Achille Lauro non è un creativo. E’ il prodotto

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Non ci interessa fare una recensione delle performance di Achille Lauro.
Anche perché è difficile parlare del nulla, musicale e culturale.
Solo una riflessione: da più parti lo si sente definire “geniale”.
Ma per quale motivo esattamente?
Per il suo essere eccentrico?
Per il bacio omosessuale al bassista?
Per il tricolore gettato per terra?
Parliamoci chiaro: questa roba poteva essere trasgressiva negli anni ’60.
Non oggi. Non oggi che un intero ‘sistema’ spinge le tematiche care a Lauro, e lo coccola come suo apostolo.
Non oggi, che la scenografia sul palco gliela fa Gucci.
In sostanza, Achille Lauro non è un creativo, ma un prodotto.
Utile a far arrivare la sovversione anche a chi, come l’utente medio di Sanremo – per età o caratteristiche sociali – ne sarebbe meno esposto.
E se Achille Lauro è il prodotto confezionato ad arte, il consumatore sei tu, che resti ancora sul divano ancora a guardare.
A guardare Lauro che non si è inventato niente, se non parrucche e tatuaggi in faccia per ri-fare quello che ormai in tv si fa da anni: vituperare quel poco di normale e puro che è rimasto in questo mondo di fan di Lauro. 
Antifascista, anti-italiano, blasfemo, ateo, sessualmente indeciso, mezzo nudo: Lauro è l’apoteosi del politicamente corretto.
Finite le trasgressioni, finirà anche Lauro.