non vaccinarmi. Se rischio di contagiare familiari, colleghi o vicini di posto in treno, no: lo Stato può vietarmi questo comportamento».

E quindi?

«Finché c’è un rischio apprezzabile di contagio il datore di lavoro può condizionare la prosecuzione del rapporto alla vaccinazione. E altrettanto possono fare le compagnie aeree, i titolari di ristoranti, o di supermercati».

Non serve una legge?

«No. Per imporlo in azienda basta l’articolo 2087 del codice civile. Ma anche su ristoratori e trasportatori grava già oggi un obbligo analogo di garantire salute e sicurezza».

Non pensa che potrebbe sorgere un contenzioso?

«È probabile. Ma in un numero molto limitato di casi».

Ma negli altri Paesi Ue il vaccino non è obbligatorio.

«Anche negli altri Paesi il vincolo può nascere se le circostanze ne fanno una condizione per la sicurezza di altre persone».