Soleimani: “Il mio sangue ha senso adesso” – di Hanieh Tarkian

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In occasione dell’anniversario della martirio del glorioso eroe iraniano Generale Qasem Soleimani, pubblichiamo in esclusiva un articolo in suo ricordo da parte della D.ssa Hanieh Tarkian, che ringraziamo.
Col nome di Dio Clemente e Misericordioso
Soleimani: esempio di militanza attiva nell’attesa del Salvatore
Le ultime ore prima del martirio
L’ultimo giorno raccontato dal comandante della brigata afghana dei Fatemiyun:
Giovedì – ore 7 Damasco
Mi diressi alla riunione con l’auto che era venuta a prendermi, il tempo era nuvoloso e spirava una brezza fredda.
Ore 7:45 
Arrivai al luogo della riunione, come in ogni riunione erano presenti tutti i responsabili dei gruppi della Resistenza in Siria.
Ore 8:00
Tutti parlavano tra di loro […] la porta si aprì ed entrò il grande comandante del fronte della Resistenza, con il suo sorriso di sempre chiese a ciascuno di noi come stesse. Per alcuni minuti si discorse amichevolmente fino a quando Haj Qasem [Soleimani] iniziò ufficialmente la riunione […] stava ancora spiegando la parte introduttiva del discorso, quando disse: “Tutti scrivano, scrivano tutto quello che dico”. Scrivevamo sempre i punti più importanti, tuttavia questa volta Haj Qasem insisteva che scrivessimo tutto. Parlò e parlò… dei piani per i prossimi cinque anni… dei piani di ognuno dei gruppi della Resistenza per i prossimi cinque anni… di come dovessimo interagire tra di noi… di… i fogli si riempivano e il foglio successivo … non era mai successo che dicesse così tante cose in una sola riunione.
Coloro che hanno lavorato con Haj Qasem sanno che mentre lavora e nelle riunioni è molto serio e non permette che si interrompa il suo discorso, ma quel giovedì non fu così … il suo discorso fu interrotto molte volte, ma con calma ribatteva: non abbiate fretta, lasciate che finisca il mio discorso…
Ore 11:40
Era arrivato il tempo della preghiera, su ordine di Haj Qasem venne eseguita velocemente la preghiera e consumato il pranzo, e la riunione continuò.
Ore 15
Quasi sette ore! Haj Qasem disse tutto ciò che teneva nel cuore e noi lo scrivemmo. La riunione si concluse…
Come in tutte le riunioni lo circondammo e lo accompagnammo chiacchierando fino alla porta. All’esterno un’auto lo aspettava. Haj Qasem si diresse a Beirut per incontrare Sayyid Nasrallah…
Ore 21 circa
Haj Qasem tornò da Beirut a Damasco. La persona che lo aveva accompagnato disse che Haj Qasem era rimasto con Sayyid Hasan solo un’ora e poi si era accomiatato. Haj Qasem annunciò che quella notte sarebbe andato in Iraq, di coordinare il suo viaggio. Scese il silenzio…
Uno di noi disse: “Haj Qasem la situazione in Iraq non è favorevole, non andarci adesso!”. Haj Qasem sorrise e disse: “Temete che muoia martire?”. Ognuno di noi disse qualcosa. Qualcuno disse: “Il martirio è un onore ma il tuo andartene è per noi un disastro”, un altro disse: “Haj Qasem noi abbiamo ancora molto da fare con te”. Ci fissò uno alla volta e con calma ribatté: “Quando un frutto è maturo, il giardiniere deve raccoglierlo, se rimane sull’albero marcisce e cade da sé!. Poi ci guardò e con l’indice indicò alcuni di noi ‘anche questo è maturo, anche questo è maturo’. A mezzanotte l’aereo decollò, eravamo agitati. Dopo due ore giunse la notizia che il giardiniere aveva colto il frutto maturo1Sardar-e Delha, pag. 137-139..
Qasem Soleimani non poteva morire di malattia, in un incidente e nemmeno ucciso da una pallottola dai terroristi, la sua morte prevedeva un altro destino: il suo martirio sarebbe stato l’inizio di una nuova rivoluzione.
Il generale Soleimani si era sempre considerato un semplice soldato, soldato della wilayat, soldato della gente, soldato del Sepah2In persiano per Sepah s’intende il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione., soldato della patria, e così volle che sulla sua tomba venisse scritto semplicemente ‘soldato Qasem Soleimani’ e nient’altro. 

Il generale Soleimani fu seguace della scuola sciita duodecimana e convinto sostenitore della teoria della wilayat al-faqih, ossia dell’autorità del giurisperito islamico3Per wilayat al-faqih s’intende la guida e l’autorità del giurisperito, giusto e qualificato, sulla società islamica, come continuazione della sovranità divina, dei Profeti e degli Imam, al fine di portare l’essere umano alla sua realizzazione esistenziale finale., così come elaborata dall’imam Khomeini, e pilastro della Rivoluzione islamica dell’Iran. Per questo motivo il generale Soleimani fu anche un sostenitore e seguace del successore dell’imam Khomeini, l’attuale guida della Repubblica islamica dell’Iran, l’ayatollah Khamenei. Infatti in uno dei suoi discorsi affermò: “Tutto quello che abbiamo oggi, lo dobbiamo alla Rivoluzione e all’Imam, e per il nostro onore siamo in debito con l’Imam, e per la continuazione della via e della linea dell’Imam siamo in debito con la Guida suprema. Non c’è ricchezza più preziosa della Guida suprema, non è paragonabile ad alcuna ricchezza4Baradar Qasem pag. 25..
Secondo il generale Soleimani l’imam Khomeini ha lasciato due capisaldi in eredità: la Repubblica islamica e l’autorità del giurisperito, e l’una non può prescindere dall’altra, la Repubblica islamica non può che essere gestita e governata dal giurisperito che possiede tutte le condizioni necessarie, tra le quali essere giusto, conoscere le leggi divine, essere in grado di governare e dotato di coraggio e perspicacia5 Baradar Qasem pag. 23..
L’imam Khomeini possedeva una personalità dotata di un grande carisma, che il generale Soleimani così descriveva: “A cosa era dovuto il fatto che tutto il mondo temeva l’Imam? Che caratteristica possedeva l’Imam? L’Imam era un anziano che si alzava con difficoltà dalla sedia, com’era possibile che tutto il mondo lo temesse? Cos’era questa imponenza che Iddio aveva fatto in modo i cuori percepissero, tale che quando il Ministro degli esteri sovietico si recò per portare la risposta di Gorbaciov e leggerla davanti all’Imam, influenzato dall’imponenza dell’Imam, le sue mani tremavano? Da dove aveva acquisito questa imponenza l’Imam e come incuteva questo timore? L’Imam non aveva ottenuto ciò con il potere del governo, o attraverso gli strumenti o l’imponenza nazionale. Un altro esempio è la Guida suprema dalla cui imponenza e magnificenza i nemici sono influenzati, oppure Sayyid Hassan Nasrallah, che è un semplice seminarista. Perché il nemico lo teme? Tutto ciò è per un solo motivo: ‘Chi teme Iddio, Iddio fa in modo che qualsiasi cosa lo tema, e chi non teme Iddio, Iddio fa in modo che egli tema qualsiasi cosa’. Vedete […] i bravacci del mondo temono anche la loro ombra. Ciò che ha permesso che la guerra [guerra imposta Iraq-Iran] arrivasse a questa grandiosità, è che Iddio era grande nella sua [dell’imam Khomeini] mente e oltre a Dio [tutto il resto] piccolo. Chi raggiunge questa sicurezza, in qualsiasi situazione è vittorioso e il segreto della vittoria di tutti i combattenti del mondo è questo: Iddio è grande nella loro mente6Baradar Qasem pag. 31..
Per quanto concerne la visione politica del generale Soleimani, essa era intrisa di fede, come si può chiaramente evincere dai suoi discorsi:
La Guida suprema ha fatto un’affermazione importante riguardo al versetto ‘Se aiutate Iddio, Iddio vi aiuta’,7 Corano 47:7. significa che se quello che comprendete dell’aiutare la religione di Dio è un un per cento, voi mettiate in pratica al cento per cento questo un per cento che avete compreso. Se mettete in pratica al cento per cento quell’un per cento, Iddio vi renderà vittoriosi anche nel restante novantanove per cento. Se voi non mettete in pratica quell’un per cento, come potete pretendere che Iddio vi sostenga? Tu muoviti, Iddio accrescerà [il tuo sforzo]. Tu devi mettere in pratica quello che ti è stato affidato del jihad, percorrere tutte le strade e nei limiti delle tue capacità creare potenzialità e il resto affidarlo a Dio. Uno dei significati del versetto ‘E lottate molto sulla via di Dio come è dovuto’ 8Corano 22:78.è questo9Baradar Qasem pag. 40..
Lo stretto legame tra vita materiale e spirituale nel generale Soleimani era testimoniato anche dai suoi amici, sia al fronte che nella vita quotidiana, il generale Ma’rufi narra: “Ero ospite a casa sua. La frequentavo spesso. A volte rimanevo anche a dormire nella stanza degli ospiti fino al mattino. Ricordo che mi svegliavo nel cuore della notte sentendo la voce di Haj Qasem. La stanza di Haj Qasem non era molto distante da quella degli ospiti. Ancora una volta si sentiva il rumore del suo pianto e dei suoi gemiti. Quando si sedeva sul tappeto della preghiera si immergeva nell’intimità con Dio. Dimenticava questo mondo. Si rinchiudeva in se stesso, piangeva, si lamentava, gemeva, serviva Dio. Mi chiedevo: ‘In quale luogo del mondo si trova un generale che sia anche un mistico e uno gnostico?10Narrato dal generale Hoseyn Ma’rufi, Soleimani-e Aziz, pag. 141.
Oltre alla fede, il generale Soleimani si contraddistingueva per un forte sentimento di amor di patria, perché vedeva nella Repubblica islamica dell’Iran la potenziale realizzazione della giustizia sociale, che è uno degli scopi dell’Islam.
L’indipendenza non riguarda solo l’integrità territoriale, è un elemento onnicomprensivo. È per questo motivo che la Guida suprema è attenta alla cultura, alla politica e all’economia, affinché l’indipendenza di questo Paese rimanga completa, unita in tutte le dimensioni. È allora che si ottiene la vera gloria. I nostri martiri è per questo che sono caduti martiri, affinché l’indipendenza rimanesse in tutte le sue dimensioni, per il valore e la magnificenza di questo ordinamento. È così che la Repubblica islamica è rimasta intatta. Sono più di trenta e qualcosa anni che una guerra perpetua viene intrapresa sotto vari aspetti per attaccare tutti i livelli della nostra indipendenza, tuttavia questo Paese e questa nazione, grazie a una Guida saggia e intelligente, coraggiosa, e grazie alla nazione fedele iraniana sono riusciti ad avere la meglio su tutti gli attacchi e a mettere in ginocchio il nemico. Il nemico non si mette in ginocchio solo in guerra, la resa del nemico di fronte alla volontà di una nazione è il modo più elevato per mettere in ginocchio il nemico11 Baradar Qasem pag. 46..
In altra sede disse: “Il primo fattore che ha permesso il nostro successo da ieri fino ad oggi e in futuro, è il fattore religioso, e questo fattore non significa tribalismo o non vedere gli altri, ma significa che la religione è il fulcro della società e si deve prestare attenzione alla spiritualità ed essa deve governare la società.
Il fattore religioso non significa solo che un individuo appartiene a un movimento religioso e lo vuole confermare, ma è il fattore più influente nella formazione di forze unite tra di loro. Se una nazione non possiede una motivazione religiosa e manca di un’identità religiosa, l’assetto di quella nazione si disgregherà e tale nazione nel quadro sociale si disgregherà dall’interno. Il fattore religioso è il fattore principale che permette di accettare le difficoltà, e questo è stato il principale fattore durante tutti gli eventi dalla Rivoluzione islamica fino ad oggi. Nessun fattore come la religione è influente nell’accettare il sacrificio; il più grande tradimento nei confronti della società è quello di voler indebolire e rendere meno colorito il ruolo del fattore religioso nella nostra società12 Baradar Qasem pag. 324..
Il generale Soleimani nutriva un particolare rispetto per la nazione iraniana, in un discorso rivolgendosi ai volontari andati in Siria per combattere contro i gruppi terroristici affermò: “Perché Iddio rende vittoriosa la nazione iraniana? Perché Iddio oggi concede vittorie alla Repubblica islamica? Io credo che queste vittorie ogni giorno diventeranno più grandi e più estese. Sia gli Stati Uniti che l’Arabia Saudita, se anche volessero fare qualcosa, non potrebbero. Perché questa è la volontà di Dio. Costoro di fronte alla volontà di Dio non valgono nemmeno quanto una moneta falsa. Poiché questa nazione è disposta a sacrificare la propria vita, allora si merita la vittoria. Il sostegno [divino] è proporzionale a ciò di cui si è degni. Noi abbiamo questa capacità sia nella nostra Guida che è al servizio senza pretese, è al servizio di tutti, per tutto il mondo islamico senza pretese, e sia nella nazione che ha dimostrato di essere una nazione pronta a sacrificarsi: sia per la nazione, sia per il paese, sia per la religione, sia per l’Islam.
Oggi, voi combattenti difensori del mausoleo13 Per “mausoleo” s’intende il mausoleo della nobile Zaynab, sorella dell’imam Husayn, a Damasco. siete parte di ciò. Oggi siete i portabandiera di questo movimento. Siete stati scelti da Dio per questo e la bandiera è nelle vostre mani. Portate a termine ciò che è diritto di questa bandiera.
A Khaybar, il Profeta consegnò la spada a colui che fu in grado di dare ciò che era diritto della spada. Egli era il Principe dei Credenti. Staccò il portone [della fortezza] di Khaybar. Quando staccò il portone, non è che il suo braccio fosse più forte di quello degli altri da fare braccio di ferro e vedere quanta forza ha il Principe dei Credenti. Quella era la forza della fede del Principe dei Credenti, ciò che ha sostenuto il Profeta durante le guerre è stata la fede, non la forza della spada. Guardate questi americani. Gli americani hanno più di un milione di soldati. Nonostante tutto ciò che hanno a disposizione, non avendo la forza della fede, quando questi soldati vengono in Iraq sono costretti a dare loro dei pannoloni e a legargli i piedi affinché dalla paura non scappino dai carrarmati, mentre voi, con i vostri AK, con le vostre armi normali, vi siete fatti onore. Perché? Perché siete disposti a sacrificare la vostra vita.
Tuttavia il ‘siamo disposti a sacrificare la nostra vita’ non significa che non pianifichiamo, non significa che non agiamo secondo una pianificazione, no. Agiamo con pianificazione, ma non temiamo la morte. Pianifichiamo, valutiamo con saggezza, agiamo con precisione, teniamo sotto osservazione il nemico, teniamo tutto sotto osservazione, tuttavia non temiamo di perdere la vita. Pertanto chi ci minaccia con la vita, è come se ci desse una medaglia14 Sardar-e Delha, pagg. 73-74..
Il martirio era per il generale Soleimani uno dei valori da salvaguardare ed incoraggiare, una delle vie verso la prossimità a Dio che solo i servi con pura intenzione sono degni di raggiungere. Uomini pronti a sacrificare la propria vita per i propri ideali, mettendo da parte tutto ciò che impedisce loro di raggiungere il loro Amato.
–> leggi il Dispaccio “Iran 1979 -2019. 40 anni di Rivoluzione
Egli affermò in uno dei suoi discorsi al fronte prima dell’operazione Tariq al-Quds nel 1981: “Iddio afferma ‘Chiunque Mi cerchi, Mi trova e chi Mi trova, Mi conosce e chi Mi conosce, s’innamora di Me, chi si innamora di Me lo farò morire e chi faccio morire sarò Io il suo prezzo di sangue’, è questa una grande beatitudine, il martirio è una speranza cui tutti i cuori anelano. Tutti gli amanti per arrivare all’amato, per arrivare al loro fine […] l’ultimo mezzo che sanno li porterà all’amato è il martirio e lo scelgono, e questo onore non sarà per tutti, se non coloro che si saranno auto-edificati e avranno l’onore di raggiungere la prossimità a Iddio e tra di voi ce ne sono molti. Nel viso della maggior parte di voi si intravede da lontano il viso del martirio, il colore del martirio, accompagnato dalla spiritualità, ciò è chiaro15Hajj Qasem Jostari dar Khaterat-e Shahid Hajj Qasem Soleimani pag. 15..
Ai combattenti in Siria disse: “Iddio vi ha concesso tutte queste vittorie. Una di queste vittorie sono i nostri martiri. Voi avete attraversato un percorso così grande così importante, è naturale ci sia chi venga sacrificato per Dio. Ringraziate Dio, ora loro sono presso di Lui. Non perdetevi d’animo, Iddio vi ha concesso tutte queste grandi vittorie, grazie alla vostra purezza d’intenzione, alla vostra volontà, Iddio vi ha dato questa benedizione. Guardate, tutte quelle donne, quei bambini tra quei lupi, vi stanno aspettando, siete venuti tutta questa strada, Iddio vi ha sostenuto più volte. Avete lasciato cinque martiri, Iddio li accetti, è importante proseguire la loro strada. Coloro che sono più vicini a questi martiri, devono incoraggiare di più gli altri, voi che siete in lutto dovete incoraggiare di più, è ovvio che sia così, anche se questo non è un lutto, è amore!16Sardar-e Delha, pagg. 75-76..
Gli fu proposto di candidarsi alla presidenza della Repubblica ma rifiutò, al riguardo l’hojjatulislam Akbari narra: “Non era poca la sua popolarità. Molti gli dicevano che se si fosse candidato sicuramente sarebbe stato eletto. Glielo avevano anche detto di persona ‘la sua popolarità esige che si candidi alla presidenza’. Haj Qasem non ascoltò, rispose: ‘Io sono candidato alle pallottole e al martirio. Sono anni che vago per i fronti alla ricerca del mio assassino, ma non lo trovo’17Narrato dall’hojjatulislam Mohammad Javad Hajj Alì Akbari, Soleimani-e Aziz, pag. 157..
Tutti sapevano che il generale Soleimani anelava al martirio, tuttavia sostenevano che ci fosse ancora bisogno di lui, mentre invece egli era convinto che sarebbe caduto martire nel momento in cui il suo sangue sarebbe stato più influente della sua presenza e il suo martirio avrebbe dato vita a una nuova rivoluzione. Uno degli amici del generale racconta: “A volte quando eravamo seduti insieme, capitava di parlare del martirio di Haj Qasem, era naturale. Una volta scherzando gli dissi: ‘Haj Qasem se ci arrabbiamo preghiamo che diventi martire’ e subito aggiungevo ‘fra duecento anni’. Mi piaceva. 
– Perché fra duecento anni? Prega che possa cadere martire adesso.
– Sarebbe un peccato, la Guida ha ancora bisogno di te. Il fronte della Resistenza ha ancora bisogno di te, la Repubblica islamica ha ancora bisogno di te, il mondo islamico ha ancora bisogno di te, rimani e resta in servizio per altri duecento anni.
Haj Qasem non voleva lasciare perdere la questione.
– No, l’influenza che ha oggi il mio sangue non l’avrà in futuro, l’influenza che ha oggi il mio sangue tra i giovani, non l’avrà in futuro.
Dopo un anno e mezzo capii il significato delle sue parole. Quando milioni di persone scesero per le strade per il suo funerale. I giovani tenevano la sua foto, piangevano, le parole di Haj Qasem mi seguivano in ogni passo del funerale ‘il mio sangue ha senso adesso’18Narrato da Mahdi Iranmanesh, Soleimani-e Aziz, pag. 222..
Hanieh Tarkian