SCRIPTA MANENT – 17

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NIL NISI DIVINUM STABILE, COETERA FUMUS
NULLA SE NON IL DIVINO È STABILE, IL RESTO È FUMO
Gente che va, gente che viene. Movimento rumoroso di uomini e di macchine. Cambiamenti repentini, via vai, vociare indistinto, sciami indefiniti in moto perenne. Siamo al termine del viaggio di molti, all’inizio di partenze per altri: siamo alla Stazione Termini di Roma. Tutte le strade – anche quelle ferrate – conducono e terminano qui. Origine e fine del viaggio degli uomini: Roma e la sua architettura dai marmi bianchi, rinverdita e restaurata in tempi compianti, ormai molto, troppo lontani. In un antro nascosto della Stazione, lontano dagli sguardi distratti dei viaggiatori, c’è uno spazio angusto ma inversamente ameno che resiste al tempo: si tratta del luogo che ospita l’epigrafe qui trascritta, tratta dal veneziano “San Sebastiano” del Mantegna e riprodotta nell’Ala Mazzoniana della Stazione nel 1942, lungo via Giolitti, dove si apre, verso piazza dei Cinquecento, un chiostro circolare a cielo aperto. Un gruppo scultoreo si erge al suo centro: putti e bambini gioiosi giocano con animali, in un’amabile fontana. La vita, con le sue gioie e i suoi dolori, muta, diviene, svanisce. Nel luogo per eccellenza del divenire mutevole, del mutamento di spazi nel tempo, il padre di quelle mura, l’architetto Angiolo Mazzoni, ha inteso ricordare agli uomini che solo il fuoco divino, l’eterno Essere che brucia senza bruciarsi, non subisce i mutamenti forieri ora delle gioie, ora dei dolori degli uomini. La stabilità dell’Eterno contro la mutevolezza del perenne, la fissità dello Spirito contro le fumose alterazioni della Sua manifestazione. Nulla se non il divino è stabile, il resto è mutevole fumo negli occhi