I CHING – IL MORSO CHE SPEZZA – esagramma n. 58

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L’I Ching è un antichissimo testo sapienziale cinese, composto di 64 esagramma, simboli costituiti di linee yang (intere) e yin (spezzate), capaci di raffigurare tutti gli stati e i mutamenti dell’universo. Chi ne apprende il linguaggio è in grado di accordare la propria vita all’armonia della Natura (il Tao), ottenendo così la vera Nobiltà dello Spirito.
Lo approfondiamo in questa rubrica curata da Alessandro Zanconato, autore del libro “Il morso che spezza” (ed. Passaggio al Bosco).

TC’IONG RACCOGLIERE

Tempo di raccolto, serenità; gioia nella rettitudine

IL GIARDINO INTERIORE

Il segno Tc’iong (Lago) raddoppiato significa “raccolta”: è la quiete invernale, momento di riposo dei campi e degli uomini, che si riuniscono in famiglia, al tepore della loro dimora, per ripristinare le forze e rimembrare le tradizioni del clan e del villaggio, attendendo pazienti il ritorno della bella stagione. L’atmosfera è di struggente, malinconica e serena distensione, di quieto raccoglimento al termine di un ciclo, dopo aver finalmente immagazzinato il frutto di un anno di fatiche. Si raccolgono frutta e verdura, ma anche le proprie energie fisiche e spirituali; tempi di questo genere ci sembrano oggi appartenere a remote età dell’oro, a paradisi primordiali, dalla contemplazione e dal ricordo nostalgico dei quali ci sottraggono, violente e brutali, la meccanizzazione e l’atomizzazione delle vite individuali nell’Età della Tecnica e del “Progresso”. Eppure, soltanto cinquanta o sessant’anni fa, i nostri bisnonni, accanto a giornate di grande affaticamento, hanno avuto la buona sorte di poter assaporare ancora istanti simili a quelli che i contadini cinesi contemporanei dell’I Ching conoscevano assai meglio, per esperienza diretta di vita vissuta, sofferta e gioita, come capitava agli esseri autentici, non dimidiati e frammentati come oggi, ma integralmente umani, nel piacere e nella pena.

L’immagine delle acque dei due laghi che si incontrano (trigramma superiore ed inferiore essendo eguali) suggerisce a Confucio la splendida rappresentazione di due o più Saggi che si riuniscono per meditare assieme ed istruirsi, da veri amici. L’amicizia è il frutto più bello di un’epoca di raccoglimento e di raccolta feconda: anche questa, purtroppo, è oggi in via d’estinzione. Abbiamo tanti colleghi e troppi followers, ma pochi amici autentici, poiché l’amicizia non è una semplice consonanza di vedute su argomenti contingenti, né la condivisione del pettegolezzo o l’affinità sentimentale, legata al temperamento, ai passatempi in comune, ai libri letti. Essa è invece essenzialmente una virtù morale, come insegnò Confucio e come fece anche – in altra epoca – Aristotele nell’Etica Nicomachea: nasce dalla comune aspirazione al Bene. Non può sopravvivere a lungo – salvo eroiche eccezioni – in una civiltà fondata sullo strapotere del profitto e dell’interesse privato, che nutre l’edonismo individualista: perché l’amico ama l’amico non per trarne piacere o per utilità, ma disinteressatamente e per amore del suo stesso bene. L’amicizia esige mutuo sacrificio ed impegno costante, affinché non appassisca come un fiore non curato a dovere: oggi non si ha tempo e voglia che per conoscenze passeggere o addirittura istantanee, come gli sms che ci inviamo 24 ore su 24, poveri e superficiali come i nostri cuori.

Come due specchi d’acqua contigui, gli amici sapienti si nutrono l’un l’altro con la fonte delle proprie riserve interiori; come il lago che si specchia nel cielo terso nelle fotografie di luoghi incontaminati di montagna, due amici contemplano l’uno nell’altro il riflesso di una Bellezza suprema che non proviene da loro, ma dal Cielo che li nutre entrambi: il Divino immanente e trascendente. Quale divina Grazia è l’amicizia dei Saggi!

Non a caso, le linee mutanti del segno sono quasi tutte ricolme di parole denotanti felicità, prosperità e fortuna, come il segno “armonia” della prima linea. L’Armonia è un tema costante nel Libro dei Mutamenti: armonia e cooperazione tra Terra e Cielo, tra Cielo e Uomo, tra Uomo e Terra, e tra gli stessi esseri umani, gli uni con gli altri in mutua e solidale accettazione. Una condizione del tutto opposta, è chiaro, alla “lotta di tutti contro tutti” di Hobbes, alla spenceriana e liberista competizione globale per il successo ed il benessere, propinataci come la panacea di tutti i mali, la necessaria road map per lo sviluppo economico mondiale, e invece rivelatasi il vaso di Pandora dello sfruttamento e della precarietà generali.