QUESTA È SPARTA – 17

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«La sorte di Sparta non dipende da un uomo solo: se io morirò, la patria non patirà alcun danno, mentre sarà danneggiata se io cederò ai nemici».
(Le Virtù di Sparta, Plutarco – ed. Adelphi)
Con queste parole Callicratida risponde all’indovino che, durante il rito sacrificale che precede la battaglia delle Arginuse (406 a.C.), annuncia l’indicazione degli auspici relativa alla vittoria di Sparta e che allo stesso tempo avvertono della morte del comandante spartano.
Callicratida è il navarco di Sparta, vale a dire il comandante della flotta militare, sentendo questa premonizione, senza battere ciglio, designa Cleandro come comandante in sua assenza e si appresta, senza indugi, alla battaglia che lo vedrà soccombere ma che regalerà la vittoria a Sparta.
Un buon spartano rispetta l’impegno preso anche se questo richiede uno sforzo tanto grande quanto il sacrificio della vita. Callicratida è fino in fondo un uomo che onora la responsabilità che gli è stata affidata, anteponendo l’interesse principale di Sparta a quello personale.
Portare a termine un proprio impegno, anche se esso comporta la morte terrena, è una strada per la verifica della propria caratura umana. Probabilmente il destino di Callicratida appartiene ad altri tempi ma ancora oggi possono presentarsi ostacoli che appaiono insormontabili: la via dell’onore richiede l’impegno con tutte le proprie forze perché senza sacrificio – piccolo o grande – non si costruisce nulla.
Il mondo moderno ha perso qualsiasi tensione verso il sacro, la società attuale è sempre più appiattita su aspetti superficiali ed effimeri, l’uomo d’oggi è insofferente e attaccato a desideri materiali.
Seguire la Tradizione significa far tacere l’egoismo, ricercando il dono incondizionato, superando sentimentalismi e attaccamenti. In ogni epoca l’onore si misura in virtù dell’adesione ai principi della comunità di appartenenza, non è un mero atteggiamento esteriore. Il sacrificio è l’attitudine virile al donarsi, elevando ogni azione in azione sacra.