La sostenibilità sbaraglia il PIL: politica sempre più subordinata all’economia

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Fino ad oggi siamo stati abituati a considerare la ricchezza di una nazione da un semplice fattore economico: il PIL. Il caro vecchio “prodotto interno loro”, tuttavia, potrebbe venire presto messo in soffitta o, per meglio dire, affiancato da ben altri e più moderni indicatori.
Indicatori, però, che di economico in senso stretto hanno poco, fra cui l’impatto ambientale cioè la sostenibilità.
In sintesi, molto presto, l’ONU si auspica che oltre al PIL sia la sostenibilità di una Nazione a condizionarne e definirne l’andamento economico. Ma che cosa vuol dire in pratica?
Quella che potrebbe sembrare solo l’ennesima, stravagante, idea partorita dalle Nazioni Unite (sempre più in salsa arcobaleno) ha in realtà degli effetti macroeconomici rivoluzionari.
Si vorrebbe inaugurare una nuova èra in cui a misurare il benessere non sia più soltanto l’insieme dei parametri economici che concorrono a formare il Prodotto Interno Lordo, ma allargando la rilevazione ad altri temi, con l’obiettivo di portare il tema della sostenibilità al centro delle scelte politiche dei Paesi.
Ecco il nodo: portare il tema della sostenibilità al centro delle agende politiche, facendo leva su ciò che qualunque nazione non può esimersi dal fare per il bene dei suoi cittadini e cioè produrre (e far produrre) ricchezza.
Una ricchezza che venga riconosciuta dal sistema economico internazionale perché, se non accettata dai parametri imposti, altrimenti non esiste.
E’ una leva invincibile in grado di mutare per sempre l’economia internazionale, ma soprattutto le priorità di governi e Nazioni. Perché non è solo il tema ambientale a definire la “sostenibilità”: c’è tutta la parte “sociale” della sostenibilità che viene – in questa fase preliminare – ben nascosta agli occhi della pubblica opinione.
E quali saranno, in dettaglio, i contenuti sociali della sostenibilità? Oggi sono sostanzialmente parità di genere, riduzione di fame e povertà, salute e benessere.
Ma cosa potranno contenere domani? Sarà in ogni caso troppo tardi tornare indietro, perché significherebbe resettare l’economia o accettare di vedersi retrocessi a livello economico: verrà così affermato, una volta per tutte, il sinistro primato dell’economia sulla politica.

repubblica.it – Oggi la presentazione alle Nazioni Unite. Così la sostenibilità può diventare strategica nelle scelte dei governi.

Le Nazioni Unite provano a mandare in pensione il Pil. Oggi il capo economista dell’Onu Elliott Harrs presenterà alla stampa un nuovo indicatore che includerà allo stesso tempo dati economici e ambientali, che dovrebbe essere recepito dai lavori della Comissione Statistica delle Nazioni Unite questa settimana. L’obiettivo – auspica il Palazzo di Vetro – è aprire una nuova era in cui in cui misurare il benessere non più soltanto servendosi dei parametri del Prodotto Interno Lordo, ma allargando la rilevazione anche ai temi ambientali, con l’obiettivo di portare il tema della sostenibilità al centro del delle scelte politiche dei Paesi.

E’ la traduzione nei fatti di quanto auspicato da Robert Kennedy nel suo famoso discorso all’Università del Kansas nel marzo del 1968: “Non possiamo  misurare i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo”, aveva detto il senatore ricordando che “il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana”.

Ora l’Onu compie un passo in questa direzione con l’adozione del nuovo sistema di contabilità SEEA EA, acronimo di System of Environmental-Economic Accounting—Ecosystem Accounting  con l’obiettivo – sottlinea l’Onu di avere “un impatto significativo sugli sforzi per affrontare le emergenze ambientali come il cambiamento climatico e il declino della biodiversità”.

Della necessità di un “nuovo Pil” di discute già da moltissimi anni tra addetti ai lavori. Di recente se ne sono occupati anche studiosi ed economisti della prestigiosa università di Stanford, che hanno sviluppato un nuovo parametro proprio per sopperire all’assenza degli apporti di natura e ambiente al benessereeconomico di una società. In uno studio pubblicatosu Proceedings of the National Academy of Sciences  hanno introdotto il concetto di  Gross Ecosystem Product (Gep), che include proprio contributo della natura nello sviluppo di una società.