Il re segreto del porno

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(Tratto da Internazionale  n22 – Fonte Financial Times) di Patricia Nilsson


Vent’anni fa Mario Salieri stava girando un film pornografico in una sfarzosa villa di Praga quando incontrò per la prima volta uno di quegli smanettoni dell’industria del porno. “Il proprietario della villa mi chiese se potevamo offrire un panino a un giovane programmatore che aveva preso in affitto una delle stanze”, ricorda Salieri. “Era un ragazzino pallido e visibilmente affamato”.
Alcuni anni dopo Salieri ha scoperto che “il ragazzino” si era comprato la sua prima Rolls-Royce Phantom. Come tanti altri programmatori, aveva guadagnato una fortuna vendendo pubblicità sui primi siti porno gratuiti, quelli che oggi attirano centinaia di milioni di visitatori al giorno.
Un tempo l’industria dei contenuti per adulti era in mano a ricchi signori in vestaglia di seta come Hugh Hefner, il fondatore di Playboy. Oggi invece è gestita da un misterioso gruppo di esperti di algoritmi, ottimizzazione dei motori di ricerca e pubblicità mirata. “All’epoca guadagnavamo milioni vendendo videocassette, dvd e diritti tv. Nessuno pensava che fossimo minacciati dall’arrivo di una nuova generazione”, racconta Salieri.
Nell’era di internet il porno è diventato onnipresente, ma i suoi nuovi padroni non si fanno vedere.

 

Quest’industria è stata tra le prime a usare gli strumenti della pubblicità online, come gli annunci mirati, il pay-per-click e il marketing via email, e oggi rappresenta una parte importante dell’economia di internet. I cosiddetti siti tube (siti che, come YouTube, permettono agli utenti di caricare i loro video) sono stati molto attaccati per aver pubblicato video collegati allo sfruttamento di minori e al traffico sessuale, ma si sa ancora pochissimo degli operatori che lucrano sulla domanda insaziabile di video pornografici.
Nemmeno nominata
Il caso più emblematico è quello della MindGeek, che è diventata l’azienda pornografica più importante del mondo senza che nessuno mettesse in discussione le sue attività. Ha sede a Montréal, in Canada, ed è proprietaria di molti dei siti più visitati, tra cui Pornhub, RedTube e YouPorn. Secondo i dati ufficiali, la MindGeek è il primo operatore dell’industria pornografica in Europa e negli Stati Uniti.
Ma dell’azienda si sa poco o nulla, a cominciare dal principale proprietario, Bernard Bergemar, un uomo d’affari che su internet è praticamente introvabile ma che è diventato il più ricco imprenditore del porno del mondo. Prima di questa inchiesta la sua identità era nota solo a un piccolo gruppo di dirigenti e consulenti della MindGeek.
Sul sito della MindGeek la pornografia non è nemmeno nominata. L’azienda si definisce “leader nella progettazione, nello sviluppo e nella gestione di siti web ad alto traffico”.
“Alto traffico” è un eufemismo. Nel 2018 l’azienda (registrata in Lussemburgo) ha dichiarato ricavi per 460 milioni di dollari (380 milioni di euro) e ogni giorno i suoi siti sono visitati da più di centoquindici milioni di persone. Tanto per dare un’idea, a novembre del 2020 negli Stati Uniti la parola pornhub è stata più cercata su Google di coronavirus e Trump.
Ai suoi aspiranti dipendenti, l’azienda spiega che la MindGeek sta portando “i big data a un livello più alto” attraverso il tracciamento in tempo reale di “informazioni sulle abitudini degli utenti che altri impiegano mesi a raccogliere”. Ogni giorno sui siti della MindGeek vengono caricati circa quindici terabyte di video, pari a quasi la metà dei contenuti disponibili su Netflix.
Negli ultimi anni i colossi di internet sono diventati parte della vita quotidiana delle persone e sono stati sottoposti a una serie di controlli sempre più rigidi da parte delle autorità. Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, viene regolarmente invitato a testimoniare davanti al congresso degli Stati Uniti, e le regole sui contenuti di YouTube sono oggetto di un ampio dibattito pubblico.
La pornografia online non è stata completamente immune alle pressioni politiche e legislative. Dopo anni di campagne contro il revenge porn (i video a sfondo sessuale girati o pubblicati senza consenso, dove spesso è possibile identificare la vittima) e altre forme di sfruttamento, a dicembre del 2020 Pornhub ha accettato di rimuovere temporaneamente tutti i contenuti provenienti da fonti non verificate e sta lanciando un nuovo programma per verificare l’identità degli utenti. Inoltre, da tempo esistono leggi severe sulla pedopornografia.
Ma le aziende come la MindGeek e gli imprenditori come Bergemar – capaci di rivoluzionare un settore che rappresenta una fetta importante del traffico su internet – sono rimasti quasi sempre nell’ombra. Anche i primi finanziatori della MindGeek, tra cui ci sono grandi banche di Wall Street come la JPMorgan, sono riusciti a non esporsi troppo. E le autorità di regolamentazione si sono guardate bene dal fare troppe domande. “La politica non vuole parlare dell’industria del porno perché sarebbe come ammettere che fa parte della vita di tutti i giorni”, sostiene Kate Isaacs di Not your porn, un’organizzazione che si batte contro l’uso di immagini sessuali senza consenso. “È per questo che nessuno chiede ad aziende come MindGeek di assumersi delle responsabilità”.
Contenuti gratuiti
Il modello d’impresa della MindGeek suonerà fin troppo familiare a chi conosce il potere dirompente della Silicon valley. Gran parte della pornografia pubblicata sui suoi siti gratuiti viene caricata direttamente dagli utenti. Il meccanismo è lo stesso che spinge i giornali a pubblicare le notizie su Facebook nella speranza di guadagnare nuovi abbonati: nel caso della pornografia, le case di produzione pubblicano sui siti della MindGeek spezzoni dei loro film sperando di convincere una parte degli spettatori a pagare per vedere il contenuto completo.
Il problema è che una buona parte del materiale pornografico disponibile sui siti gratuiti è rubata. Jason Tucker, presidente della Battleship Stance, una società di consulenza che si occupa di diritto d’autore, spiega che il porno è il contenuto più piratato del mondo, semplicemente perché “è il più desiderato del mondo”.
Tucker, che dalla fine degli anni novanta lavora con le aziende della pornografia digitale, compresa la MindGeek, sostiene che i siti porno grandi e consolidati come Pornhub sono “i più affidabili, perché per loro sarebbe troppo rischioso non rispettare la legge”.
Altri operatori del settore non sono d’accordo: sostengono che il modello portato avanti dalla MindGeek – quello della pornografia gratuita – riduce i margini di profitto per i produttori, schiaccia le aziende più piccole e causa il peggioramento delle condizioni salariali e di lavoro degli attori.
“Sono entrati nel mercato con un modello d’impresa basato sulla pirateria e hanno completamente distrutto il settore, facendo fallire molti studi di produzione e togliendo il lavoro a molti artisti”, sostiene Erika Lust, una produttrice di film per adulti che lavora a Barcellona. Lust dice che i suoi collaboratori chiedono regolarmente – “ogni settimana, se non tutti i giorni” – alla MindGeek di rimuovere i film dalle piattaforme. Sia le normative statunitensi sia quelle dell’Unione europea, infatti, impongono ai titolari dei diritti d’autore di verificare se il loro materiale viene pubblicato illegalmente.
La MindGeek sostiene di aver messo in atto una serie di regole interne per individuare e rimuovere i video che violano il copyright di altre aziende o mostrano pornografia infantile e altri contenuti illeciti. Le sue rassicurazioni, tuttavia, non sono considerate attendibili da Isaacs e da altri attivisti. Nel 2019 un rappresentante di Pornhub ha detto a Isaacs che il sito può contare solo su una “ventina” di persone per controllare l’enorme quantità di contenuti caricati sulla piattaforma. La MindGeek ha precisato che il numero citato “non è corretto”, ma non ha dato la cifra esatta. Per fare un confronto, a YouTube ci sono circa diecimila persone che si occupano di moderare i contenuti caricati sulle sue pagine.
Conoscere le fantasie
La persona che ha plasmato la nuova era del porno si chiama Fabian Thylmann. Alla fine degli anni novanta, quando era ancora adolescente e viveva in Germania, Thylmann sviluppò uno dei primi software che permettevano ai proprietari dei siti web di tracciare gli utenti che cliccavano su pubblicità e link e quindi di farsi pagare delle commissioni per ogni clic. Era solo un assaggio delle potenzialità del marketing online: il passo successivo era trovare contenuti capaci di attirare folle di visitatori. La pornografia, per esempio.
Con i soldi guadagnati grazie al suo software, Thylmann cominciò a rilevare piccoli siti e società che producevano contenuti per adulti e che facevano fatica a competere con i siti dove si pubblicavano gratuitamente i video piratati. Poi scoprì che le società con sede a Montréal che gestivano siti come Pornhub e Brazzers che nel 2010 erano già imprese redditizie e marchi conosciuti- erano in vendita.
Dopo averle comprate per 130 milioni di dollari, Thylmann andò alla ricerca di capitali per espandere il suo impero del porno, che all’epoca si chiamava Manwin. Nel 2016, durante una conferenza, ha raccontato che all’inizio gli investitori erano diffidenti. “I numeri sono ottimi”, gli dicevano, “ma parliamo di pornografia, quindi il consiglio d’amministrazione non approverà mai l’investimento”.
La svolta arrivò nel 2011, quando Thylmann raccolse 362 milioni di dollari di finanziamenti da centoventicinque investitori segreti tra cui – secondo uno dei finanziatori – c’erano il Fortress Investment Group, la JPMorgan Chase e la Cornell university. Le due società hanno preferito non fare commenti, mentre l’università ha spiegato che i portafogli dei suoi gestori d’investimenti sono riservati.
Durante la stessa conferenza, Thylmann ha raccontato che gli interessi imposti dai finanziatori erano altissimi: “Se vi dicessi quanto alti, pensereste che sono pazzo”. Ma “l’ottimo margine di profitto, del 25%”, giustificava i costi vertiginosi dell’espansione. La pioggia di finanziamenti permise a Thylmann di passare in tre anni da duecento a milleduecento dipendenti, sparsi in decine di società da Montréal a Lussemburgo, dall’Irlanda a Cipro fino alle Isole Vergini britanniche.
La scalata di Thylmann al mondo del porno s’interruppe bruscamente alla fine del 2012, quando in Germania fu accusato di evasione fiscale. Lui decise di vendere la Manwin a due dirigenti della società, Feras Antoon e David Tassillo, che in seguito ne hanno cambiato il nome in MindGeek e ora la gestiscono da Montréal. Nessuno dei due ha voluto rilasciare dichiarazioni per questo articolo.
Sulla base dei dati che tracciano le fantasie sessuali di centinaia di milioni di utenti, la MindGeek ordina agli studi di produzione di realizzare i contenuti destinati alle pagine riservate agli abbonati. Quei video vengono poi promossi attraverso la rete dei siti tube; se il prodotto “gratuito” non funziona, il pubblico dei contenuti premium cresce e viceversa, permettendo alla MindGeek di guadagnare in entrambi i casi grazie a quella che Thylmann ha definito “concorrenza interna”. Nel 2016 il fondatore della società ha spiegato: “Ecco perché la MindGeek è uno degli operatori più potenti del settore: ha tanti siti gratuiti dove canalizza tutto il traffico e quindi non ha bisogno di dipendere da nessun altro”.
Troppi debiti
Tuttavia, fino al 2018 la MindGeek ha realizzato profitti modesti. Nel 2018 l’utile al netto delle imposte era di 38,3 milioni di dollari, contro i 9,7 milioni del 2017 e i 26 milioni dell’anno precedente, con ricavi netti che si attestano appena sotto i 500 milioni. Sui risultati pesano probabilmente gli strascichi dell’accordo tra Thylmann e i finanziatori: dai bilanci della MindGeek emerge che dal 2011 l’azienda ha pagato un tasso di interesse annuo del 20,4% sul debito, che nel 2018 ha raggiunto i 370 milioni di dollari. Ma c’è anche un altro problema: una fonte vicina all’azienda rivela che i soldi passano per una complessa rete di società consociate di cui la MindGeek è proprietaria solo per un terzo e di cui Bergemar detiene un pacchetto consistente di azioni. Queste consociate, che controllano a loro volta una rete di società a cui la MindGeek paga i canoni di licenza per i suoi vari marchi e distribuiscono dividendi ai loro misteriosi proprietari, sono state costituite poco dopo che l’azienda è passata di mano nel 2013.
La MindGeek ha un debito di circa duecento milioni di dollari con una di queste società. Il debito, nato quando Bergemar è entrato nell’attività, viene ripagato in rate che vanno da 1,5 a 1,8 milioni di dollari al mese, e che in alcuni anni incidono negativamente sugli utili dichiarati. Un’altra consociata, che nel 2018 ha distribuito agli azionisti 24 milioni di dollari di dividendi, ha aumentato la sua partecipazione in due società finanziarie che detengono le licenze della MindGeek; l’operazione è avvenuta poco dopo il rifinanziamento del debito della MindGeek per un valore di 149 milioni di dollari, sempre nel 2018.
Bergemar non compare negli atti della società e si è rifiutato di parlare con il Financial Times. Tuttavia, diverse fonti hanno confermato che è lui il principale azionista del gruppo, grazie a una complessa rete di partecipazioni in società controllate dalla MindGeek.
L’azienda preferisce non fare commenti sui suoi creditori. Secondo un ex investitore, tra i principali finanziatori del gruppo c’era la Glendon Capital, una società d’investimento con sede in California che opera nel campo delle cosiddette distressed opportunities, cioè cerca di rilanciare aziende molto indebitate. Neanche la Glendon ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma una fonte informata sostiene che ha venduto i titoli che aveva acquistato.
L’opacità non riguarda solo i finanziatori, ma anche il modo in cui è gestita l’azienda: i nomi di molti dirigenti citati nei documenti ufficiali della MindGeek non vengono fuori facendo ricerche su internet, e non si sa praticamente niente sulla loro identità. A dicembre, cercando il nome Bergemar su Google comparivano solo tre risultati, tutti legati a un caso giudiziario che risale a dieci anni fa, in cui l’imprenditore ha testimoniato come direttore di RedTube, un sito porno acquisito dalla MindGeek subito dopo l’uscita di scena di Thylmann. Secondo precedenti inchieste giornalistiche, Tassillo e Antoon hanno comprato la società da Thylmann nel 2013 e sono ancora oggi le uniche persone (a parte una serie di fondi fiduciari anonimi e società di comodo) che figurano tra gli azionisti.
Leader del settore
La MindGeek nega di essere la più grande azienda del settore della pornografia del mondo (una posizione che giustificherebbe maggiori controlli sulle sue attività) e cerca di spostare l’attenzione sulla concorrente Wgcz Holding, una società registrata in Repubblica Ceca che gestisce siti come Xvideos e Xnxx ed è di proprietà di due cittadini francesi con lo stesso cognome.
Ma gli ex dipendenti rivelano che i dirigenti sono ben consapevoli del ruolo dell’azienda. “Quando incontravamo i clienti, presentavamo sempre Pornhub come il sito per adulti più visitato al mondo”, dice un ex dipendente che gestiva gli account dei clienti su TrafficJunky, la piattaforma per la pubblicità della MindGeek. “Nessuno guadagnava più di noi”.
I dati sul traffico riportati della società specializzata Sandvine confermano che Pornhub è il sito per adulti più visitato al mondo. Il rivale Xvideos è vicino, ma la MindGeek controlla una vasta rete di attività correlate, tra cui TrafficJunky e il servizio di verifica dell’età Ageld, che rafforzano la già ricca offerta di siti e piattaforme riservate agli abbonati.
Alcuni credono che la MindGeek e altre aziende simili siano rimaste fuori dai radar della politica e delle autorità di vigilanza perché il sesso è ancora considerato un tabù. Mentre YouTube (di proprietà di Google) è stata spesso chiamata a rispondere di fronte alle commissioni parlamentari per non aver rimosso video illegali o protetti da copyright, le critiche alla MindGeek e ai siti tube sono passate sotto silenzio.
YouTube è molto più visibile e vulnerabile”, osserva Lorna Woods, docente di diritto digitale alla University of Essex. Woods, che ha scritto alcune parti della proposta di legge sui reati online nel Regno Unito, ammette di non aver prestato molta attenzione alla MindGeek fino alla primavera del 2020, “il che è interessante, data la mole di ricerche che ho svolto sul campo”.
La MindGeek ha prosperato evitando di attirare l’attenzione, ma ora deve guardarsi le spalle dalle aziende più piccole che cercano di batterla al suo stesso gioco. L’azienda denuncia continuamente i suoi concorrenti più piccoli perché pubblicano contenuti piratati. Lo fa soprattutto attraverso una società controllata registrata a Cipro, che ha inviato a Google più di 213 milioni di richieste di rimozione di video condivisi illegalmente.
In uno degli ultimi procedimenti legali, presentato a febbraio del 2020 presso un tribunale distrettuale di Washington, la MindGeek ha accusato due siti per adulti di “violazione palese” dei diritti d’autore, chiedendone la “chiusura immediata” per i “gravi danni” alla sua attività. L’azienda, tuttavia, ha ammesso di non essere in grado di individuare i proprietari dei siti che stava cercando di far chiudere.
Secondo Erika Lust, oggi il porno è considerato un’industria “poco trasparente e losca”, dove molti siti non forniscono informazioni di contatto al di là di una casella postale anonima. “Queste sono le persone che hanno il potere di decidere cosa noi e, soprattutto, i nostri figli possono trovare su internet”, osserva. “Dobbiamo sapere chi controlla i contenuti sessuali che ci vengono offerti”.
Isolamento e pornografia
Da sapere
Negli ultimi mesi il distanziamento imposto in molti paesi per arginare la diffusione del covid-19, ha causato un aumento del livello di isolamento, solitudine e stress. Questa condizione, tra le altre cose, ha fatto crescere l’interesse per la pornografia. Lo rivela uno studio della rivista Nature, che ha analizzato le ricerche degli utenti su Google tra il 9 gennaio e il 25 maggio del 2020 in sei paesi: Italia, Stati Uniti, Cina, Svezia, Francia e Spagna. I dati cambiano a seconda della gravità dell’emergenza e della severità delle misure adottate per combatterla. “La ricerca di parole chiave che portano a siti pornografici (come PornHub, XNXX, xVideos e xHamster) sono aumentate soprattutto dove sono stati adottati i provvedimenti più restrittivi: Cina, Italia, Spagna e Francia”.