Il Papa sdoppiato

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(tratto da Panorama) – Il Papa sdoppiato di Marcello Veneziani

Il mistero di Papa Bergoglio e del suo sdoppiamento. C’è il Bergoglio quotidiano che, come scrive il teologo dem Vito Mancuso “piccona quotidianamente la struttura tradizionale della Chiesa, piccona i pilastri della tradizione”, ed è perciò il beniamino di tutte le sinistre, atee, radicali, verdi, chic, populiste e comuniste del pianeta. È il Bergoglio che parla sempre di accoglienza dei migranti, ammicca agli islamici, dimentica i cristiani perseguitati e uccisi, appoggia progressisti e rivoluzionari, anche radical e laicisti, avversa chi non rientra nel suo orizzonte sindacale-ong-ecologista, ammicca alle unioni gay, al femminismo, al politically correct.

Ma ogni tanto, dalla porticina laterale e secondaria della Santa Sede esce un Bergoglio minore, clandestino, irriconoscibile rispetto al precedente. Quasi tutti fanno finta di non vederlo, di non sentirlo, compresi i tradizionalisti, e lui dice delle cose da Papa più che da Bergoglio. Dalle segrete del Vaticano viene fuori il Papa che condanna duramente l’aborto e paragona i medici che praticano l’aborto addirittura a sicari, ribadendo che l’aborto equivale a un omicidio. I media mettono la sordina a quel Bergoglio, fingono di non averlo ascoltato, lo citano en passant e subito si riprendono il Bergoglio quotidiano.

Ma il Papa nascosto insiste, rifà capolino e difende, forse un po’ sottovoce, la vita, la nascita e la famiglia, quella naturale e tradizionale; solidarizza con le madri argentine che manifestano nelle piazze per il diritto alla vita. Ma nei media e nella comunicazione appare solo il Bergoglio in favore delle unioni gay, allineato allo spirito del tempo, alle battaglie sui diritti civili, ai temi ambientali.

E ancora. Dalla porticina della sacrestia, con passo furtivo, spunta il Papa che difende il significato e il valore del presepe, usa parole appropriate e ormai desuete per lui, si richiama alle tradizioni cristiane, famigliari e francescane più antiche e più vere. Ma la lettera apostolica dedicata all’Admirabile signum non la cita nessuno, non ci bada nessuno; molti preti di base continuano a chiedere di non fare presepi per non ferire la sensibilità dei bambini atei o di altre religioni o di famiglie d’altro genere. E il racconto ufficiale di Bergoglio in Vaticano ci mostra il presepe degli alieni allestito in piazza San Pietro, della serie “cristiani su Marte”; un oltraggio al creato e alla tradizione francescana. “Horribilis come l’anno 2020”, nota Nicola Porro.

Quando si distraggono i guardiani, una tantum, il Papa si ricorda di soppiatto che salus per la Chiesa vuol dire salvezza e non salute e dunque il dogma sanitario per fronteggiare il covid deve concedere un’ora d’aria al tema religioso, escatologico, alla salvezza delle anime. Oltre i tamponi ci sono le ostie, oltre i lockdown ci sono le messe.

Mentre il Bergoglio ufficiale annunciava che quest’anno non sarebbe andato alla Colonna dell’Immacolata l’8 dicembre in Piazza Mignanelli a Roma, com’era invece uso, il Papa clandestino, l’8 dicembre è andato a trovare la Madonna quasi di notte, come Nicodemo con Gesù; ha fatto un blitz all’insaputa di tutti, all’alba, all’Immacolata, per non attirare fedeli. Ha rinnovato il rito e il culto mariano, ha pregato, anche se lo ha fatto off record, fuori orario, in assenza di devoti.

È un Bergoglio minore che non si mostra e che viene cancellato, rimosso, nascosto dallo storytelling papesco. Il Bergoglio ufficiale nomina cardinale di Napoli un prete di strada, uno di quegli attivisti delle sezioni Bergoglio di periferia che reclamano giustizia sociale e lotta di classe. Più pugni chiusi, meno mani giunte. È il nuovo episcopato militante voluto dal caudillo argentino che cresce a colpi di nomine bergogliane e sposterà “a sinistra” il conclave che eleggerà il successore di Francesco.

Come valutare quel Bergoglio minore, religioso e un po’ all’antica, in opposizione al Bergoglio maggiore, radicale e globalista? Come un caso classico di sdoppiamento o di bilocazione per restare nel gergo agiografico, o un caso di schizofrenia papale tipo Doctor Jekyll/Mister Hyde? È cerchiobottista o ecumenico? Oppure è il minimo sindacale per un Papa, non può sottrarsi?  Dobbiamo allora considerarla un’astuzia gesuitica per depistare e spiazzare gli avversari, rassicurare e tener buoni le famiglie cristiane, i cattolici della tradizione e il suo predecessore vivente, Ratzinger, per poter poi procedere più speditamente nell’opera di demolizione e di cambiamento?

O semplicemente Bergoglio è l’uno e l’altro, è radicale, progressista, pauperista, no border ma ogni tanto sente il richiamo delle origini, dell’infanzia, del passato sacerdozio; non ha una linea precisa e convinzioni ben radicate, non ha una solida coerenza dottrinaria e dunque ondeggia, procede a zig-zag, come gli incerti, gli amletici e gli ubriachi. E ogni tanto torna a essere quello di un tempo, in Argentina, dove non aveva fama di essere progressista e modernista, ed era tutt’altro che vicino alla teologia della liberazione e all’opposizione al regime dei militari. Magari farebbe più il Papa se non ci fosse quel riflesso pavloviano, per cui a ogni azione progressista corrisponde un pubblico elogio planetario e a ogni azione tradizionale corrisponde un biasimo o un silenzio assordante e una censura. Bergoglio ha capito che se vuol godere di stima e sostegno nei media e nell’establishment mondiale deve situarsi al centro tra GretaKarola e Gino Strada; non in odore di santità, bensì come diceva Ennio Flaiano, “in odore di pubblicità”. Ma siamo a Natale, e preferiamo pensare che siano segnali veraci di buona fede.