L’Uomo con la Mascherina. Cent’anni dopo

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Questa sera bruceremo per la centesima volta l’Uomo con la Mascherina. Alzeremo il grande palo di pino cembro e i più forti fra noi vi porteranno, senza alcuna processione o solennità, la grande figura di paglia e di stracci con un ampio lenzuolo azzurrino a serrargli le labbra.
Al termine di ogni inverno, per rammentarci che siamo vivi, gettiamo nelle fiamme ciò che testimonia il rischio scampato. Qui, ultimi, osiamo radunarci in gruppi di molti, osiamo sederci attorno alle braci e al lungo tavolo di pietra ollare al termine delle fatiche. Osiamo le poche parole o le molte, a seconda del tempo e dell’ora. Solamente una lunga consuetudine di libertà, crediamo, ci risparmia le pietose caricature che il mondo di ieri ci proponeva come verità.
Questa sera l’Uomo con la Mascherina terminerà la sua parabola nel fuoco. Gli occhi di cera, avvizziti dagli schermi digitali, all’ultimo momento parteciperanno di una scintilla di bellezza: la fiamma che guizza viva e non si sottomette ad alcun giogo, che straborda e irrompe nella realtà, che brucia davvero.
Dopo aver diroccato l’ultimo ponte alle spalle, quando tutti, là fuori, si sono dimenticati di noi, abbiamo ricominciato a respirare. Abbiamo costruito case, abbiamo potuto bere l’acqua delle sorgenti senza che laboratori ne attestassero l’artificiale purezza; i ghiacci hanno perso l’obbrobrio di bruno e di nero e sono tornati ad avanzare nei loro letti antichi.
L’Uomo con la Mascherina avrebbe potuto essere tra noi. Avrei potuto essere io. Avrebbe potuto annientarci. Adesso, con la testa chinata, è memoria di un passato che non tornerà. Domattina il vento che spazza i colli glaciali, calando dai Quattromila, ne spargerà le ceneri sui prati che un tempo volgarmente calcava. Spariti gli asciugamani chiassosi, sparite le litanie delle domeniche spiaggiate. Perché ora la vita più vera, almeno in questo lembo di Occidente, ha ripreso Luogo.
Non temo di essere tra i molti e tra i Pochi, in questa comunità tra i bordi dei monti. Non temo le stagioni che fanno volteggiare le stelle sopra di noi. Ciò è bene, ciò è ordinato da prima dei millenni.
So che il mio posto, questa sera, è qui tra la gente, tra le ultime fila di Obre Platz, a vedere l’Uomo con la Mascherina che brucia. A riempirmi le narici del suo fumo acre e a dimenticarlo, a dimenticarlo, a dimenticarlo nel lungo cerchio annuale: fino al suo prossimo rogo.
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