Armati di KULTUR! Novità dagli scaffali

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ITINERARI NEL PENSIERO DI TRADIZIONE

Titolo completo: Itinerari nel pensiero di tradizione. L’origine e il sempre possibile

Autore: Giovanni Sessa

Anno: 2014

Pagine: 168

Il libro: “L’intento fondamentale che muove le pagine di questo libro è ambizioso, si tratta del tentativo di suggerire delle risposte forti, sia sotto il profilo teorico che politico, a quanti, per scelta intellettuale e/o retaggio spirituale ed esistenziale, si pongano in posizione critica rispetto allo stato attuale delle cose e al naufragio della modernità. Nei cinque saggi che compongono la raccolta, l’autore si confronta con il pensiero di Heinrich, Heidegger, Colli, Evola e Berto Ricci. Intellettuali diversi tra loro, ma accomunati, in particolare i primi quattro, dall’aver esperito la tradizione in termini dinamici attraverso la concezione sferica della temporalità. In questa prospettiva la tradizione, in quanto origine, non è semplicemente posta alle nostre spalle. Essa non è l’inizio, il passato, ma qualcosa che continua a vigere, ad essere presente, testimoniata nella storia. I diversi plessi teorici del testo sono attraversati da un ripensamento attivo delle tesi di Julius Evola, vero deus ex machina che, con la sua filosofia, anima dall’interno i cinque scritti e dà loro, oltre che organicità, soluzione teorica”.

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ERNST NOLTE. FASCISMO, NAZISMO E COMUNISMO

Titolo completo: Ernst Nolte. Fascismo, nazismo e comunismo

Autore: Ernst Nolte

Anno: 2018

Pagine: 168

Il libro: Nel nostro tempo, quando si utilizza il termine “revisionista”, non si può non far riferimento ad Ernst Nolte (1923-2016). Per non pochi critici, lo studioso tedesco sarebbe intestatario di teorie senza alcun fondamento sostanziale nel non dichiarato tentativo di rendere il nazismo un evento “digeribile” ad una massa crescente di lettori. E allora l’unico modo per venire fuori da questa babele e non ricadere in isterismi di parte, è quello di far confrontare voci discordanti in un unico volume che non è (e non vuole essere) un libro celebrativo e nemmeno “definitivo”, ma solo un invito alla lettura, per meglio orientarsi nei percorsi e nel linguaggio di uno storico al centro del dibattito culturale da più di mezzo secolo.

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OBSTINATE CONTRA

Titolo completo: Obstinate contra. Vademecum contro la dittatura del “politicamente corretto”

Autore: Gianluca Pietrosante

Anno: 2021

Pagine: 170

Il libro: La dittatura del “politicamente corretto” – diretta dalle élite progressiste – rappresenta una pratica di dominio senza precedenti: conia nuove parole, monopolizza il dibattito pubblico, lancia scomuniche e riscrive la storia. Divenuta il soft-power della globalizzazione, questa teologia laica impone i dogmi del multiculturalismo, del femminismo e della rivoluzione sessuale, decostruendo le identità e dando forma ad una “società aperta” fondata sulla neutralità asettica dei generi, sull’intercambiabilità sradicante delle culture e sulla mobilità apolide degli individui e delle merci. La chimera di un’uguaglianza universale che ha sostituito la “lotta del proletariato” con i fantomatici “diritti delle minoranze”, erigendo il relativismo etico a parametro di un mondo liquido senza più riferimenti, appartenenze e confini.

Questo pamphlet – agile e dissidente – passa in rassegna l’evoluzione di questo fenomeno, capace di coniugare il meccanismo capitalista al libertarismo anarcoide, innalzando una strumentale retorica dell’emotività e un falso moralismo laico: dalla sovversione sessantottina alla nascita del radicalismo chic, passando per la “cancel culture” e i nuovi “speech codes”. Quella del “politicamente corretto” è un’azione totale, che travolge il linguaggio comune e le opere letterarie, la cultura accademica e l’espressione artistica, l’educazione infantile e la produzione cinematografica, i social network e la pubblicità. 

Un’indagine attuale e coraggiosa, che denuncia le derive ideologiche di un’egemonia soffocante e propone un’alternativa vitale al processo di omologazione imperante: dirigersi Obstinate Contra, con spirito indomito e ribelle.

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STOCCATE

Titolo completo: Stoccate. Scritti di lotta e coraggio

Autore: Berto Ricci

Anno: 2021

Pagine: 262

Il libro: Stoccate è la raccolta inedita degli scritti di Berto Ricci pubblicati su Critica Fascista, la rivista guidata da Giuseppe Bottai che fu palestra e avanguardia di pensiero durante il Fascismo. Poeta, matematico e giornalista, Ricci fu maestro di carattere e mente tra le più brillanti della cultura del Ventennio, animando dibattiti e spronando la rivoluzione mussoliniana a “diventare se stessa”, superando i tatticismi del presente e i residuali compromessi con la borghesia e il capitalismo. Un’azione incessante e perpetua, nel solco di una kulturkampf che l’intellettuale fiorentino portò avanti – nel corso della sua breve esistenza – con i tantissimi contributi sui quali vergò il proprio pensiero.

La collaborazione con Critica Fascista è la più significativa delle avventure editoriali che impegnarono Ricci al suo rientro dalla guerra d’Etiopia, dove era andato a combattere da volontario. Dopo la chiusura de L’Universale – da lui fondata – è sulla rivista bottaiana che l’intellettuale toscano sviluppa e approfondisce i principali temi del suo impegno culturale: l’aspirazione al primato dell’Italia fascista, la lotta senza quartiere al capitalismo internazionale, l’avversione a ogni forma di borghesia e classismo, la giustizia sociale come faro della rivoluzione, il ruolo dell’intellettuale come necessaria avanguardia dell’agire politico, l’aspirazione a una libertà mai scissa dalla responsabilità.

Le Stoccate sono saette che squarciano, ancora oggi, il cielo plumbeo di ogni conformismo. Leggerle è respirare l’aria pura delle vette, ribellarsi al fatalismo dell’eterno presente, lasciarsi ispirare dallo stile di un esempio. Darsi una Forma, contro l’informe che avanza.

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FREUD: LA SOVVERSIONE PSICANALITICA

Documenti per il Fronte della Tradizione – Fascicolo n. 16

di G. Fergola

36 pp.

Questo fascicolo ha lo scopo di analizzare in modo critico le principali tesi del padre della psicanalisi: Freud.
La pubblicazione di questo scritto, deriva dalla triste constatazione che. ormai l’analisi psicanalista, fuggendo dal suo eventuale e più ristretto ruolo di cura per le turbe mentali, è diventata una disciplina “necessaria ” e “valida ” per capire l’essenza umana. La letteratura, il cinema, la sessuologia, lo sport, sono solo una parte della più vasta contaminazione operata dall’infezione psicanalista. Psicologi, sociologi, criminologi e perfino i politici si affannano nel dare una spiegazione “cervellotica” al verificarsi di qualsiasi evento.
Ma su quali principi si basa la psicoanalisi? L’elemento caratteristico è che nell’uomo tutto è mosso dai vari bassifondi del proprio essere, come complessi, impulsi irrazionali, libido, istinti animali, tutti insieme in quel calderone chiamato “súbconscio “. Quest’ultimo è il “vero ” motore umano, o meglio di un uomo inesorabilmente aperto verso il basso, privo di qualsiasi possibilità superiore. Lo Spirito è sconosciuto e viene scambiato con un astratto e repressivo intelletto; l’uomo risulta così ignaro della presenza di un Centro spirituale sovrano. II superiore è dedotto dall’inferiore e quest’ultimo si ribella al primo in perfetto stile moderno. Privo della sua forza primordiale, l’uomo è in preda ai suoi complessi di inferiorità ed ai suoi isterismi. E un individuo complessato, ossessionato, fragile, che autodefinendosi non all’altezza di determinati compiti rifugge dall’azione, utilizzando se stesso come alibi, la sua debolezza come scappatoia. Questo è l’uomo di Freud, di Jung (anche quest’ultimo, come vedremo, poco si discosta dal suo maestro) e dei vari “dottori ” psicanalisti, ma questo è anche l’uomo del mondo moderno. Un essere debole e malaticcio, figlio legittimo di un’età degradata.
Julius Evola in risposta a questi “dottori” propose una simpatica e sicuramente efficace soluzione: “Invece di tributare ogni rispetto agli psicanalisti, in loro si dovrebbero vedere delle persone bisognose esse stesse di un trattamento, per essere affette da una vera, più o meno acuta paranoia, la quale renderebbe assai più opportuno il loro isolamento “. A questo pensiero di Evola non possiamo che associarci.

RAIDO

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PICASSO: LA SOVVERSIONE DELL’ARTE

Documenti per il Fronte della Tradizione – Fascicolo n. 25

di Saint Paulien e P. Varela

26 pp.

II presente fascicolo non intende soffermarsi sul carattere artistico dell’opera di Picasso, bensì evidenziare il ruolo politico da lui svolto al servizio della sovversione.
È risaputo, infatti, che il marxismo nella strategia per la conquista del potere, si serve di pseudo intellettuali, artisti e uomini di spettacolo, capaci di condizionare le masse grazie soprattutto alla loro notorietà.
Fu soprattutto Antonio Gramsci a coniare la teoria secondo cui in un movimento rivoluzionario i popoli devono essere guidati dagli intellettuali, le cui parole rivolte alle masse non necessariamente debbano corrispondere alla verità; così una menzogna se ripetuta in continuazione ed in modo affascinante, per gli sprovveduti può trasformarsi in una verità inconfutabile. La morale del gregge, che pretende di dare sempre ragione ad un’ipotetica maggioranza, indipendentemente da ciò che essa possa affermare, è la più grossa idiozia adottata senza discutere dal mondo moderno.
Questo è il caso di Picasso, sopravvalutato come artista non per il valore della sua arte, ma per essere stato un antifascista, esule della Spagna franchista, che ha saputo fare del conformismo la sua bandiera. Schierandosi dalla parte del comunismo le sue opere sono state valutate in modo sproporzionato, ma è fuor di dubbio che esse siano solo il prodotto degenerato di una mente malata.
Oggi da più parti si sente la necessità di riscrivere la storia, di rivedere aspetti, personaggi, situazioni e avvenimenti che osannati dai vincitori incominciano a mostrare tutta la loro perversione. In questo opuscolo lo spagnolo Pedro Varela e il francese SaintPaulien hanno voluto dimostrare come le fortune di Picasso non derivino dal suo genio artistico, bensì dalla sua scelta politica. L’attenzione principale dei due autori è data all’opera più famosa del pittore spagnolo, “Guernica ” la cittadina basca bombardata durante la guerra civile spagnola dall’aviazione tedesca e che oggi è diventato il simbolo della ferocia nazista in Europa. E fatto notare, confortati anche da una copiosa documentazione, come questo episodio per le sue dimensioni, per i danni arrecati e per le vittime sia stata ben poca cosa dinanzi al martirio di Dresda e delle innumerevoli città europee distrutte dagli anglo-americani durante il secondo conflitto mondiale. Nessuno dei più noti intellettuali si è scandalizzato dinanzi a queste barbarie, tutto è passato e passa ancor oggi sotto silenzio.
Per ripristinare la verità, e nello stesso tempo per rendere omaggio a chi ha combattuto in Spagna contro la sovversione comunista, Raido presenta ai suoi lettori questo opuscolo ampiamente documentato che sarà sicuramente utile a quanti vogliano conoscere le armi usate dalla sovversione per realizzare i propri progetti.

RAIDO

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IL DRAGO E L’EROE NEI MITI DEL NORD

Titolo completo: Il drago e l’eroe nei miti del nord

Autore: Mario Polia

Anno: 2020

Pagine: 242

Il libro: Con Mario Polia e la collana Paideia da lui alacremente diretta, continuiamo il viaggio inaugurato con Exempla – a Roma e nell’Ellade – grazie al quale siamo stati ispirati dal mos maiorum e dalle gesta degli eroi dell’antichità classica; proseguito con L’etica del guerriero, con il quale abbiamo assaporato – nell’India aria – i versi della Bhagavad Gita e riscoperto la via del guerriero, il nostro cammino giunge, oggi, nell’antico nord d’Europa. Mario Polia riparte dai simboli del drago e dell’eroe delle saghe del nord, da Sigfrido a Beowulf: il drago rappresenta la brama di potere, mentre l’eroe simboleggia la parte più nobile e luminosa dell’animo umano, che è chiamata a combattere contro la prima. Il drago, spesso, custodisce gelosamente un tesoro, simbolo profondo del senso ultimo della battaglia condotta: immagine della battaglia interiore per la trasfigurazione della propria anima nelle sue possibilità superiori ed eroiche, combattendo e neutralizzando quelle inferiori, quali, innanzitutto, l’istinto di conservazione e la bramosia dell’impossessamento.

L’AUTORE:
Mario Polia (Roma, 20 maggio 1947), archeologo, antropologo ed etnografo, nonché specialista in antropologia religiosa e storia delle religioni, ha diretto in Perù un programma di ricerca sulle tradizioni indigene e sullo sciamanesimo andino. Vincitore del Premio Paolo Toschi (1999) per la ricerca sul campo, è oggi curatore del Museo Demo-antropologico di Leonessa (Rieti). Già docente di ‘Antropologia Medica’ presso la Pontificia Universidad Católica di Lima e di ‘Antropologia’ alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, alterna ad una prolifica attività di saggista quella di conferenziere in Italia e all’estero. Per Cinabro Edizioni ha pubblicato Exempla. L’ideale eroico nell’epica greca e romana e L’etica del guerriero. La via dell’azione nella Bhagavad Gita nella collana Paideia da lui fondata e diretta.

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