Recensione | Tribes of Europa: Netflix profetizza “un” futuro europeo

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Il nostro incipit iniziale rimane fedele a sé stesso: “Il mondo moderno ci circonda di immagini, simboli e messaggi tutt’altro che positivi, attraverso qualsiasi tipo di veicolo: tg, musica, libri e film. E anche le serie tv, nuova “droga” per molti, non sono da meno. Tornare dal lavoro, distrutti, mettere sotto i denti la prima cosa che ci troviamo in frigo, spegnere il cervello e accendere Netflix. Un episodio dopo l’altro, spaparanzati sul divano, a macinare stagioni: questa routine è realtà per molti di noi.”
Questa volta, la serie (guarda caso Netflix) che andiamo a recensire è Tribes of Europa, l’ennesima grande distopia, sempre meno fantascientifica e sempre più vicina e calata nella nostra contemporaneità. La cosa ci preoccupa anche in maniera cogente diremmo, perché l’assuefazione delle masse al tipo di stimolo cognitivo che viene trasmesso da questi oramai iperrealistici sceneggiati cinematografici è pressoché totale e priva di qualsiasi barriera critica. Infatti, la distopia romanzata e raccontata, avrebbe e ha avuto in passato anche un ottimo potenziale di allerta per un tipo umano che riesce in qualche misura a elaborare criticamente e con discernimento muovendosi tra le categorie per quanto dicotomiche di bene e male, giusto e sbagliato e così via. Oggi invece, con l’uomo ridotto a un essere totalmente passivo, impaurito e che racconta a se stesso che “andrà tutto bene”, sempre e per sempre, risulta essere nel migliore dei casi soltanto un intrattenimento.
Diciamo nel migliore dei casi perché purtroppo è oramai assodato che guardare un film o una serie TV non è mai semplicemente un’azione fine a se stessa. Certo possiamo dircelo, anzi molti neanche si pongono il problema, ma il nostro cervello vede e mangia tutto, più di quello che noi pensiamo di aver visto, la nostra parte cosciente dirà “è tutto finto”, per il nostro cervello invece sarà allo stato attuale del progresso grafico e cinematografico raggiunto “tutto vero”, il nostro cervello si dirà “io ho assistito a questo”. E cosa comporta questo risultato? Sicuramente l’acquisizione di una risposta e di un modello comportamentale, nostro malgrado indotto, a una possibile esperienza reale similare a quanto visto nella finzione cinematografica; non da ultimo anche l’accettazione molto più pronta al verificarsi di eventi simili.
In poche parole, se un giorno succederà qualcosa di catastrofico similare a quello che avete visto, state pur certi che prima di elaborare voi stessi una risposta pienamente personale e basata su un vostro ragionamento, istinto o discernimento, il primo impulso sarà qualcosa di molto simile a quello che avrete già visto al cinema. Non sarà valido per tutti, ma lo è già per molti.
Il discorso fin qui fatto è lungo e complesso, e meriterebbe pagine e pagine solo per scalfirne seriamente la superficie, concludiamo allora questa parentesi generale ma necessaria con un ultimo sassolino nello stagno (e magari ve lo mettiamo anche nella scarpa, così per darvi fastidio). Potrebbero le serie TV veicolare anche anticipazioni del futuro che una certa élite mondiale si auspica di raggiungere prossimamente? Potrebbe esserci all’interno di questi sceneggiati una sorta di “copione” da far raggiungere a chi di dovere nascondendolo all’interno di un prodotto per le masse? Speriamo di no, ma se così fosse quest’ultime sarebbero parzialmente già assuefatte.
Ora che vi abbiamo fornito un po’ di materiale su cui riflettere, passiamo ai dettagli inquietanti di questa scenograficamente bellissima serie (eh sì, è fatta purtroppo proprio bene). Design dei costumi e scenografia sono molto elaborati. Il tutto estremamente realistico è stato pensato per rendere l’aspetto di come ogni “tribù” avrebbe reagito al blackout mondiale. Già, perché i punti di fuoco su cui riflettere relativi a questa serie sono a nostro avviso tre: il blackout tecnologico, energetico e informatico, la degenerazione delle popolazioni in una sorta di società tribali (ma solo di nome) e l’apparente mantenimento e continuo sviluppo della tecnologia da parte di un enclave semi sconosciuto.
Un po’ di “fanta-storia”: la serie ci catapulta nel 2074, con l’Europa che conosciamo oramai non più esistente, collassata a causa di un misterioso blackout avvenuto nel Dicembre del 2029 (definito “Dicembre Nero”), quando tutto il mondo tecnologico è andato in tilt e l’oscurità ha avvolto il continente, distruggendo le nazioni, cancellando il sistema sociale e portando alla frantumazione della popolazione in diverse tribù, ora in lotta fra loro per la supremazia territoriale. Per la vulgata si tratta ovviamente di una Europa regredita a un nuovo medioevo (l’idea dei Secoli Bui non si riesce proprio a scrollarsela via). In quella che una volta era la Germania (dove anche la toponomastica si è completamente alterata) le due fazioni principali sono ai ferri corti: lo stato militare della Repubblica Crimson, nato dai rimasugli dell’Esercito Comune Europeo, e la nazione techno-dark-feudale dei Crow, i Corvi, rigidamente divisa in caste. Su questo sfondo, un velivolo “atlantideo” (la popolazione che a quanto pare possiede ancora un livello tecnologico avanzatissimo, fantascientifico) si schianta. Tutti vogliono mettere le mani sulla tecnologia atlantidea, e soprattutto si attivano per cercare un misterioso “cubo”, in possesso del pilota atlantideo, portatore di un messaggio inquietante: una minaccia proveniente dall’oriente sta per investire il continente europeo.
Questa la trama principale. Ci preme innanzitutto evidenziare una cosa, no, queste pseudo nazioni o pseudo gruppi umani accomunati tra loro non sono tribù, e qui il messaggio veicolante è davvero subdolo infatti: sono sottoculture. Si, appena abbiamo visto cosa viene proposto e come dal regista, abbiamo subito pensato che il termine più opportuno era quello di sottocultura, qualcosa oltretutto di già esistente nel nostro mondo, in cui gli spettatori possono ritrovarvisi, portato alle sue estreme conseguenze. E così abbiamo:
  • “Gli Origini”. In pratica una sorta di comune hippie che ha rifiutato la tecnologia ma ha abbracciato la caccia e la vita pionieristica, degli amanti del survival molto arcobaleno e green che si ritirano dal mondo convinti di sopravvivere nascosti nella foresta. [Spoiler, non sarà così].
  • “I Corvi”. Dei moderni pseudo vichinghi, curatissimi nelle acconciature e nella cura del corpo, marziali e scultorei, tutto Onore e Gloria che però non perdono attimo per dedicarsi tanto al culto della forza così come allo sballo costante tra musica techno e droghe (che loro stessi producono e esportano).
  • “I Crimson”. Fondamentalmente la NATO senza più gli americani, l’idea vorrebbe essere quella della Roma Repubblicana ma strizzando un po’ l’occhio anche all’Impero Britannico. Promettono pace e protezione in cambio del servizio militare, accolgono tutte le tribù a patto che indossino la loro divisa…ma tanto appartenere a una tribù sembra quasi non significare nulla oltre a tante chiacchiere superficiali. Brandy e festicciole sembrano essere l’unica attività praticata mentre non si fanno azioni militari. Tradimenti, intrighi politici e tattiche poco onorevoli sono all’ordine del giorno. Pare si definiscano “i Buoni” della serie.
  • “Gli Atlantidei”. Popolazione misteriosa, diversamente dal nome sembrerebbero gli unici non decaduti tecnologicamente…o forse quelli che hanno fatto crollare tutti gli altri?
  • “Le Femen”. Ebbene si, una tribù di novelle amazzoni, un po’ femministe rivoluzionarie un po’ culto della Dea Madre, che si chiamano proprio come un movimento esistente anche oggi. Colpo di genio per continuare a veicolare idee e messaggi stereotipati come il Sistema vuole. Ovviamente sembrano assolutamente una fazione positiva per quanto ancora poco vista sulle scene.
Queste le principali, ma a quanto si sente parlare nella serie ne esistono di infinite, e chi non vive in una tribù sembra vivere come nel Far West di hollywoodiana memoria, saloon, bordelli e signorotti locali circondati di sgherri. Ovviamente nemmeno a dirlo che le “tribù” sono tutte multietniche e razziali, libere da ogni pregiudizio di genere e che ognuno basta che si allinea superficialmente all’ideale dominante e poi può fare ed essere ciò che vuole giusto?
Allora ci poniamo una domanda: Tribes of Europa scontro tra due idee di Europa?
Abbiamo letto sul web questo commento che riportiamo:
«I Crimson e i Crow sono entrambe due società militarizzate, ma questa superficiale apparenza nasconde differenze profonde. I Crimson rappresentano gli ideali dell’originale progetto europeo: il rispetto delle varie identità culturali, l’aspirazione alla pace e alla libertà individuale, l’idea della guerra come di una necessità per difendersi dai nemici, la ricerca del compromesso e della negoziazione. I Crow sono la loro antitesi: votati alla violenza, al saccheggio e inneggianti al diritto del più forte di calpestare il più debole, prosperano grazie allo sfruttamento feroce di una massa di schiavi, ottenuti razziando i territori vicini. Tuttavia hanno due caratteristiche che gli stessi Crimson gli invidiano: un alto senso dell’onore e l’incapacità di mentire. In altre parole, in un certo modo le due tribù rappresentano gli ideali – e le debolezze – rispettivamente delle democrazie occidentali e degli stati autoritari, sia pure portati all’eccesso. Non ci è dato sapere chi dei due avrà la meglio, ma quando si tratta di venire alle mani l’approccio dei Crow è di certo il più efficace. In ogni caso entrambe le fazioni sognano di riunificare di nuovo il continente, diffondendo la propria visione del mondo nel resto delle tribù. Insomma si tratta dell’eterno ritorno del mito dell’Impero Romano, che nella fiction è stato coniugato in mille modi.»
Non siamo assolutamente d’accordo. Entrambe le visioni qui esplicate non appartengono alla vera idea e identità europea. Entrambe sono il frutto di una degenerazione marcescente e moderna. Qualunque di queste avrà la meglio, sia nella finzione che in una possibile realtà, sarà comunque una vittoria della Sovversione. E smettetela di infangare ad ogni costo anche il nome e l’idea di Roma.
Questa serie trasmette una ipotesi di futuro dove in Europa a regnare sarà il gerarchismo, l’imperialismo, l’individualismo di gruppo (portato all’estremo nella concezione sottoculturale chiamata erroneamente tribù), l’anarchia e il libertinaggio dei costumi, lo sfruttamento del più debole e la paura. Una Europa spezzata e divisa, dove tutti rincorrono solo fini economici di sopravvivenza e benessere materiale perduto. Un selvaggio stato Borghese.
Non ci spingiamo oltre, abbiamo già scritto anche troppo, se voleste guardare questa serie con occhi molto attenti e critici potreste trovarla interessante per riflettere sul nostro futuro prossimo. Ultima nota che ci ha fatto davvero “mestamente” ridere? Nella “Europa delle tribù” palesata tra 50 anni in questa serie, dove ogni aspetto socioculturale della nostra società terminale sembra essere comunque sopravvissuto, estremizzato e totalmente degenerato, esiste una grande, grandissima assente: la Religione. Non se ne parla mai, non esiste mai un riferimento esplicito a un pensiero religioso, neanche le tribù sembrano avere particolari ritualità se non qualcosa di semplice e estremamente laico. Quindi occhio al campanello d’allarme.