Home Notizie Attualità Anno nuovo ma non aprono le gabbie: sorpresi?

Anno nuovo ma non aprono le gabbie: sorpresi?

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Se qualche ingenuo credeva davvero che col 2021 saremmo usciti dall’incubo, mandando all’altro paese virus e mascherine; se qualche poveraccio credeva veramente che saremmo tornati ad una vita normale, ormai dimenticata; se qualche complottista credeva veramente che ce la saremmo scampata dal vaccino senza colpo ferire… ebbene, tutti si sbagliavano. Il comitatotecnicoscientifico (tutto d’un fiato è più altisonante), introduce una zona bianca ma, attenzione!!!, con un indice RT sotto lo 0,5 e con l’obbligo permanente di indossare mascherine e rimanere a di distanziamento sociale. Si sarebbe detto “cornuti e mazziati”: un indice così basso è pura utopia e se mai dovesse essere raggiunto, grazie alla massiccia campagna vaccinale, dovremmo comunque stare attenti e continuare a guardarci bene dal nostro prossimo, pena l’immediata risalita del contagio e l’arrivo della tanto attesa e temuta terza ondata.
Questa “Serie Tv” ha ormai stancato troppe persone, ma molti, troppi, dormono ancora sonni tranquilli nelle loro gabbie dorate… ma non è mai troppo tardi per svegliarsi.

(tratto da ilsole24ore.com) – Nuovo Dpcm, cambio parametri: rischio zona rossa per Veneto e Emilia Romagna. Ipotesi zona bianca con Rt sotto 0,5

La proposta è stata avanzata dall’Istituto superiore di Sanità e condivisa dal Comitato tecnico scientifico: se l’incidenza settimanale dei casi supera i 250 casi ogni centomila abitanti, la Regione è automaticamente in zona rossa. L’incidenza è un parametro fondamentale secondo gli esperti e la soglia ottimale è 50 casi ogni 100mila abitanti poiché è l’unica che garantisce “il completo ripristino sull’intero territorio nazionale” del contact tracing.

Con i dati dell’ultimo monitoraggio (relativi alla settimana dal 28 dicembre al 3 gennaio – ma il trend è in peggioramento), il Veneto sarebbe dunque rosso, visto che ha un’incidenza di 453,31 casi, mentre l’Emilia Romagna con 242,44 casi, rimarrebbe di poco fuori. A rischio sono però anche Friuli Venezia Giulia, Marche e la provincia di Bolzano: tutte sopra la soglia dei 200 positivi. Anche la Lombardia con i nuovi parametri è al limite, per ammissione dello stesso presidente: «Rischiamo di passare in zona rossa» ha detto Attilio Fontana. Non bene neppure il Lazio. «Con molta probabilità, visto l’andamento della curva del contagio, da venerdì saremo in fascia arancione. Ed è altrettanto probabile che il Lazio ci rimarrà per qualche tempo» è il parere dell’assessore alla Sanità Alessio D’Amato.

Della modifica da inserire nel nuovo Dpcm si parlerà lunedì nella riunione tra governo e Regioni convocata dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia. E già si annunciano fibrillazioni nonostante il ministro abbia fatto sapere che il governo garantirà i ristori a tutte le attività che a causa delle restrizioni resteranno chiuse. Ai governatori le modifiche non piacciono: l’automatismo, è il ragionamento, potrebbe finire per penalizzare le regioni più virtuose, quelle che fanno il maggior numero di tamponi. A partire dal Veneto. La Regione guidata da Luca Zaia (che assieme a Lombardia, Emilia Romagna, Calabria, Sicilia da lunedì 11 gennaio restano in fascia arancione) a oggi registra oltre 450 casi per 100mila abitanti e quindi finirebbe in zona rossa ma è anche quella che fa il maggior numero di test.

La volontà ormai certa del governo è però di stringere ulteriormente le maglie. Anche e soprattutto per evitare che un’impennata dei casi vada a compromettere la campagna di vaccinazioni. Appare scontata la decisione di prorogare lo stato di emergenza almeno fino al 30 giugno. Un regime che consente l’emissione dei Dpcm e delle ordinanze del ministro della Salute e una serie di provvedimenti attribuiti proprio alle Regioni per procedere d’urgenza, ma anche di far proseguire lo smart working dei dipendenti pubblici.

Nel nuovo Dpcm in vigore dal 16 gennaio verrà quindi confermato il divieto di spostamento tra le regioni, comprese quelle in zona gialla. Verrà ribadito il coprifuoco alle 22. E non dovrebbero inoltre cambiare le regole per bar e ristoranti, che dunque potranno potranno rimanere aperti solo in zona gialla e solo fino alle 18, e la norma che prevede la possibilità una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni) di andare a trovare amici o parenti.

Tra le ipotesi anche quella di vietare di uscire dal comune di residenza durante il weekend. Nel Dpcm, oltre alla scuola entrerà molto probabilmente anche la proroga della chiusura degli impianti da sci, che al momento dovrebbero riaprire il 18 gennaio. Lunedì 11 doveva ripartire anche la scuola in presenza alle superiori ma sarà così solo in 3 Regioni (Valle d’Aosta, Toscana e Abruzzo) le altre hanno deciso di far slittare il rientro in classe. Non è affatto escluso, dunque, che l’esecutivo decida di intervenire nel nuovo Dpcm e posticipare il ritorno in classe almeno al 1 febbraio, per evitare che ogni regione vada in ordine sparso.

Ma l’obiettivo del governo è anche quello di dare un segnale di speranza, premiando le aree più virtuose: per questo nel Dpcm dovrebbe essere introdotta una nuova zona ‘bianca’ nella quale sarebbero aperte tutte le attività, scuole comprese. Il criterio ipotizzato per accedervi, al momento, sarebbe l’Rt (indice di contagio, ndr) sotto 0,5: una soglia che però ad oggi è ben lontana dall’essere raggiunta dalle regioni. In fascia bianca si potrebbero riaprire i luoghi della cultura, come musei, teatri, sale da concerto e cinema. I bar e i ristoranti lavorerebbero senza limiti di orario e anche piscine e palestre tornerebbero a funzionare a pieno ritmo. Sempre però mantenendo le regole base di contenimento, come mascherina obbligatoria, distanziamento e divieto di assembramento.