I CHING – IL MORSO CHE SPEZZA – esagramma n. 1

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L’I Ching è un antichissimo testo sapienziale cinese, composto di 64 esagramma, simboli costituiti di linee yang (intere) e yin (spezzate), capaci di raffigurare tutti gli stati e i mutamenti dell’universo. Chi ne apprende il linguaggio è in grado di accordare la propria vita all’armonia della Natura (il Tao), ottenendo così la vera Nobiltà dello Spirito.
Lo approfondiamo in questa rubrica curata da Alessandro Zanconato, autore del libro “Il morso che spezza” (ed. Passaggio al Bosco).

CIEN IL CIELO 

Tempo del cielo: grandezza esaltante degli inizi, costante creare.
il Cielo non ha parenti; tratta egualmente tutti gli uomini. (Confucio)

Il Cielo è il primo dei 64 esagrammi del libro. Tutto nasce dalle sue profondità generatrici: le nubi, la pioggia vivificante, il Sole indispensabile alla crescita e la neve che copre i semi nel rigido inverno, proteggendoli e preservandoli per la futura rinascita.
Nella traduzione classica di Richard Wilhelm, è il
Creativo: costituito unicamente da potenza yang (rappresentato dalle sei linee intere), è l’origine maschile di ogni realtà vivente sulla Terra. L’oracolo lo esprime tramite l’immagine di sei draghi: esso è associato al fulmine e alla pioggia, che vivifica la terra. Il drago – occorre specificarlo – è un animale mitologico, simbolo della potenza divina, creatura solare e luminosa cavalcata dagli dei.
C’iên evoca la realizzazione del destino insito in ogni realtà animata, il compimento del Tao, la Legge naturale. I sei draghi, simboleggiati dalle linee dell’esagramma, manifestano l’estrinsecarsi della potenza maschile luminosa, da uno stadio di espressività ancora embrionale (prima linea) al suo perfetto dispiegamento (sesta linea), ma anche l’evoluzione etica e spirituale del Saggiol’uomo nobile, lo sheng jen della tradizione confuciana – dall’immaturità alla perfezione.
Inizialmente egli, non essendo ancora giunto alla maturità, deve rimanere nell’ombra, secondo il celebre
wei wu wei, l’agire senza agire lodato dai maestri taoisti, cioè l’azione spontanea e disinteressata, che evita gli eccessi; all’opposto, una volta pervenuto alla completezza (quinta linea), deve evitare la superbia13.
Alla sesta linea, l’esagramma è pronto a mutarsi nell’opposto
C’uên (Terra), formato da sei linee spezzate yin, simbolo della femminile ricettività: l’eccesso di yang maschile, come ogni cosa al suo apice, si rovescia nel suo opposto complementare.

Noi uomini del XXI secolo raramente ci fermiamo a contemplare il Cielo esteriore e quello interiore: siamo troppo occupati a vivere una quotidianità dispersiva e alienante per penetrare nelle nostre profondità e in quelle dell’universo, alla ricerca delle loro potenzialità creative e rinnovatrici. (…) 

Per i creatori cinesi dell’I Ching, al contrario, il vigore maschile di Cien, al contrario, assurge a paradigma della società umana, oltre che a modello dell’evoluzione naturale.
Il maschile deve governare il femminile, senza prevaricare con tracotanza, ma anche senza indulgere in debolezza.