Ban di Trump da tutti i social, è solo l’inizio

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Se vi avessero detto, nel 2010, che nel 2020 ci sarebbe stata una pandemia globale che avrebbe fatto rinchiudere in casa tutto il mondo per mesi e mesi, ci avreste creduto? E se, sempre nel 2010, vi avessero detto che nel 2021 Twitter, Facebook, Instagram e tanti altri social avrebbero bloccato e sospeso l’account del presidente degli Stati Uniti d’America, ci avreste creduto? No. Non avreste creduto a nessuna delle due. Eppure entrambi gli eventi sono accaduti.
Da tempo ormai i social, dopo la rocambolesca vittoria di Trump alle elezioni del 2016, hanno cercato in tutti i modi di bannare, silenziare, distorcere e screditare il presidente americano e i suoi supporter. I padroni dei Social Media -Twitter, Facebook&co. in primis- hanno soprattutto lavorato per riprendere in mano le briglie di quelle piattaforme che loro stessi hanno creato. Piattaforme che avevano, indubbiamente, non solo aiutato la vittoria di Trump, ma permesso a migliaia di persone di andare oltre la narrativa classica dei media tradizionali. I social media, infatti, se correttamente utilizzati, possono essere il veicolo di voci dissonanti, diverse, nemiche e poco gradite dall’establishment democratico-liberale e dalla disinformazione dei media. Sui social infatti dovrebbe essere permesso non solo esprimere la propria opinione, ma dare spazio a notizie ed eventi che invece da giornali e telegiornali sono silenziate e nascoste.
Se usati con attenzione essi sono infatti strumento di libertà e libero pensiero, proprio come facciamo noi di Azione Tradizionale attraverso i nostri canali. Questa situazione, però, non poteva durare a lungo.
Si sa, infatti, che i proprietari dei social fanno parte di quella “éliteamericana liberal-democratica tendenzialmente sovversiva e antitradizionale. Suoi nemici sono tutti coloro che non la pensano come loro, che non credono al politicamente corretto, all’ideologia gender, al decantato mondo senza frontiere. Nemici dei social siamo noi, tutti noi che crediamo nell’Ordine, nel Sacro, nella Verità e nella Tradizione.
Zuckerberg e tutti gli altri con la mossa, disperata e mal giustificata, del ban di POTUS (President Of The United States), hanno però fatto il passo più lungo della gamba. Ed ora molte persone si sono rese conto della diabolica potenza dei proprietari di queste piattaforme internet. Costoro infatti, persone comune, privati, si permettono di silenziare profili di Capi di stato a loro piacimento, solo perché la pensano in maniera diversa. Con questo non vogliamo difendere Donald Trump, o il suo operato. Egli infatti, come tutti i presidenti degli Stati Uniti prima di lui, si sono macchiati le mani del sangue di migliaia di civili innocenti. Non dobbiamo infatti dimenticare che è stato sotto il comando di Trump che è stato vilmente assassinato il generale Qasem Soleimani, del quale da poco ricorre l’anniversario della morte.. Non stiamo dunque difendendo Trump o la libertà di parola in America, ma vogliamo esporre l’ennesima ipocrisia dei liberali, dei “democratici” e della sinistra globale. Essi cianciano continuamento sul sacro valore della libertà di pensiero e di parola, ma sono sempre pronti a zittire brutalmente chiunque non segua il loro spartito ideologico.
I Social dunque vanno usati con cautela ed attenzione. Senza cadere nei tranelli dei loro proprietari, e senza farsi influenzare negativamente dalla loro continua propaganda ideologica. L’uso che dobbiamo fare noi dei Social deve essere coscienzioso e attento, teso alla valorizzazione dell’Uomo e dei Valori portanti della Tradizione.

(tratto da theguardian.com

Twitter’s Trump ban could lead to regulation rethink, says Hancock

The decision by Twitter to permanently suspend Donald Trump from its platform could justify tightening the regulation for social media companies, a cabinet minister has suggested.

Matt Hancock said the move showed Twitter “taking editorial decisions” and by implication accepting that social media companies are not just platforms.

As a former culture secretary, Hancock said this raised significant questions about how social media companies are regulated, although he accepted this was not part of his current portfolio as health secretary.

Twitter announced on Friday it was permanently suspending the US president’s Twitter account, which had 88 million followers, “due to the risk of further incitement of violence”. In a statement justifying its decision, the company said the move was triggered by two tweets from the president that breached its glorification of violence policy because they were “highly likely to encourage and inspire people to replicate the criminal acts that took place at the US Capitol on January 6 2021”.

It argued that a reference by Trump to “American Patriots” in one tweet was being interpreted as evidence he supported those who used violence at the Capitol, and it said his tweet announcing he would not attend Joe Biden’s inauguration was seen by his supporters as confirmation the election was rigged.

Earlier in the week Facebook also banned Trump from posting on its platforms, at least through to Biden’s inauguration.

In an interview on Sky’s Sophy Ridge on Sunday, Hancock said this meant “social media platforms are taking editorial decisions, and that is a very big question because then it raises questions about their editorial judgments and the way that they’re regulated”.

Traditional publishers have long complained that, by arguing that they are platforms and not publishers, social media companies have been able to evade the legal obligations imposed on organisations such as news websites that have far less influence or financial clout.

In a report in 2019 the Commons culture committee said: “Social media companies cannot hide behind the claim of being merely a ‘platform’ and maintain that they have no responsibility themselves in regulating the content of their sites.”

The committee said a new category for social media companies should be created “which is not necessarily either a ‘platform’ or a ‘publisher’”. It said this would involve the tech companies assuming “legal liability for content identified as harmful after it has been posted by users”.

In its response last month to the consultation on the online harms white paper, the government said it would introduce new rules requiring social media companies to remove illegal and harmful contents, and give Ofcom the power to impose fines of up to £18m, or 10% of turnover, whichever is higher, for breaches of the regulations.