Le fiabe Tradizionali | Cuib Femminile RAIDO (parte III)

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Eccoci al secondo appuntamento con le Fiabe tradizionali. Oggi vi proponiamo questa fiaba celtica tratta dal libro“Fiabe e leggende celtiche”  curato da Gabriella Agrati e M. Letizia Magini intitolata: Il figlio del pescatore e la fanciulla del mare.
Come sempre la parola che il racconto ci ha ispirato ed in questo caso è: Coraggio!
Buona lettura!

 

Un povero pescatore viveva sulla riva del mare. Era già quasi vecchio e non aveva figli. Quando tornava dalla pesca solo sua moglie era lì ad attenderlo.
Vi fu un anno in cui il pesce si fece sempre più scarso, fino a sparire del tutto. Giorno dopo giorno il pover’uomo andava con la barca sul mare, ma neanche un granchiolino restava nelle reti. A sera, con la dispensa ormai vuota, marito e moglie si guardavano sconsolati negli occhi. Ma al mattino le reti vibrarono come sotto un gran peso.
– Finalmente – si disse il pescatore. – Questa volta potremo mangiare a sazietà.  
E si mise di buona lena a tirare le reti in barca. Ma invece del lucente intreccio dei pesci, emerse dalle onde una fanciulla con la pelle colore dell’alga e gli occhi gelidi come ghiaccioli.
– Hai pescato abbastanza? – gli chiese la fanciulla.
– Proprio no! – esclamò il pescatore amareggiato.
– Cosa sei disposto a darmi se da oggi ti faccio pescare tutto ciò che vorrai? – gli domandò ancora la strana fanciulla.
– Non posseggo nulla – rispose il pescatore.
– Se prometti che mi porterai tuo figlio quando avrà compiuto vent’anni, avrai sempre di che mangiare – ribatté quella.
Il pescatore promise, credendo di non aver nulla da perdere. E la fanciulla scomparve nelle profondità da cui era venuta.
Il brav’uomo buttò di nuovo le reti e questa volta, quando le tirò a sé, erano piene di pesci fino a scoppiare. Quando a sera tornò a casa Anche la moglie aveva una bella notizia da dargli. Attendeva un figlio e ormai ne era sicura. I due erano così felici che si abbracciarono sulla porta di casa e lì per lì decisero che, se fosse stato un maschio, lo avrebbero chiamato Dauti.
Da allora tutto andò loro a meraviglia. Il figlio a lungo desiderato nacque sano e bello e, proprio come aveva predetto la fanciulla del mare, il pesce non mancò mai a rallegrare la mensa.
Ma quando si avvicinò il giorno in cui Dauti avrebbe compiuto vent’anni il padre cominciò a farsi pensieroso.
– Quale pena ti opprime il cuore? – gli chiese infine il figlio.
Il pover’uomo gli raccontò allora della promessa fatta alla sirena.
– Non preoccuparti! gli disse Dauti. – Fammi una spada grande e forte come nessun’altra e io me ne andrò dove la fanciulla del mare non potrà trovarmi.
Il padre andò subito dal fabbro del villaggio e gli fece forgiare una spada così pesante che si poteva impugnare solo a due mani, e tanto lucente che accecava chiunque ne avesse guardato la lama.
Il giorno seguente, sul far del mattino, Dauti sellò il cavallo, allacciò al fianco la spada e abbracciò per l’ultima volta i genitori. Poi, senza voltarsi indietro, si allontanò da casa, deciso a fare del vasto mondo la sua nuova dimora. Non aveva percorso molta strada che incontrò sul proprio cammino un cane nero, un falco e una lontra che si disputavano la carcassa di una pecora. I tre animali non riuscivano ad accordarsi e gli chiesero di fare da paciere.
– Tre parti vadano al cane, due alla lontra e una al falco – disse Dauti, commisurando le parti al ventre di ciascuno dei tre.
Gli animali ne furono soddisfatti.
– Per quello che hai fatto per noi – disse il cane a Dauti – quando avrai bisogno di un piede veloce e di un dente acuto, pronuncia tre volte il tuo nome, e sarò subito al tuo fianco.
– Io pure sarò al tuo servizio – disse la lontra.
– E io volerò in tuo soccorso! – concluse il falco.
Il giovane li ringraziò e proseguì il cammino.
Di lì a poco incontrò una gran folla che piangeva e si disperava. Incuriosito, interrogò un vecchio.
– Nel lago c’è un serpente a tre teste – gli spiegò questi. – Ogni anno pretende una vittima umana, e questa volta la sorte ha indicato la figlia del re. L’abbiamo or ora lasciata laggiù, sulla roccia nera che cinge la riva più alta. L’unica speranza è nel capitano delle guardie reali che ha promesso di uccidere il mostro. Il re ha giurato che chiunque salverà sua figlia, la otterrà in sposa.
Dauti allentò il morso e spronò il destriero avviandosi verso la roccia dove la principessa era stata abbandonata. Vi giunse senza essere visto, smontò da cavallo e si pose in attesa.
A mezzogiorno le acque cominciarono ad agitarsi e poi ribollirono tutte, e il mostro a tre teste emerse all’improvviso dagli spruzzi. Prima guardò in tutte le direzioni e poi, avvistata la preda, si diresse con le gole spalancate, verso la figlia del re.
Il capitano delle guardie, che fino allora era rimasto a fianco della principessa, divenne bianco come un lenzuolo e se la diede subito a gambe. Dauti si fece invece avanti con la spada fiammeggiante e coraggiosamente iniziò la battaglia col serpente del lago. Vi fu grande strepito, urla e ruggiti, Ma alla fine le tre teste caddero tagliate dal tronco.
Dauti era ancora sporto pericolosamente dalla scogliera quando scoccò il suo ventesimo anno. Non poté nemmeno rallegrarsi per la salvezza della bella figlia del re, che la fanciulla del mare dagli occhi di ghiaccio guizzò fuori dall’acqua e lo rapì sotto le onde. A quella vista la principessa scoppiò in lacrime e poi si avviò disperata verso la reggia senza sapere cosa fare per liberare il giovane che l’aveva salvata, e di cui si era innamorata a prima vista. Sul cammino incontrò un’indovina.
– Bella principessa, non piangere, io so come aiutarti. Devi solo chiamare il cane nero, la lontra e il falco, invocando tre volte il nome di Dauti.
E le spiegò tutto a puntino. Le disse inoltre che sull’isola al centro del lago viveva una cerva bianca dalle lunghe zampe: bisognava catturarla, e una volta catturata dalla sua bocca sarebbe fuggito un corvo dalle piume lucenti, e una volta cacciato, dal suo becco sarebbe uscita una trota dalle squame azzurre.
Una volta pescata, occorreva aprirla e schiacciare l’uovo che nutriva nel ventre, poiché in esso erano contenuti il cuore e la vita stessa della crudele fanciulla del mare. Schiacciato l’uovo, la sirena sarebbe morta e Dauti le sarebbe stato restituito sano e salvo.
La principessa fece quanto le aveva suggerito l’indovina. Invocò tre volte il nome di Dauti e, come per incanto, comparvero il cane nero, il falco e la lontra. Al suo ordine, il cane si avventò sulla cerva, il falco sul corvo e la lontra sulla trota, che venne alla fine deposta ai piedi della principessa. Essa aprì il ventre e schiacciò l’uovo, e subito Dauti ricomparve sulla riva del lago.
Non vi dico la gioia dei due giovani né quanto durarono i festeggiamenti per le loro nozze. Sappiate solo che essi vivono tuttora felici e contenti.