Le priorità del Viminale: genitore1 e genitore2

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Poco importano crisi economica, crisi sanitaria, pandemia e quarantena nazionale imposta da quasi un anno. Poco importano i ristoranti, i negozi, le botteghe chiuse, gli alberghi vuoti e le file sempre più lunghe alle mense della Caritas. Poco importa la sorte degli Italiani a chi è al governo; ad avere importanza, per queste persone, è tra le tante cose far trionfare l’ideologia gender. È con gioia infatti che il ministro dell’Interno Lamorgese annuncia il ritorno della dicitura genitore 1 e genitore 2 sulle carte d’identità dei giovanissimi.

E la stampa, ovviamente, loda e festeggia la vittoria della “giustizia” contro la vergognosa scelta salviniana di rimettere Padre e Madre. Festeggiano, si esaltano, mentre tutto crolla. Celebrano una “vittoria” mentre il paese crolla, gli Italiani non hanno più lavoro, la disoccupazione aumenta e i portafogli si svuotano.

Non ci sorprende la scollatura totale di queste persone dalla realtà, la loro disaffezione per il popolo che dovrebbero “servire” e il poco interesse che dimostrano per la vita dell’Italiano medio. Purtroppo sono accecati dall’ideologia, una delle ideologie più perverse e maligne del nostro secolo. Un’ideologia che disprezza tutto ciò che è sacro, che vuole distruggere la Famiglia per trasformarla in cellule di individui che agiscono sole in questo mondo moderno.

Che festeggino pure questa effimera e sciocca vittoria, ma sappiano che esistono uomini che non si piegheranno, che non si arrenderanno, che non accetteranno mai le loro bugie e le loro perverse ideologie. Ci sono uomini che credono dei Valori eterni della Tradizione e che per essa hanno deciso di combattere e non arrendersi mai.


(tratto da repubblica.it) – Via “madre” e “padre”. Sulla carta d’identità degli under 14 torna “genitore 1” e “genitore 2”

Dopo i decreti sicurezza, il Viminale cancella un altro lascito dell’era Salvini che aveva fatto molto discutere.

Sulla carta di identità per i minori di 14 anni o sui moduli di iscrizione a scuola dei bambini si torna a “genitore 1” e “genitore 2”, una dicitura che da tempo ormai aveva sostituito il vecchio “madre” e “padre” e che Salvini ministro dell’Interno aveva invece recuperato.

La notizia è stata data dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese al question time alla Camera. “E’ prevista la reintroduzione della dicitura ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’ per garantire conformità al quadro normativo introdotto dal regolamento Ue e per superare le problematiche applicative segnalate dal Garante della privacy” sul decreto del 2019. “Il nuovo schema di decreto ha già ottenuto il concerto dei ministri di Economia e della pubblica amministrazione ed è in attesa del parere del Garante, a seguito del quale sarà sottoposto alla Conferenza Stato-Città”, ha detto Lamorgese.

A parte il fondamentale preconcetto che aveva scatenato polemiche per l’evidente discriminazione dei genitori dello stesso sesso, Lamorgese ha spiegato che il precedente decreto presentava anche problemi di privacy. “Il garante della privacy ha rilevato che la dicitura padre e madre nella carta d’identità digitale ha comportato forti criticità, dal punto di vista della di protezione dei dati e della tutela dei minori, nei casi in cui i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale non siano riconducibili alla figura materna o paterna”.

“Difenderemo la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna”, aveva detto Salvini nel 2019 spiegando il suo come un “decreto che ripristina i suoli biologici” a suo dire aboliti nel 2015 dal governo Renzi che aveva sostituito “madre” e “padre” sui documenti per evitare discriminazioni alle famiglie arcobaleno.

“Dopo oltre un anno e molti solleciti la ministra Lamorgese ed il governo Conte bis non hanno preso una decisione politica, ossia se i bambini delle coppie LGBT+ hanno gli stessi diritti degli altri – dice Fabrizio Marrazzo, portavoce Partito Gay per i diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista, Liberale – , Salvini ed il Governo Conte Uno decisero in una notte di no. La ministra Lamorgese affanna ancora in ricerca di pareri burocratici per non prendere né lei e né il Governo una scelta chiara. “