La gola e il sonno: Petrarca e la Modernità

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La gola e ‘l sonno et l’oziose piume
hanno del mondo ogni vertù sbandita,
ond’è dal corso suo quasi smarrita
nostra natura vinta dal costume;
et è sì spento ogni benigno lume
del ciel, per cui s’informa humana vita,
che per cosa mirabile s’addita
chi vòl far d’Elicona nascer fiume.
Qual vaghezza di lauro, qual di mirto?
Povera et nuda vai Filosofia
dice la turba al vil guadagno intesa.
Pochi compagni avrai per l’altra via:
tanto ti prego più, gentile spirto,
non lassar la magnanima tua impresa.
(Canzoniere, 7, a cura di G. Sica, Rizzoli)
***
In questo componimento, il settimo del celebre Canzoniere, Petrarca fustiga la decadenza morale e spirituale della sua epoca con modi che si addicono perfettamente alla nostra. I piaceri mondani (“gola”, “sonno”, ozio) hanno quasi del tutto cacciato via dal mondo la virtus di romana e stoica memoria; la natura umana, “vinta dal costume”, ossia dalle cattive influenze sociali, ha deviato dal suo corso, e ormai quasi nessun influsso trascendente discende sulla terra a “informare”, ossia a plasmare spiritualmente la nostra vita. 
Chi vuole dedicarsi all’autentica letteratura e alla poesia è guardato come un estraneo, un “alieno”, diremmo oggi, e additato al pubblico ludibrio. Anche la Filosofia, qui rappresentata come una donna nuda e povera, viene disprezzata dal volgo, che non pensa ad altro che ai beni materiali, “vil guadagno” per il nobile poeta. Sembra di vedere descritti i nostri tempi, Età del Ferro nella quale il materialismo domina le masse e un clero corrotto e imbelle (come quello dell’Avignone petrarchesca) si dimostra sempre più incapace di guidare gli uomini alla salvezza, poiché ha smarrito la sua missione trascendente.
Petrarca esorta un suo anonimo amico a perseverare ugualmente nella ricerca della sapienza, impresa “magnanima” perché destinata alle poche anime grandi e nobili che sopravvivono nell’arido deserto della Modernità. 

Alessandro Zanconato